Questo blog vuole dare voce agli agenti e rappresentanti di commercio, categoria silenziosa di lavoratori.Tutti possono concorrere alla creazione di articoli, pensieri, proposte, nel rispetto del vivere civile, con un linguaggio moderato. Ognuno è responsabile delle proprie dichiarazioni. Il blogger oscurerà ogni post o dichiarazione che insindacabilmente riterrà irriguardoso e non corrispondente ai dettami del vivere civile. ATT.NE: NON VERRANNO PUBBLICATI I COMMENTI ANONIMI
venerdì 20 gennaio 2012
martedì 10 gennaio 2012
GLI AGENTI COMMERCIALI TRA NORME ED AEC.
Gli Accordi Economici Collettivi, AA.EE.CC, rappresentano una anomalia tutta Italiana.
I primi risalgono al 1934ed erano sicuramente molto più vantaggiosi per gli agenti ed i viaggiatori piazzisti degli attuali accordi, occorre tener conto anche del periodo storico e della totale mancanza di diritti esistente al!'epoca.
Per i lavoratori dipendenti potrebbe essere giustificata la necessità di ricorrere alla contrattazione collettiva anche perchè le forze in campo anche se non si equivalgono, sono ambedue ben armate, da una parte vi sono le organizzazioni datoriali sempre votate a dire no, dall'altra troviamo le OO.SS. le quali sono anch'esse agguerrite, e con manifestazioni e scioperi sono sempre riuscite ad informare ed a sensibilizzare l'opinione pubblica e costringere le controparti a farsi riconoscere deteminati diritti.
Tutto ciò non esiste per l'A.R.; da una parte abbiamo sempre le organizzazioni datoriali che non vogliono concedere nulla, dall'altra abbiamo i sindacati dl categoria armati di fionde ma senza neanche le bilie da poter usare come proiettili.
Per andare ad un confronto, anche aspro, occorre avere coscienza del proprio ruolo, conoscere le
norme, conoscere la reale situazione dei rappresentati, avere una visione sociale del mondo del lavoro, e, non ultimo. non dimenticare che si sta trattamdo su mandato dei propri iscritti e/o rappresentati, che ahimè. sono come le pecore dl un gregge, belano continuamente ma non ruggiscono mai.
Un contratto collettivo deve necessariamente avere come base sia il codice civile sia le norrnative Europee, da questo zoccolo ci si avvia al confronto per interpretare al meglio le norme, o per dare senso a concetti astratti. (calcolo delle indennita}, ed anche per ottenere miglioramenti sia economici, sia sociali, sia di tutela
Da anni ormai, tutto ciò è stato dimenticato
Gli AA.EECC. sono pieni di cavillli e clausole tutte a favore delle case mandanti. come le riduioni di zona, di provvigioni, di clientela, e perfino il calcolo delle misere indenrità di fine rapporto, che nel resto d'Europa totalizzano importi considerevoli, cosi da rendere la disdetta del mandato troppo onerosa, in Italia, si accettano sistemi di calcolo avulsi dal dettato europeo e codicistico ma così arttficiosi da rendere la disdetta un puro atto formale con la liquidazione di pochi spiccioli e nella totale violazione delle norne.
Ma, la classica ciliegina è rappresentata dal prevedere l’obbligatorietà della conciliazione sindacale al fine di ottenere questi pochi spiccioli, ed ancora più grave prevedere che detta conciliazione debba avvenire nella sede della ditta mandante a totale detrimento dell' agente, rappresenta il culmine dell' ignavia da parte di chi è stato deputato a difendere gll agenti commerciali.
Voglio ricordare che proprio l' USARCI. dopo tante battaglie, era riuscita a modificare l'art 410 ed a portare il foro competente al domicilio dell'agente, ed ora con un colpo di mano si tenta dl riportarlo nella sede della mandante.
ho seri dubbi !!
Gianni Di Pietro
I primi risalgono al 1934ed erano sicuramente molto più vantaggiosi per gli agenti ed i viaggiatori piazzisti degli attuali accordi, occorre tener conto anche del periodo storico e della totale mancanza di diritti esistente al!'epoca.
Per i lavoratori dipendenti potrebbe essere giustificata la necessità di ricorrere alla contrattazione collettiva anche perchè le forze in campo anche se non si equivalgono, sono ambedue ben armate, da una parte vi sono le organizzazioni datoriali sempre votate a dire no, dall'altra troviamo le OO.SS. le quali sono anch'esse agguerrite, e con manifestazioni e scioperi sono sempre riuscite ad informare ed a sensibilizzare l'opinione pubblica e costringere le controparti a farsi riconoscere deteminati diritti.
Tutto ciò non esiste per l'A.R.; da una parte abbiamo sempre le organizzazioni datoriali che non vogliono concedere nulla, dall'altra abbiamo i sindacati dl categoria armati di fionde ma senza neanche le bilie da poter usare come proiettili.
Per andare ad un confronto, anche aspro, occorre avere coscienza del proprio ruolo, conoscere le
norme, conoscere la reale situazione dei rappresentati, avere una visione sociale del mondo del lavoro, e, non ultimo. non dimenticare che si sta trattamdo su mandato dei propri iscritti e/o rappresentati, che ahimè. sono come le pecore dl un gregge, belano continuamente ma non ruggiscono mai.
Un contratto collettivo deve necessariamente avere come base sia il codice civile sia le norrnative Europee, da questo zoccolo ci si avvia al confronto per interpretare al meglio le norme, o per dare senso a concetti astratti. (calcolo delle indennita}, ed anche per ottenere miglioramenti sia economici, sia sociali, sia di tutela
Da anni ormai, tutto ciò è stato dimenticato
Gli AA.EECC. sono pieni di cavillli e clausole tutte a favore delle case mandanti. come le riduioni di zona, di provvigioni, di clientela, e perfino il calcolo delle misere indenrità di fine rapporto, che nel resto d'Europa totalizzano importi considerevoli, cosi da rendere la disdetta del mandato troppo onerosa, in Italia, si accettano sistemi di calcolo avulsi dal dettato europeo e codicistico ma così arttficiosi da rendere la disdetta un puro atto formale con la liquidazione di pochi spiccioli e nella totale violazione delle norne.
Ma, la classica ciliegina è rappresentata dal prevedere l’obbligatorietà della conciliazione sindacale al fine di ottenere questi pochi spiccioli, ed ancora più grave prevedere che detta conciliazione debba avvenire nella sede della ditta mandante a totale detrimento dell' agente, rappresenta il culmine dell' ignavia da parte di chi è stato deputato a difendere gll agenti commerciali.
Voglio ricordare che proprio l' USARCI. dopo tante battaglie, era riuscita a modificare l'art 410 ed a portare il foro competente al domicilio dell'agente, ed ora con un colpo di mano si tenta dl riportarlo nella sede della mandante.
Che senso ha firmare gli AA. EE. CC. che vanno ad esclusivo vantaggio delle mandanti ?
Quali sono i miglioramenti ed i sostegni per la categoria ?
Ma i delegati Sindacali conosconio l'argomento di cui stanno trattando ?? ho seri dubbi !!
Gianni Di Pietro
sabato 26 novembre 2011
LA FATTURA PROVVIGIONI (quando e come)
In questo periodo di crisi economica che ormai dura da parecchio tempo e non pare finire nel breve periodo, capita frequentemente di emettere fatture provvigioni che vengono pagate a distanza di vari mesi.
Addirittura l’agente si trova a volte nelle condizioni di staccare fattura nei confronti di preponenti per le quali è perfino messo in dubbio il saldo di tali fatture.
Ecco allora che viene in aiuto una norma che, seppur risalente al 28 aprile 2009, non pare sia stata ben recepita dalla nostra categoria.
Il riferimento è al decreto ministeriale del 26.03.2009 denominato “IVA per cassa” che permette di versare l’Iva solo dopo averla effettivamente incassata.
Quante volte ci poniamo il dubbio “Emetto fattura?”, “E se non mi paga?”, “Devo versare Iva anche quando non l’ho incassata?”, “Ma se non la emetto non vengo pagato!”, ecc. ecc.
“TRATTASI DI OPERAZIONE CON IMPOSTA AD ESIGIBILITA’ DIFFERITA, EX ARTICOLO 7 DEL D.L. 185/2008”.
In questo modo l’Iva verrà versata sull’incassato e contemporaneamente chi riceve la fattura si potrà detrarre l’Iva solo dopo aver pagato il corrispettivo.
La norma prevede che scatta in ogni caso l’obbligo di versamento dell’imposta, a prescindere dall’incasso, decorso un anno dal momento di effettuazione dell’operazione.
Eccezione alla regola, è il caso in cui il preponente venga assoggettato a procedure esecutive o concorsuali. Ciò significa, ad esempio, che se la mandante nonostante i vari solleciti non paga la fattura, si può procedere per decreto ingiuntivo al quale dovrà seguire una richiesta di pignoramento e questa diventa “procedura esecutiva”. In ogni caso per le modalità operative è comunque necessario avere una adeguata consulenza da parte del proprio commercialista.
Massimo Azzolini
N.B. . La fattura provvigioni, rientra nelle prestazioni di servizio, pertanto andrebbe emessa solo al momento dell'effettivo pagamento non prima.
Proprio in questi casi vi è la possibilità di emettere una fattura provvigioni che si differenzia dalla solita per la presenza della seguente dicitura
“TRATTASI DI OPERAZIONE CON IMPOSTA AD ESIGIBILITA’ DIFFERITA, EX ARTICOLO 7 DEL D.L. 185/2008”.
In questo modo l’Iva verrà versata sull’incassato e contemporaneamente chi riceve la fattura si potrà detrarre l’Iva solo dopo aver pagato il corrispettivo.
La norma prevede che scatta in ogni caso l’obbligo di versamento dell’imposta, a prescindere dall’incasso, decorso un anno dal momento di effettuazione dell’operazione.
Eccezione alla regola, è il caso in cui il preponente venga assoggettato a procedure esecutive o concorsuali. Ciò significa, ad esempio, che se la mandante nonostante i vari solleciti non paga la fattura, si può procedere per decreto ingiuntivo al quale dovrà seguire una richiesta di pignoramento e questa diventa “procedura esecutiva”. In ogni caso per le modalità operative è comunque necessario avere una adeguata consulenza da parte del proprio commercialista.
Massimo Azzolini
N.B. . La fattura provvigioni, rientra nelle prestazioni di servizio, pertanto andrebbe emessa solo al momento dell'effettivo pagamento non prima.
venerdì 11 novembre 2011
F.I.S. FONDO INTEGRAZIONE STRAORDINARIO PER A.R.
Il Sogno nel Cassetto
Fondo integrazione straordinario per gli agenti commerciali?
(articolo di Gianni Di Pietro Publicato nel luglio 2006) su “Professione agente”periodico dell' USARCI – LARAC
" repetita iuvant "
(articolo di Gianni Di Pietro Publicato nel luglio 2006) su “Professione agente”periodico dell' USARCI – LARAC
" repetita iuvant "
E' un mio vecchio pallino, ha fatto sorridere tanti dirigenti sindacali; ma provate a pensare se l'avessimo realizzato. Oggi, tanti nostri colleghi senza lavoro a causa della crisi avrebbero di che sopravvivere.
LO RIPROPONGO
La CIG, CASSA INTEGRAZIONE GUADAGNI, è costituita da un fondo che viene utilizzato in occasione di situazioni straordinarie, come ristrutturazioni aziendali, riorganizzazione, riconversione, crisi di particolare rilevanza sociale, crisi della società stessa. L'impresa, informati i sindacati più rappresentativi, si rivolge all'INPS, che gestisce il fondo, dichiarando la propria situazione di gravita, richiedendo l'intervento della cassa integrazione costituita presso l'ente con i fondi versati dalle imprese, circa 1% della retribuzione e con un altro piccolo contributo a carico dello stato.
Proviamo a pensare cosa potrebbe succedere se gli abitanti di un comune traessero il loro sostentamento quasi esclusivamente dal reddito dei lavoratori di un'azienda in crisi. Per fare un esempio possiamo partire da un fatto di cronaca, " l'aviaria " ,che porterebbe alla fortissima contrazione delle vendite delle aziende del settore ovicolo; ad esempio " ARENA ". Tutti i dipendenti si troverebbero licenziati e senza alcun reddito; l'economia del circondario della società ARENA sarebbe praticamente cancellata. Ciò non danneggerebbe esclusivamente le famiglie dei dipendenti, ma si ripercuoterebbe su tutto il comparto economico dell’area ... negozi vuoti, ristoranti, cinema, artigiani senza lavoro, tutte le attività ne risentirebbero accentuando la crisi che si espanderebbe a macchia d'olio.
LA CASA INTEGRAZIONE NON SOSTIENE SOLO IL LAVORATORE CHE LA PERCEPISCE MA L'ECONOMIA DELL’INTERA COLLETTIVITÀ.
Per questo motivo riveste una importanza sociale rilevante.
Dalla GIG cassa integrazione guadagni, è esclusa la figura dell’agente commerciale in quanto lavoratore autonomo. In linea di massima e di principio possiamo dire che l'esclusione non è del tutto sbagliata, l'agente commerciale è un lavoratore autonomo, inquadrato nella piccola impresa e come tutti i lavoratori autonomi non rientra nella sfera degli ammortizzatori sociali. Ma chi ci impedisce di crearcela da soli? con i nostri soldi?
Vi possono essere sempre delle eccezioni, vi sono migliaia di agenti, i soliti (sempre loro) dipendenti camuffati da agenti, che seppur inquadrati dalle aziende come agenti per eludere i contributi sociali, INPS, INAIL, oltre che per poter avere una maggiore mobilità, costi più bassi, poter ricattare moralmente il lavoratore, come accade per i venditori di palatine, mozzarelle, gelati, latte, surgelati, i quali non sono altro che padroncini addetti alla tentata vendita, questi dovrebbero essere inquadrati almeno come viaggiatori piazzisti, non come agenti, ma si sa come nel nostro paese le maglie delle regole sono così larghe che chi vuole approfittarne riesce a far passare tutto. Ebbene questi sfruttati, in caso di crisi si ritrovano senza lavoro, con le cambiali dei mezzi acquistati da pagare, una famiglia da mantenere e senza alcun sostentamento. La colpa di tutto ciò non è da attribuire solo alle mandanti, è naturale che ogni imprenditore cerca di fare i propri interessi in tutti i modi, cerca di economizzare, di trarre il miglior profitto, e se le norme, la società gli consente di attuare questi escamotage, l'imprenditore ne coglie i frutti.
Anche noi abbiamo le nostre responsabilità avendo permesso con l'ultimo AEC del 2002 e seguenti, il riconoscimento della tentata vendita come rapporto di agenzia. Purtroppo questo è un paese di furbi, e la mancanza di lavoro, la precarietà del lavoro, spesso l'ignoranza, fa si che occorre adattarsi per sopravvivere a tutto ciò che offre il mercato del lavoro. E' proprio di questi giorni la notizia di una centrale del latte di una città abbastanza importante che ha licenziato tutti i padroncini per poi fare con loro un contratto di agenzia, STESSO LAVORO, STESSO ORARIO, LAVORO PREORDINATO, CARICO, SCARICO, INCASSO, "SE QUESTO È UN UOMO" recitava un famoso romanzo di PRIMO LEVI.
Orbene, perché non costruirci noi stessi, con i nostri
soldi, un fondo di tutela e garanzia?
Siamo 300,000, un esercito, e
sarebbero sufficienti pochi euro a testa per creare un fondo presso
L'ENASARCO o l'INPS dove attingere nel caso di calamità e di singole e
documentate necessità per periodi temporanei. Trecentomila agenti
commerciali, con un fatturato provvigionale minimo di 30.000 euro l'anno fanno un fatturato complessivo di 90 miliardi di euro l'anno.
Anche senza l'aiuto delle mandati o dello stato, se volessimo costituire un fondo di garanzia da utilizzare in casi gravi come quelli enunciati precedentemente, o per fallimento della mandante, un fondo gestito dalla ns. fondazione l'ENASARCO o dall'INPS, un fondo fatto con i ns. soldi; versando solo lo 0,1% delle ns. provvigioni, ovvero per circa 30.000 euro l'anno, accantoneranno la modica somma di 30,00 euro ciascuno, si verrebbe così a costituire un fondo circa 9 milioni di euro l'anno, un fondo enorme da utilizzare nei casi che andremo ad individuare ed a regolamentare.
Anche senza l'aiuto delle mandati o dello stato, se volessimo costituire un fondo di garanzia da utilizzare in casi gravi come quelli enunciati precedentemente, o per fallimento della mandante, un fondo gestito dalla ns. fondazione l'ENASARCO o dall'INPS, un fondo fatto con i ns. soldi; versando solo lo 0,1% delle ns. provvigioni, ovvero per circa 30.000 euro l'anno, accantoneranno la modica somma di 30,00 euro ciascuno, si verrebbe così a costituire un fondo circa 9 milioni di euro l'anno, un fondo enorme da utilizzare nei casi che andremo ad individuare ed a regolamentare.
Con il sistema della
contribuzione sulle provvigioni, "mutualità" i costi sarebbero irrisori
quasi nulli, ed i benefici sarebbero tanti, a ciò dovrebbe servire il contributo di solidarietà.
È utopia? Probabile, ma
proviamo a pensarci e ragionarci sopra.
Gianni Di Pietro
venerdì 21 ottobre 2011
mercoledì 17 agosto 2011
LA RASSEGNAZIONE
LA RASSEGNAZIONE E' IL MALE PEGGIORE DELL'ITALIA E DEGLI ITALIANI. PENSARE CHE TANTO LE COSE NON POSSANO CAMBIARE, E' ALTO TRADIMENTO VERSO I PROPRI FIGLI.
Giovanni Di Pietro
Giovanni Di Pietro
domenica 14 agosto 2011
LIBERTA' E DEMOCRAZIA
La libertà di una democrazia non è salda se la sua economia non garantisce occupazione e non distribuisce beni per sostenere un livello di vita accettabile. Franklin D. Roosevelt, 1938
lunedì 18 luglio 2011
LO SFOGO DI UN AMICO CHE DA ANNI SI PRODIGA PER AIUTARE I COLLEGHI
Ciao GIANNI, sono Claudio Bilato Presidente USARCI di Padova e Rovigo. Permettimi lo sfogo che mi scappa, ma devo proprio dirlo. La stragrande maggioranza dei nostri colleghi non sa che chi si iscrive alla F.N.A.A.R.C. e/o alla F.I.A.R.C va a dare forza rispettivamente alla CONFCOMMERCIO e alla CONFESERCENTI che sono nostre controparti nella stipula degli A.E.C. pagano doppie quote di associazione (una diretta all'associazione ed una attraverso il contrin con L'I.N.P.S.) e si lamentano perchè le "associazioni/sindacati di categoria" li tutelano poco. Ma queste teste di "biiip" fanfaroni e pieni di se che sanno tutto loro e quando non lo sanno si rivolgono "all'amico/collega" agente che lo consiglia, lo sannno che sono degli imprenditori del "biiip" che se fossero più umili e ci frequentassero di più potremmo avere piùpotere contrattuale con le mandanti. Ben gli sta quando lo prendono nel "biip" e lo scoprono quando ci vengono a trovare in USARCI dicendo "sa non ho mai avuto bisogno prima...." ...... " ma brutta testa di biiip lo sai che se oggi trovi aperto lo devi a quei deficienti che pur non avendo bisogno hanno pagato regolarmente la quota associativa? Lo sai che invece di pagare l'abbonamento alla tua squadra del cuore, a SKY, a MEDIASET PREMIUM o a chissà altro, che ti costa un fottio di soldi potresti sostenere una associazione fatta da AGENTI DI COMMERCIO per AGENTI DI COMMERCIO e magari avere anche qualche beneficio nel tempo? Invece di fare lo "sborone" all'happy hour se quei soldi li investissi per la tua attività sostenendo una associazione veramente svincolata da qualsiasi legame non sarebbe meglio? Invece hanno le braccine corte, risparmiano la quota associativa e si presentano solo quando hanno bisogno, non si chiedono come mai quell'ufficio è aperto. "sa mi iscrivo al sindacato, poi gli risolvi il problema e CIAO non ti pagano più la quota associativa, tanto il peggio è passato. Ma se ne andassero afff......, individualisti di biiip....... mi fermo qui ma se qualcuno vuole un contradditorio mi può venire a trovare a Padova che si capisca chel'USARCI è fatta di gente che ha i Cxxxxxxi non di Cxxxxxxi. E scusate lo sfogo Cxxxo!
Claudio Bilato
Claudio Bilato
venerdì 15 luglio 2011
UN CASO DI " VITA VISSUTA "
Colgo lo spunto da una recentissima consulenza effettuata ad un nuovo associato, per elaborare alcune considerazioni. E’ questo il caso di un agente di 55 anni che nel mese di marzo ha subito un drastico taglio di zona. Questo agente, oltretutto monomandatario, non avrebbe voluto accettare questa modifica contrattuale, tra l’altro effettuata con effetto immediato, ma pensando che l’unica alternativa all’accettazione fosse quella delle sue dimissioni con la conseguente perdita dell’indennità di clientela maturata in oltre 25 anni di durata di quel rapporto di agenzia, seppur con sua grande sofferenza, ha accettato quanto imposto dall’azienda. A distanza di qualche mese si è però reso conto che nonostante la buona volontà gli introiti provvigionali risultano essere così bassi che ora non gli permettono la prosecuzione del rapporto. Quell’agente, che in tanti anni di attività mai si era voluto iscrivere non solo all’USARCI ma nemmeno a qualsiasi altra associazione di categoria, si trova nella condizione che se ora dà la disdetta va a perdere una indennità di fine rapporto che supera 70.000 euro. Se questo nostro attuale nuovo associato a marzo si fosse rivolto a noi avrebbe potuto ottenere non solo l’indennità di fine rapporto ma anche l’indennità di mancato preavviso che nel caso specifico ammontava a circa 55.000 euro. Tutto ciò in quanto l’agente ai sensi degli A.E.C. vigenti può non accettare le riduzioni di zona che superano il 20% e la mancata accettazione equivale alla disdetta da parte della mandante con diritto all’indennità di fine rapporto nei confronti dell’agente. Insomma un totale di euro 125.000 che quell’agente andrà probabilmente a perdere solo per che cosa? Per non aver voluto iscriversi, per non pagare una quota associativa che mediamente ammonta a 120/150 euro l’anno. In trent’anni di attività avrebbe versato non più di 3.000 euro di quote associative, avrebbe avuto una proficua assistenza per tutto questo tempo e soprattutto non ci avrebbe rimesso ora 125.000 euro! Ma vale la pena “incaponirsi” per non pagare la quota associativa? Oltretutto va ricordato che l’importo è completamente deducibile dal reddito d’impresa ciò significa un costo reale del 50% tra Irpef risparmiata (30%) e Inps risparmiato (20%). In pratica un costo effettivo di circa 6 euro al mese! Penso che avere assistenza e consulenza in ambito contrattuale, fiscale e previdenziale per questo piccolo importo non possa che essere un grande affare, o no?
Massimo Azzolini
Massimo Azzolini
domenica 22 maggio 2011
LA SAGA TRA FEDERAGENTI ED USARCI
Continua la saga tra Federagenti e Usarci. Non voglio entrare nel merito del torto e della ragione, di solito la stessa non risiede mai da una sola parte, ma vorrei solo che qualcuno mi spiegasse a chi giova questa contrapposizione esacerbata tra due sindacati di categoria il cui unico scopo dovrebbe essere quello di tutelare gli agenti e rappresentanti commerciali.
La Federagenti sta conducendo, a suo dire, dal momento della sua nascita avvenuta in occasione della privatizzazione dell' ENASARCO, una vera battaglia previdenziale a favore degli agenti.
E' innegabile che la previdenza rivesta un fattore di primaria importanza per questa categoria, ma francamente non mi sembra il solo ed unico problema che affligga questa tipologia di lavoratori. Con tutti i ma e tutti i distinguo, gli agenti hanno una pensione dall' ENASARCO che sommata a quella dell'INPS costituisce un supporto importante.
E' difficile pensare che l'attacco che la Federagenti fa puntualmente all'USARCI non sia strumentale, anche ammesso che in alcuni casi possa avere qualche ragione.
L' Enasarco è amministrata oltre che dal Presidente(CISL), da un Vice Presidente (Confindustria) e da un altro Vice Presidente (Confcommercio) e da nove Consiglieri appartenenti rispettivamente: alla Fnaarc, all'Usarci, alla CISL , alla UIL, alla Fiarc, alla Confcommercio, alla Confindustria, e da uno in quota al ministero del Lavoro.
Ora, con un organigramma cosi' corposo e policromo, pare difficile pensare che se vi sono delle responsabilità possano essere attribuite esclusivamente all' USARCI.
Oppure dovremmo immaginare i due consiglieri in quota all' USARCI talmente arguti e forti da riuscire a condizionare e fagocitare tutti gli altri 11 membri ? Mi sembra improbabile; si dovrebbe pensare che gli altri sono tutti degli sprovveduti, degli inetti, o addirittura incapaci ? francamente mi è difficile crederlo; oppure si dovrebbe pensare che dietro questi attacchi sistematici si nasconde dell'altro ? anche io sono del parere che sull' Enasarco occorrerebbe un serio approfondimento, che non e' tutto oro quel poco che luccica, che molte norme sono sfavorevoli agli agenti, che nessuno, dico nessuno ha mai comparato in tutti i suoi aspetti favorevoli e sfavorevoli i due sistemi pensionistici, ma come dicevo prima, la categoria soffre oggi di mali incurabili, mali che non permettono la sopravvivenza degli agenti e delle loro famiglie, e di tutto ciò si tace, nulla da parte di nessun sindacato.
Si tace sulle direttive che da tempo vengono impartite dai sindacati di parte datoriale (Confindustria, Confcommercio, Confapi, Confartigianato) ai propri iscritti (Mandanti), direttive tese a modificare unilateralmente i contratti che prevedono clausole moralmente delinquenziali se inserite in in un rapporto di lavoro, le cosiddette clausole risolutive espresse, ovvero mancati raggiungimenti del target, insoluti che non devono superare il 2 o 3 % del fatturato, il famigerato art 2 degli AEC , poi diventato (sic) art. 3 per il settore Commercio, che prevede la riduzione di zona, di provvigione, di clientela, a piacimento della mandante, cosi' che nel giro di 3, 4 anni, l'agente si vede azzerate le provvigioni ed è costretto a disdire il contratto senza ricevere alcuna indennità.
Queste ed altre clausole contrattuali , che spesso vengono ritenute valide sia dagli avvocati (perchè non hanno voglia di lavorare, il diritto di agenzia pagapoco), sia dai magistrati ( tutti comunisti ? se lo fossero, avrebbero già dichiarato la nullità di detti patti), hanno messo e continuano a metter in ginocchio la categoria, sottoposta a continui ricatti.
Di questi e tanti altri argomenti, la Federagenti tace, se non in qualche sporadica nota ogni anno o ogni qualvolta si firmano quei nefasti AA.EE.CC. i quali, invece di tutelare la categoria, vanno ad interpretare in maniera negativa ed a favore delle sole mandanti le norme codicistiche ed Europee.
Tutto questo acredine, questo livore, questo dispendio di energie, se fosse profuso da entrambi a difesa esclusivamente della categoria in tutti i suoi aspetti, sicuramente gli agenti potrebbero giovarsene ed entrambi avrebbero adempiuto al mandato loro affidato dai loro iscritti.
Ovviamente in questo contesto ho volutamente evitato di parlare della Fiarc e della Fnaarc, che sono due sindacati che aderendo alle controparti, sembra che facciano più gli interessi delle mandanti che degli agenti., ma il problema è di quegli agenti che superficialmente vi si iscrivono, anche se poi condizionano anche gli altri.
Gianni Di Pietro
La Federagenti sta conducendo, a suo dire, dal momento della sua nascita avvenuta in occasione della privatizzazione dell' ENASARCO, una vera battaglia previdenziale a favore degli agenti.
E' innegabile che la previdenza rivesta un fattore di primaria importanza per questa categoria, ma francamente non mi sembra il solo ed unico problema che affligga questa tipologia di lavoratori. Con tutti i ma e tutti i distinguo, gli agenti hanno una pensione dall' ENASARCO che sommata a quella dell'INPS costituisce un supporto importante.
E' difficile pensare che l'attacco che la Federagenti fa puntualmente all'USARCI non sia strumentale, anche ammesso che in alcuni casi possa avere qualche ragione.
L' Enasarco è amministrata oltre che dal Presidente(CISL), da un Vice Presidente (Confindustria) e da un altro Vice Presidente (Confcommercio) e da nove Consiglieri appartenenti rispettivamente: alla Fnaarc, all'Usarci, alla CISL , alla UIL, alla Fiarc, alla Confcommercio, alla Confindustria, e da uno in quota al ministero del Lavoro.
Ora, con un organigramma cosi' corposo e policromo, pare difficile pensare che se vi sono delle responsabilità possano essere attribuite esclusivamente all' USARCI.
Oppure dovremmo immaginare i due consiglieri in quota all' USARCI talmente arguti e forti da riuscire a condizionare e fagocitare tutti gli altri 11 membri ? Mi sembra improbabile; si dovrebbe pensare che gli altri sono tutti degli sprovveduti, degli inetti, o addirittura incapaci ? francamente mi è difficile crederlo; oppure si dovrebbe pensare che dietro questi attacchi sistematici si nasconde dell'altro ? anche io sono del parere che sull' Enasarco occorrerebbe un serio approfondimento, che non e' tutto oro quel poco che luccica, che molte norme sono sfavorevoli agli agenti, che nessuno, dico nessuno ha mai comparato in tutti i suoi aspetti favorevoli e sfavorevoli i due sistemi pensionistici, ma come dicevo prima, la categoria soffre oggi di mali incurabili, mali che non permettono la sopravvivenza degli agenti e delle loro famiglie, e di tutto ciò si tace, nulla da parte di nessun sindacato.
Si tace sulle direttive che da tempo vengono impartite dai sindacati di parte datoriale (Confindustria, Confcommercio, Confapi, Confartigianato) ai propri iscritti (Mandanti), direttive tese a modificare unilateralmente i contratti che prevedono clausole moralmente delinquenziali se inserite in in un rapporto di lavoro, le cosiddette clausole risolutive espresse, ovvero mancati raggiungimenti del target, insoluti che non devono superare il 2 o 3 % del fatturato, il famigerato art 2 degli AEC , poi diventato (sic) art. 3 per il settore Commercio, che prevede la riduzione di zona, di provvigione, di clientela, a piacimento della mandante, cosi' che nel giro di 3, 4 anni, l'agente si vede azzerate le provvigioni ed è costretto a disdire il contratto senza ricevere alcuna indennità.
Queste ed altre clausole contrattuali , che spesso vengono ritenute valide sia dagli avvocati (perchè non hanno voglia di lavorare, il diritto di agenzia pagapoco), sia dai magistrati ( tutti comunisti ? se lo fossero, avrebbero già dichiarato la nullità di detti patti), hanno messo e continuano a metter in ginocchio la categoria, sottoposta a continui ricatti.
Di questi e tanti altri argomenti, la Federagenti tace, se non in qualche sporadica nota ogni anno o ogni qualvolta si firmano quei nefasti AA.EE.CC. i quali, invece di tutelare la categoria, vanno ad interpretare in maniera negativa ed a favore delle sole mandanti le norme codicistiche ed Europee.
Tutto questo acredine, questo livore, questo dispendio di energie, se fosse profuso da entrambi a difesa esclusivamente della categoria in tutti i suoi aspetti, sicuramente gli agenti potrebbero giovarsene ed entrambi avrebbero adempiuto al mandato loro affidato dai loro iscritti.
Ovviamente in questo contesto ho volutamente evitato di parlare della Fiarc e della Fnaarc, che sono due sindacati che aderendo alle controparti, sembra che facciano più gli interessi delle mandanti che degli agenti., ma il problema è di quegli agenti che superficialmente vi si iscrivono, anche se poi condizionano anche gli altri.
Gianni Di Pietro
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