lunedì 6 febbraio 2012

CHI E' IL SINDACALISTA

Il Sindacalista è colui che si mette in leale rapporto con gli altri, 
responsabile dei diritti umani,
capace di reggere l’utopia e di contagiare
anche coloro con cui opera
agli stessi suoi entusiasmi.
Sa essere presente e sa motivare le scelte,
conosce il più possibile il lavoro di ciascuno
e perciò è competente,
cerca di capire e guarda all’essenziale.

Non ha preoccupazioni per propri interessi monetari
e rifiuta il privilegio che è il tarlo di ogni convivenza.
Preoccupandosi di ciascuno,
difende non i soldi ma il valore delle persone,
lottando anche per il giusto riconoscimento economico.
Cardinale. Carlo Maria Martini



           TUTELA SANITARIA + RITIRO PATENTE  PER GLI AGENTI E RAPPRESENTANTI

venerdì 27 gennaio 2012

LA DEMOCRAZIA DEI NUMERI

                                  (la democrazia e le associazioni)

              Etimologicamente la parola DEMOCRAZIA  significa Governo del Popolo.
E' vero che per poter governare, anche in una democrazia , è necessario avere i numeri, ovvero il 50%+1 dei voti . Ma avere il 50% +1 dei voti, non significa avere il diritto di  fare a proprio piacimento.

        La vera democrazia è quella che rispetta, ascolta, rende partecipe,  interpella, oltre che le opposizioni, anche le minoranze, cercando nel momento decisivo, di avere il maggior consenso possibile, non accontentandosi di quel solo voto in più.

   In un consesso democratico, enunciare continuamente la propria forza, i propri numeri, è indice di debolezza da un lato (ti ricordo i miei iscritti o votanti, per dire di essere più forte di te), dall'altro è indice di ricatto, (poiché sono più forte di te, faccio quello che voglio) è la forza bruta senza cervello, l'energumeno che mostra i muscoli ma non ragiona.
           E' la cosiddetta DEMOCRAZIA AUTORITARIA, che poco si addice ad un popolo maturo.

           Questa democrazia autoriataria è purtroppo presente anche all'interno delle associazioni che si dichiarano  democratiche.
             Alcune di queste associazioni  trovano qualsiasi pretesto per mostarre i muscoli con i propri voti enunciandoli continuamente, (se non dico di essere forte non mi si fila nessuno), non si è apprezzati per le idee, per il carisma, per il contenuto del proprio operato, ma solo perchè si ha quel voto in  piu'. Se ho tanti numeri vuol dire che sono forte ed ho ragione, è questo che crede chi ne fa uso e strumentalizza il proprio operato.

        Sarà forse vero, ma ricordo che anche Barabba ebbe molti più voti di Cristo, e non mi sembra avesse molte ragioni.

E' sempre utile ricordare il discorso di Pericle agli ATENIESI


Gianni Di Pietro

martedì 24 gennaio 2012

Agenti di commercio in Italia.Siamo in troppi.

Dispiace dirlo ma è così.
Secondo dati Enasarco, gli agenti di commercio dovrebbero essere all'incirca 350000, in Italia, aggiungiamoci altri 300000 venditori assunti, cioè non a provvigioni e ci troviamo ad essere 650 700000.
In apparenza qualcuno potrebbe dire che considerato il numero di aziende, in Italia siamo persin pochi, ma è un errore.
Un errore perchè le aziende in grado di avere dei rappresentanti sono veramente poche.
La stragrande maggioranza delle inserzioni di ricerca di venditori, purtroppo è di aziende non in grado di mantenere un venditore.
Il 90% degli annunci di ricerca sono purtroppo poco seri.
Anzi spessissimo, per assurdo si cercano venditori a provvigioni per sperare di risolvere i problemi economici delle aziende.
Pazzesco.
La mentalità folle è questa: Tanto se non vende non lo pago dimenticandosi che non è proprio così e rischiando di avere cause legali e peggiorando la propria e altrui situazione economica.
Quindi riassunto, siamo in troppi.
Davvero in troppi
E' molto difficile trovare un azienda per cui fare il venditore, in questi tempi e temo che il futuro per noi venditori, fin quando saremo così tanti continuerà a essere nero.

Attimolibero
dal blog: venditaperfetta: manuale del venditore
Agenti e RappresentantiJan 19, 2012 11:23 PM
Questo è purtroppo il vero problema della categoria. Le norme che permettono alle aziende di affidare l'incarico di agente commerciale anche quando in realtà si è di fronte ad un lavoro dipendente. Gli AEC del 2002 hanno addirittura permesso di ricondurre nella categoria degli agenti anche la tentata vendita che in precedenza era inquadrata nella categoria dei dipendenti come viaggiatori piazzisti. Non ultimo la scarsa onerosità della disdetta del mandato, cacciare un agente costa alle aziende Italiane pochi euro, per cui affidano l'incarico e lo revocano con la stessa frequenza con cui ci cambiamo di abito, tanto, complice gli AEC, all'agente si può ridurre la zona, le provvigioni, il numero dei clienti, disdire con facilità.

Se l'onerosità della disdetta fosse come quella esistente in Francia, in Germania, ed in altri paesi, le mandanti sarebbero costrette a sciegliere con oculatezza le persone a cui affidano l'incarico, e la selezione sarebbe naturale. Purtroppo ciò non avviene. Basta vedere il volume di affari provvigionale della categoria, oltre il 60% degli agenti non supera le 35.000,00 euro di provvigioni annue, che al netto corrispondono a meno di 1.500 euro mensili, come un lavoratore dipendente e senza alcuna tutela.
Gianni Di Pietro

venerdì 20 gennaio 2012

Lo Schettino che c'è in Noi

Schettino  non è il comandante della Costa Concordia. 
Schettino è una grossa fetta del popolo italiano.
É una vita che incontro gli Schettino, o scalzacani.
Li incontro sul lavoro, incapaci, arruffoni, superficiali ,raccomandati, inadeguati ai tempi, alle sfide ,di un mondo frenetico, incapaci di adoperare le nuove tecnologie .
Li vediamo   in politica, leaders  da strapazzo,compromessi,con la criminalità, o solo con chi li ha inseriti nei posti di potere,ben sapendo che essendo  idioti, li può manovrare a piacimento.
Lo  Schettino,è nella scuola,a volte  rettore, o cattedrattico che inserisce  parenti.
Lo Schettino,è quello che mi scrive pubblicamente su Facebook, iniziando una proposta commerciale, con il "Ciao"e dicendo di avere un prodotto che è una "BOMBA"e si meriterebbe  di finire in  un manicomio.
Lo Schettino è l'idiota, di turno, che decide di inventarsi un lavoro,esattamente come faceva il padre,in un mondo che non esiste più e poi si stupisce che gli affari vanno a rotoli,magari prendensola con gli immigrati, o con le tasse.
Lo Schettino sono quelle aziende, quei direttori commerciali, imprenditori( si fa per dire) che hanno sempre agito con superficialità e oggi la crisi spazza via, o li uccide piano, piano. 
Gli Schettino, sono chi ti propone un lavoro, senza garanzie,o con prodotti di cacca,o senza pagarti, o con contratti da fame e si arrabbia pure se li mandi a fanculo (scusate ma quando ci vuole ci vuole).
Lo Schettino è la "Costa Cociere " che affida ad un idiota, probabilmente perchè raccomandato,(come al solito)una nave da 300 metri, con migliaia di paseggeri a bordo,invece di scegliere il più bravo.
Lo Schettino lo troviamo in molti amministratori delegati, famosi,che sanno solo licenziare, o prendersela con gli operai, o i propri collaboratori, invece di proporre prodotti non obsoleti,ma anche in molti agenti, che operano come decenni orsono e che l'unico interesse è vedere se ci sono finanziamenti agevolati, per acquistare l'automobile,quando hanno fatturati asfittici.
Perchè cari colleghi, se io non amo i Tedeschi, perchè ci trattano da inferiori e ci snobbano, amo molto, molto di meno, questa Italia, di improvvisati e codardi ,superficiali, finti amiconi,senza nessuna preparazione .
Non sopporto l'italiano, che arriva al comando di una nave, come di un industria, o in politica, solo per le amicizie e su questo i tedeschi hanno mille ,centomila ragione.Siamo troppo superficiali.
Crediamo ancora nello "Stellone",nella italica fortuna. Non c'è mai stata la fortuna e non è  vero che ce la siamo sempre cavata e oggi come mai, lo "Stellone" non c'è e non serve pregare, o rivolgersi a S.Gennaro,perchè la figura di  "CACCA". che abbiamo fatto con il naufragio è di proporzioni bibbliche.Altro che stellone!
E lo Schettino finale sono io, che dopo quasi tre anni di blog ,a cercare di far capire in tutte le salse, che l'imprenditore e il venditore sono dei professionisti e devono  comportarsi come tali,ricevo ancora delle lettere, in privato,che mi chiedono se fanno bene a operare come si faceva settanta anni orsono e gli rispondo pure, invece di chiudere questo blog, che tanto non ha senso.
Siamo un paese e un popolo che sta morendo e   la colpa è solo nostra e forse, è  solo un bene, che   un popolo di cialtroni così, sparisca.
Attimolibero
dal blog: vendita perfetta: manuale dei venditori

martedì 10 gennaio 2012

GLI AGENTI COMMERCIALI TRA NORME ED AEC.

         Gli Accordi Economici Collettivi,  AA.EE.CC,  rappresentano una anomalia tutta Italiana.
         I primi  risalgono al 1934ed erano sicuramente molto più vantaggiosi per gli agenti ed i  viaggiatori piazzisti degli attuali accordi, occorre tener conto anche del  periodo storico e della totale mancanza di diritti esistente al!'epoca.
         Per i lavoratori dipendenti potrebbe essere giustificata  la necessità di ricorrere alla contrattazione collettiva anche perchè le forze in campo anche se non si equivalgono, sono ambedue ben armate, da una parte vi sono le organizzazioni datoriali sempre votate a dire no, dall'altra troviamo le OO.SS. le quali sono anch'esse  agguerrite, e  con   manifestazioni e scioperi sono sempre riuscite  ad informare ed a sensibilizzare l'opinione pubblica e costringere le controparti a farsi riconoscere deteminati diritti.

           Tutto ciò non esiste per  l'A.R.; da una parte abbiamo sempre le organizzazioni datoriali che non vogliono concedere nulla, dall'altra abbiamo i sindacati dl categoria armati di fionde ma senza neanche le bilie da poter usare come proiettili.
           Per andare ad un confronto, anche aspro, occorre avere coscienza del proprio ruolo, conoscere le
norme, conoscere la reale situazione dei rappresentati, avere una visione sociale del mondo del lavoro, e, non ultimo. non dimenticare che si sta trattamdo su mandato dei propri iscritti e/o rappresentati, che ahimè. sono come le pecore dl un gregge, belano continuamente ma non ruggiscono mai.

          Un contratto collettivo deve necessariamente avere come base sia il codice civile sia le norrnative Europee, da questo zoccolo ci si avvia al confronto per interpretare al meglio le norme, o per dare senso a concetti astratti. (calcolo delle indennita}, ed anche per ottenere miglioramenti sia economici, sia sociali, sia di  tutela
                                Da anni ormai, tutto ciò è stato dimenticato
            Gli AA.EECC. sono pieni di cavillli e clausole tutte a favore delle case mandanti. come le riduioni di zona, di provvigioni, di clientela, e  perfino il calcolo delle misere indenrità di fine rapporto, che nel resto d'Europa totalizzano importi considerevoli, cosi da rendere la disdetta del mandato troppo onerosa, in Italia, si accettano sistemi di calcolo avulsi dal dettato europeo e codicistico ma così arttficiosi da rendere la disdetta un puro atto formale con la liquidazione di pochi spiccioli e nella totale violazione delle norne.
            Ma, la classica ciliegina è rappresentata dal prevedere l’obbligatorietà della conciliazione sindacale al fine di  ottenere questi pochi spiccioli, ed ancora più grave prevedere che detta conciliazione debba avvenire nella sede della ditta mandante a totale detrimento dell' agente, rappresenta il  culmine dell' ignavia da parte di chi è stato deputato a difendere gll agenti commerciali.
Voglio ricordare che proprio l' USARCI. dopo tante battaglie, era riuscita a modificare l'art 410 ed a portare il foro competente al domicilio dell'agente,  ed ora con un colpo di mano si tenta dl riportarlo nella sede della mandante.

Che senso ha firmare gli AA. EE. CC. che vanno ad esclusivo vantaggio delle mandanti ? 
Quali sono i miglioramenti ed i sostegni per la categoria ?
Ma i delegati Sindacali conosconio l'argomento di cui stanno trattando ??


ho seri dubbi !!


Gianni Di Pietro

sabato 26 novembre 2011

LA FATTURA PROVVIGIONI (quando e come)

In questo periodo di crisi economica che ormai dura da parecchio tempo e non pare finire nel breve periodo, capita frequentemente di emettere fatture provvigioni che vengono pagate a distanza di vari mesi. Addirittura l’agente si trova a volte nelle condizioni di staccare fattura nei confronti di preponenti per le quali è perfino messo in dubbio il saldo di tali fatture. Ecco allora che viene in aiuto una norma che, seppur risalente al 28 aprile 2009, non pare sia stata ben recepita dalla nostra categoria. Il riferimento è al decreto ministeriale del 26.03.2009 denominato “IVA per cassa” che permette di versare l’Iva solo dopo averla effettivamente incassata. Quante volte ci poniamo il dubbio “Emetto fattura?”, “E se non mi paga?”, “Devo versare Iva anche quando non l’ho incassata?”, “Ma se non la emetto non vengo pagato!”, ecc. ecc.
Proprio in questi casi vi è la possibilità di emettere una fattura provvigioni che si differenzia dalla solita per la presenza della seguente dicitura

“TRATTASI DI OPERAZIONE CON IMPOSTA AD ESIGIBILITA’ DIFFERITA, EX ARTICOLO 7 DEL D.L. 185/2008”.
In questo modo l’Iva verrà versata sull’incassato e contemporaneamente chi riceve la fattura si potrà detrarre l’Iva solo dopo aver pagato il corrispettivo.
La norma prevede che scatta in ogni caso l’obbligo di versamento dell’imposta, a prescindere dall’incasso, decorso un anno dal momento di effettuazione dell’operazione.
Eccezione alla regola, è il caso in cui il preponente venga assoggettato a procedure esecutive o concorsuali. Ciò significa, ad esempio, che se la mandante nonostante i vari solleciti non paga la fattura, si può procedere per decreto ingiuntivo al quale dovrà seguire una richiesta di pignoramento e questa diventa “procedura esecutiva”. In ogni caso per le modalità operative è comunque necessario avere una adeguata consulenza da parte del proprio commercialista.

Massimo Azzolini

N.B. . La fattura provvigioni, rientra nelle prestazioni di servizio, pertanto andrebbe emessa solo al momento dell'effettivo pagamento non prima.

venerdì 11 novembre 2011

F.I.S. FONDO INTEGRAZIONE STRAORDINARIO PER A.R.

Il Sogno nel Cassetto


Fondo integrazione straordinario per gli agenti commerciali?
(articolo di Gianni Di Pietro Publicato nel luglio 2006) su “Professione agente”periodico dell' USARCI – LARAC 
  " repetita iuvant "
E' un mio vecchio pallino, ha fatto sorridere tanti dirigenti sindacali; ma provate a pensare se l'avessimo realizzato. Oggi, tanti nostri colleghi senza lavoro a causa della crisi avrebbero di che sopravvivere. 

LO RIPROPONGO

La CIG, CASSA INTEGRAZIONE GUADAGNI, è costituita da un fondo che viene utilizzato in occasione di situazioni straordinarie, come ristrutturazioni aziendali, riorganizzazione, riconversione, crisi di particolare rilevanza sociale, crisi della società stessa. L'impresa, informati i sindacati più rappresentativi, si rivolge all'INPS, che gestisce il fondo, dichiarando la propria situazione di gravita,  richiedendo l'intervento della cassa integrazione costituita presso l'ente con i fondi versati dalle imprese, circa 1% della retribuzione e con un altro piccolo contributo a carico dello stato.
Proviamo a pensare cosa potrebbe succedere se gli abitanti di un comune traessero il loro sostentamento quasi esclusivamente dal reddito dei lavoratori di un'azienda in crisi. Per fare un esempio possiamo partire da un fatto di cronaca, " l'aviaria " ,che porterebbe alla fortissima contrazione delle vendite delle aziende del settore ovicolo; ad esempio " ARENA ". Tutti i dipendenti si troverebbero licenziati e senza alcun reddito; l'economia del circondario della società ARENA sarebbe praticamente cancellata. Ciò non danneggerebbe esclusivamente le famiglie dei dipendenti, ma si ripercuoterebbe su tutto il comparto economico dell’area ... negozi vuoti, ristoranti, cinema, artigiani senza lavoro, tutte le attività ne risentirebbero accentuando la crisi che si espanderebbe a macchia d'olio.

LA CASA INTEGRAZIONE NON SOSTIENE SOLO IL LAVORATORE CHE LA PERCEPISCE MA L'ECONOMIA DELL’INTERA COLLETTIVITÀ.

Per questo motivo riveste una importanza sociale rilevante.
Dalla GIG cassa integrazione guadagni, è esclusa la figura dell’agente commerciale in quanto lavoratore autonomo. In linea di massima e di principio possiamo dire che l'esclusione non è del tutto sbagliata, l'agente commerciale è un lavoratore autonomo, inquadrato nella piccola impresa e come tutti i lavoratori autonomi non rientra nella sfera degli ammortizzatori sociali. Ma chi ci impedisce di crearcela da soli? con i nostri soldi?
Vi possono essere sempre delle eccezioni, vi sono migliaia di agenti, i soliti (sempre loro) dipendenti camuffati da agenti, che seppur inquadrati dalle aziende come agenti per eludere i contributi sociali, INPS, INAIL, oltre che per poter avere una maggiore mobilità, costi più bassi, poter ricattare moralmente il lavoratore, come accade per i venditori di palatine, mozzarelle, gelati, latte, surgelati, i quali non sono altro che padroncini addetti alla tentata vendita, questi dovrebbero essere inquadrati almeno come viaggiatori piazzisti, non come agenti, ma si sa come nel nostro paese le maglie delle regole sono così larghe che chi vuole approfittarne riesce a  far passare tutto. Ebbene questi sfruttati,  in caso di crisi si ritrovano senza lavoro, con le cambiali dei mezzi acquistati da pagare, una famiglia da mantenere e senza alcun sostentamento. La colpa di tutto ciò non è da attribuire solo alle mandanti, è naturale che ogni imprenditore cerca di fare i propri interessi in tutti i modi, cerca di economizzare, di trarre il miglior profitto, e se le norme, la società gli consente di attuare questi escamotage, l'imprenditore ne coglie i frutti.
 Anche noi abbiamo le nostre responsabilità avendo permesso con l'ultimo AEC del 2002 e seguenti, il riconoscimento della tentata vendita come rapporto di agenzia. Purtroppo questo è un paese di furbi, e la mancanza di lavoro, la precarietà del lavoro, spesso l'ignoranza, fa si che occorre adattarsi per sopravvivere a tutto ciò che offre il mercato del lavoro.  E'  proprio di questi giorni la notizia di una centrale del latte di una città abbastanza importante che ha licenziato tutti i padroncini per poi fare con loro un contratto di agenzia, STESSO LAVORO, STESSO ORARIO, LAVORO PREORDINATO, CARICO, SCARICO, INCASSO, "SE QUESTO È UN UOMO" recitava un famoso romanzo di PRIMO LEVI.
         Orbene, perché non costruirci noi stessi, con i nostri soldi, un fondo di tutela e garanzia? 
Siamo 300,000, un esercito, e sarebbero sufficienti pochi euro a testa per creare un fondo presso L'ENASARCO o l'INPS dove attingere nel caso di calamità e di singole e documentate necessità per periodi temporanei. Trecentomila agenti commerciali, con un fatturato provvigionale minimo di 30.000 euro l'anno fanno  un fatturato complessivo di 90 miliardi di euro l'anno.
 Anche senza l'aiuto delle mandati o dello stato, se volessimo costituire un fondo di garanzia da utilizzare in casi gravi come quelli enunciati precedentemente, o per fallimento della mandante,  un fondo gestito dalla ns. fondazione l'ENASARCO o dall'INPS, un fondo fatto con i ns. soldi; versando solo lo 0,1% delle ns. provvigioni, ovvero per circa 30.000 euro l'anno, accantoneranno la modica somma di 30,00 euro ciascuno, si verrebbe così a costituire un fondo circa 9 milioni di euro l'anno, un fondo enorme da utilizzare nei casi che andremo ad individuare ed a regolamentare.
Con il sistema della contribuzione sulle provvigioni, "mutualità" i costi sarebbero irrisori quasi nulli, ed i benefici sarebbero tanti, a ciò dovrebbe servire il contributo di solidarietà.
È utopia? Probabile, ma proviamo a pensarci e ragionarci sopra
 Gianni Di Pietro

mercoledì 17 agosto 2011

LA RASSEGNAZIONE

LA RASSEGNAZIONE E' IL MALE PEGGIORE DELL'ITALIA E DEGLI ITALIANI. PENSARE CHE TANTO LE COSE NON POSSANO CAMBIARE, E' ALTO TRADIMENTO VERSO I PROPRI FIGLI.

Giovanni Di Pietro

domenica 14 agosto 2011

LIBERTA' E DEMOCRAZIA

La libertà di una democrazia non è salda se la sua economia non garantisce occupazione e non distribuisce beni per sostenere un livello di vita accettabile. Franklin D. Roosevelt, 1938