Ritorno sull'argomento già trattato alcuni anni fa. (e' gradito un commento)
Molti colleghi mi chiedono se l'agente persona fisica e quello sotto forma di società hanno gli stessi diritti.
In termini astratti sicuramente si,
ma nella pratica la risposta è : NO
Le differenze tra il singolo agente e la società di agenzia sono molteplici, alcune macroscopiche.
Quando
si comincia a pensare di pagare troppe tasse, la prima cosa che
propone il consulente fiscale è quella di trasformare l'agenzia in
società spesso senza neanche fare analisi approfondite e simulazioni al
fine di valutare appieno la convenienza. Di solito si procede a formare
una società di persona, SNC; SAS, con la propria moglie, o con i
figli, od anche con uno o più agenti. Altre volte viene fatto su invito
della mandante, accampando vari motivi, ma ben conoscendo i risvolti
negativi.
Sembrerebbe un gioco da ragazzi, ma spesso
non si valuta appieno i costi della società e la sua reale convenienza
ed il fiscalista non conosce, od omette di comunicare i rischi che una
siffatta trasformazione può comportare.
In genere il
contratto di agenzia è un negozio giuridico fondato su l' " intuitu
persone ", ovvero è basato sulla fiducia personale. Sarebbe sufficiente
che un solo membro della società esca o entri, che la mandante può
recedere dal rapporto per colpa dell'agente e senza il riconoscimento di
alcuna indennità.
Ma andiamo per gradi ed analizziamo nello specifico le varie possibilità, cosa accadrebbe se:
1) si trasformasse il rapporto con la mandante da agente singolo a società:
a) la mandante può risolvere il contratto senza riconoscere le indennità di fine rapporto ad eccezione del Firr.
b)
la mandante continua il rapporto e fa sottoscrivere un nuovo mandato
intestato alla società, ciò potrebbe provocare la perdita di tutto il
pregresso rapporto con relativa perdita delle indennità fino ad allora
maturate.
2) una società di agenzia modificasse il proprio assetto facendo entrare od uscire un socio.
a) si possono verificare le stesse situazioni previste al punto 1) lettera a) e b)
3) uno dei soci dell'agenzia decidesse di uscire perché ha finalmente raggiunto l'età pensionabile.
a)
questo è l'aspetto più subdolo, a differenza dell'agente singolo, il
socio non ha diritto alle indennità di fine rapporto previste dagli
arte. 10 e 12 degli AA.EE.CC., Ciò si scopre purtroppo quando ormai è
troppo tardi. Ho visto colleghi dover rinunciare a centomila euro di
indennità che avevano già considerato di loro proprietà.
4) la mandante fosse sottoposta a procedura concorsuale o fallimento.
a) in caso di fallimento della mandante, le società di agenzia sotto forma di società di capitali, SRL, SPA, non godono di privilegio, tutti i crediti, anche quelli provvigionali, sono considerati CHIROGRAFARI.
5) si dovesse instaurare un Contenzioso e relativa vertenza Sindacale delle società di agenzia.
a)
foro competente non è più quello del luogo di residenza dell'agente ma
diventa quello dove ha sede la mandante, con costi notevolmente più alti
avendo necessità di nominare due legali.
b) il tribunale
competente non è quello del lavoro, ma quello civile, dove di solito vi
sono giudici meno preparati in materia di agenzia , oltre ad avere
tempi processuali notevolmente più lunghi considerato che la materia
lavoro gode di una corsia preferenziale.
c) l'eventuale nomina di un CTP, consulente di parte, ha costi notevolmente più alti dovendo sopportare numerose trasferimenti.
Quesi
sono solo alcuni aspetti da valutare con attenzione nel momenti di
effettuare qualsiasi modifica. Non è sufficiente il consulente fiscale
per determinare la convenienza o meno delle variazioni , è bene
rivolgersi al sindacato che può valutare e suggerire eventuali soluzioni
al fine di non perdere le indennità già maturate o maturande.
Giovanni Di Pietro
1 commento:
Il mercato del lavoro chiede sempre di più, l'agente è oramai chiamato a essere un consulente aziendale, un informatore del cliente con una precisione quasi chirurgica sulle notizie da trasmettere, un divulgatore di conoscenze per "seminare e/o concimare il terreno" e dar vita ad una relazione più stretta solo con alcuni operatori (clienti o potenziali clienti). La conoscenza poi dei prodotti delle aziende diventa sempre più complessa data la velocità di innovazione. Insomma si è all'interno di un vortice da cui è sempre più difficile emergere con la testa per poter orgazzare al meglio l'attività, che ricordiamola è sempre di tipo imprenditoriale, ha quindi un presente ma deve pur sempre progettare anche il futuro. La società, anche se di difficile attuazione da uomini abituati a lavorare individualmente, sarebbe una forma più complessa che permetterebbe di organizzare meglio il lavoro. Si pensi solo al fatto che avere una segreteria e un operatore per sbrigare le faccende di routine (inserimento ordini, spedizione campioni, ricerca nominativi, attività di promozione tramite web) potrebbe generare una disponibilità di tempo che è sempre più prezioso dedicare a pochi clienti importanti. Peccato che la situazione fiscale e legislativa penalizzi la forma societaria. Un' associazione di categoria ne potrebbe ricavare un suggerimento.
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