martedì 1 marzo 2016

Garantiamo le Pensioni Enasarco !


                          

La lista " Agenti per Enasarco" 

  Le date che vanno dal 1 aprile al 14 aprile 2016 rappresentano date storiche per gli agenti commerciali che saranno chiamati per la prima volta ad esprimere le proprie preferenze circa la nomina del Consiglio dei Delegati presso l'Enasarco. Per la prima volta in oltre 70 anni di storia, l'Enasarco fa votare I propri iscritti, circa 250.000 agenti in attività, andranno ad eleggere il Consiglio dei Delegati, i quali a loro volta eleggeranno il nuovo CDA (Consiglio di Amministrazione).
 Con la modifica dello statuto del 2014, saranno ora gli agenti e le ditte mandanti ad eleggere gli organi dirigenti. L'elezione avverrà con il sistema elettronico, l'agente dovrà entrare nella propria area riservata nel sito Enasarco, ed esprimere il proprio voto indicando una delle quattro liste presenti. (guida al voto alla pagina= http://insiemeperenasarco.it/1/upload/modalita_di_voto.pdf ) Non si votano i singoli candidati, ma solo la lista.
L'Enasarco con un patrimonio di circa sette miliardi di Euro, è il secondo gestore pensionistico Italiano, eroga circa 120.000 pensioni annue, ed oltre alle  pensioni gestisce un articolato sistema assistenziale a tutela e supporto di tutta la categoria.
Occorre ricordare che fino al 1962 l'Enasarco costituiva l'unica pensione per l'agente, solo dal 1962 l'Inps ha incluso gli agenti tra i percettori di pensione ma, erogando un fisso uguale per tutti, insufficiente alla sopravvivenza ; ciò si è protratto fino a 20 anni fa, fino ad allora la pensione Enasarco costituiva la fonte di maggior reddito per l'agente.
Molti , a torto, lamentano il fatto che si è fatta una lista con le ditte mandanti; ciò non è esatto e non risponde al vero. Con la lista delle ditte mandanti " IMPRESE PER ENASARCO" si è solo condiviso il programma " INSIEME PER ENASARCO" programma che in caso di vittoria, insieme portremmo portare a compimento.
Ognuno ha la sua lista, la nosta " AGENTI PER ENASARCO" alla quale aderiscono ; l'Usarci, la Fnaarc, la Fiarc, la Fisascat, e l'Anasf, è ben distinta da quella delle ditte, e gli agenti voteranno solo per " Agenti Per Enasarco" . Nel programma condiviso, vi sono molti punti veramente innovativi,
Attivare un sistema che consenta ai giovani di avvicinarsi alla nostra professione riducendo loro gli gli oneri contributivi , e consentendo di non versare per i primi anni i contributi previdenziali ma nello stesso tempo riconoscere comunque l'anzianità contributiva in maniera figurativa, questo è uno dei progetti che si è impeganata a realizzare la nostra lista.
- Investimenti sicuri per i Fondi dell'enasarco, prevedendo che gli stessi vengano impiegati principalmente in Italia e verso quelle aziende che si serviranno e daranno maggiore spazio alla vendita tramite gli agenti. Impegnarsi a ricercare una soluzione per le migliaia di agenti che pur avendo maturato il diritto alla pensione negli anni passati, si sono visti rifiutare la pensione in quanto nel frattempo erano intervenute modifiche legislative che hanno alzato il tetto minimo degli anni necessari per ottenere la pensione, ( i cosiddetti Silenti). - Offrire una maggiore copertura sanitaria all'agente ma anche alla sua famiglia, al posto della deficitaria assicurazione infortuni oggi in vigore.
- Migliore e maggiore comunicazione verso gli iscritti in modo da essere costantemente aggiornati sulla sua posizione e sui lorodiritti.
Queste sono solo alcuni dei punti dell'ambizioso programma che ci siamo prefissati, e che con l'aiuto degli agenti porteremo a compimento. In questi ultimi anni abbiamo retto e respinto i numerosissimi attacchi che da più parti erano rivolti contro la Fondazione, abbiamo tenuto testa e siamo riusciti a garantire ancora la pensione a questa categoria di grandi lavoratori poco incline alla autotutela. Alcune liste vorrebbero addirittura che l'Enasarco fosse assorbita dall'Inps mettendo così a serio rischio la doppia pensione.
Oggi il 70 % degli agenti pensionati percepisce dall'Inps una pensione media di 700 euro mensili, una miseria, ma che aggiunti alle altre 700 euro circa di competenza dell'Enasarco, portano il reddito mensile a 1.400 euro, una somma che permette di vivere se non bene , almeno con dignità.
Se l'Enasarco fosse inglobato nell'Inps, sicuramente diremmo addio alla doppia pensione, le mandanti cesserebbero di versare il loro 50% di contributi , e l'agente si troverebbe ad affrontare la senilità tra mille sacrifici.
 E' vero, è stato necessario aumentare l'età pensionabile, aumentare i contributi, ma si è reso necessario a seguito della legge Fornero che ha portato la sostenibilità della Fondazione da trenta a 50 anni; un vero salasso, ma non tutti i mali vengono per nuocere, infatti, nello stesso tempo questa legge ha dato maggiore stabilità e garanzia alla Fondazione e di consegunaza agli agenti che si vedono garantita la pensione per un termine ben più lungo. In Abruzzo gli agenti che hanno diritto di voto sono circa seimila e la nostra lista, "AGENTI PER ENASARCO", formata da 56 componenti, presenta ben due canditati abruzzesi, Giovanni Di Pietro Pescarese , Vice Presidente Nazionale Usarci (Unione Sindacati Agenti e Rappresentanti di commercio Italiani), ed il dott. Felice Graziani di Avezzano, AQ, componente del Comitato Esecutivo Anasf, con delega per l'Area Decentramento . Vogliamo migliorare e garantire le pensioni agli agenti.

Giovanni Di Pietro

giovedì 28 gennaio 2016

Elezioni Enasarco: Intervista al V. Presidente Naz. Usarci Giovanni Di Pietro

AGENTI DI COMMERCIO AL VOTO PER IL RINNOVO DELL’ ENASARCO - e le PENSIONI?

Dal 1  al 14 aprile gli agenti di commercio  verranno chiamati a votare per l’elezione dell’assemblea dei delegati dell’Enasarco, l’ente previdenziale di categoria. Si tratta di un appuntamento importante per gli agenti di commercio e per le scelte politico-sindacali che sono chiamati a pianificare. Per saperne di più su questo particolare settore professionale, abbiamo incontrato Giovanni Di PietroVice Presidente Nazionale USARCI (uno dei sindacati più rappresentativi degli agenti commerciali), presente nella lista “ AGENTI PER ENASARCO”  con il quale faremo un  pò di chiarezza su questo Ente tanto chiacchierato e su cosa si prefigge la  lista.
D. Quando è nato L'Enasarco?
R.L'Enasarco fu istituito nel 1938 con il nome di Enfasarco, (Ente Nazionale Fascista Assistenza Agenti Rappresentanti di commercio a seguito della emanazione del primo AEC; successivamente con  Regio Decreto del 6 giugno 1939 n. 1305 l' Enfasarco divenne il primo e per tanti anni l'unico ente pensionistico per gli agenti e rappresentanti commerciali.
D. Ma all'epoca l'agente percepiva altre pensioni?
R. Assolutamente no, la pensione erogata dall'Enasarco era l'unica pensione percepita dall'agente
D. Ma  l'agente non percepiva anche la pensione INPS?
R. Purtroppo no, l'Inps  erogava pensioni solo ai lavoratori dipendenti.   Occorrerà attendere il 1966 quando la legge 22 luglio 1966 n. 613 istituì presso l’INPS l’assicurazione generale obbligatoria per gli esercenti attività commerciali.   Solo allora, gli agenti ebbero diritto alla pensione Inps in quanto assimilati ai commercianti.
D. Quindi dal 1966 L'agente ha diritto a due pensioni?
R. In pratica si, dal 1966 l'agente percepisce due pensioni, ma quella che gli permettereva  di vivere una vecchiaia tranquilla era solo quella dell'Enasarco in quanto quella dell' INPS era costituita da un minimo fisso, ovvero, l'agente, pur versando contributi in percentuale sul reddito, aveva diritto sempre alla stessa pensione, un minimo che all’epoca, 1966, era di lire  12.000, circa 118 € attuali.
D. Perchè invece quella ENASARCO è più importante?
R. Occorre innanzi tutto spiegare il sistema pensionistico Italiano. L'Italia ha da sempre utilizzato per le pensioni pubbliche il sistema a RIPARTIZIONE così come in altri paesi come Francia, Germania, Belgio, Spagna  ed altri, mentre altre nazioni di matrice Anglosassone hanno utilizzato un sistema misto, Ripartizione e Capitalizzazione
D. Ripartizione, Capitalizzazione,cosa significano?
R. Il sistema a ripartizione è costituito da un sistema senza patrimonio, dove le pensioni vengono pagate con i soldi dei lavoratori, in pratica i figli versano per pagare le pensioni dei padri.
D. I figli versano per pagare la pensione ai padri? Non è una incongruenza?
R. Assolutamente no, faccio un esempio banale per poter comprendere al meglio il sistema.
Al momento della costituzione dell'ente pensionistico, si sarebbe dovuto attendere  almeno venti anni per poter cominciare ad erogare pensioni,  tempi troppo lunghi, e poichè la  pensione costituisce oltre che un reddito sociale, aiuta l’economia nazionale,  si provvede ad erogare da subito una pensione a chi ha raggiunto l'età pensionabile, o subisce un infortunio , prelevando i contributi dai versamenti dei più giovani.
D. Ma allora i pensionati sfruttano i soldi degli altri.
R. In verità non è uno sfruttamento in quanto è praticamente un giroconto, i giovani di oggi saranno i pensionati di domani che attingeranno dai loro figli i quali quando andranno in pensione attingeranno a loro volta dai figli.
D. Se il sistema è perfetto perchè quasi tutti gli enti pensionistici sono in passivo?
R. Non esistono sistemi perfetti, ma solo sistemi che premiano più o meno il sociale, la passività degli enti pensionistici è causata da una moltitudine di fattori, quali:  crisi economica prolungata che porta ad una diminuzione drastica dei versamenti contributivi o ad un considerevole calo delle nascite e quindi dei futuri lavoratori, oppure ad una troppa elasticità nel concedere pensioni a chi non ne ha ancora i requisiti.
D. Torniamo alle due pensioni, quella dell'Enasarco quindi rappresenta la pensione più importante.
R.  Vero in parte, in realtà, con la legge 613del 1966 , ovvero l'istituzione della pensione INPS per i commercianti, la pensione Enasarco si trasforma in pensione integrativa, anche se fino al 1972 Con la legge 12 resta la più importante. Occorre attendere la legge 2 agosto 1990 n. 233  perchè la pensione INPS si trasforma da fisso a variabile sulla base dei contributi versati. A Questo punto le pensioni si equivalgono.
D. A questo punto si poteva eliminare un ente contributivo, perché continuare a pagare due enti pensionistici?
R. Anche qui i motivi sono molteplici. Abbiamo detto che il sistema pensionistico italiano è quello a RIPARTIZIONE, (i figli versano per i padri) quindi, se si smettesse di versare i contributi, tutti i pensionati resterebbero senza pensione e quelli che stanno continuando a versare perderebbero comunque i loro contributi nel giro di pochissi anni perché i loro versamenti servirebbero per pagare le pensioni in corso. 
D. Quindi si è condannati in eterno a pagare la doppia contribuzione?
R. Non è detto. Ritengo comunque che se anche fosse non ci sarebbe nulla di male, avere due pensioni permettono di vivere meglio, seppure con un piccolo sacrificio in più nel periodo di attività, dobbiamo inoltre tener presente che i contributi ENASARCO vengono pagati al 50% dalle ditte mandanti, non gravano esclusivamente sull'agente. L'agente quindi percepisce una pensione piena pagando un contributo ridotto al 50% non è poco.
D. Non mi ha risposto,  quindi occorre pagare per sempre, se si smette salta tutto.
R. Con le ultime riforme, si sta cercando di ridurre sempre più questo aspetto. L'innalzamento dell'età pensionabile, la riduzione dei coefficienti di calcolo, la trasformazione del sistema di calcolo della pensione da retributivo al contributivo, sono i primi passi per portare eventualmente il sistema da Ripartizione a sistema misto con garanzie maggiori sulla sostenibilità seppure con la riduzione della redditività. Personalmente ritengo comunque migliore il sistema a ripartizione, l'aspetto sociale è premiante anche per la collettività.
D. Ha usato altri due termini poco chiari, Retributivo e contributivo, cosa significano
R. Sistema retributivo significa effettuare il calcolo per la pensione tenendo conto solo della retribuzione percepita, senza tenere in alcun conto i versamenti contributivi. Sistema contributivo invece è l'inverso, il calcolo viene effettuato sui contributi versati e non sulle provvigioni percepite.
D. Può essere più chiaro con qualche esempio?
R. Certo, prendiamo ad esempio il sistema retributivo;  nel 1980 , la percentuale di contribuzione ENASARCO era del 8%, 4% a carico agente e 4% a carico mandante. Se l'agente avesse percepito una provvigione pari a 10 milioni di vecchie lire avrebbe versato in totale  800.000 lire di contributi. In questo caso, il calcolo viene fatto sulle provvigioni premiando maggiormente il calcolo pensionistico in quanto i versamenti dei contributi erano molto bassi. Con l'attuale sistema, quando andrà a regime, si considereranno solo i contributi versati (sistema contributivo), non le provvigioni, sistema maggiormente penalizzante per il lavoratore ma più equo.
D.  Passiamo alle domande difficili, si parla tanto di silenti, cosa sono?
R.I contributi Silenti rappresentano  quei  contributi versati ad un ente pensionistico   che non sono sufficienti a maturare alcun trattamento,  da ciò il termine silenti che vuole indicare quelle persone che pur avendo versato contributi non percepiranno alcuna pensione.Il problema è molto complesso e di non facile soluzione e riguarda tutti gli enti pensionistici non solo l’Enasarco.
D. arliamo allora dei silenti Enasarco, perché i loro versamenti devono ritenersi perduti?
R. Anche qui occorre fare una distinzione; quelli che alla fine del 1998  data di privatizzazione dell’ENTE avevano maturato il diritto alla pensione perché già in possesso dei 15 anni di versamento previsti per legge, e quelli che hanno versato 2;3;5; 10 anni senza raggiungere il minimo previsto per ottenere il diritto alla pensione.
 La legge 12 del 2 febbraio 1973, voluta dal ministero del lavoro e della previdenza sociale,  ridisegna la natura ed i compiti dell’Enasarco a seguito della emanazione della legge 22 luglio 1966, n. 613 che ha incluso gli agenti commerciali nella gestione INPS.  Con la legge 12 la pensione Enasarco si trasforma da unica pensione in pensione Integrativa.  I primi, quelli che al 1998 avevano maturato i 15 anni, hanno avuto due anni  per poter completare gli anni di versamento mancanti.
D. Ancora cerca di eludere la domanda, perché l’Enasarco non restituisce i contributi versati che non  daranno diritto alla pensione ?
R. No, non cerco di eludere, cerco di far capire alcune differenze sostanziali. L’Enasarco è sotto il diretto controllo dei ministeri vigilanti e del COVIP, oltre ciò è intervenuta la cosiddetta legge Fornero che ha portato da 30 a 50 anni la sostenibilità degli enti privatizzati.
Questa ulteriore e giusta garanzia, che dà maggiore stabilità alla fondazione e sicurezza agli iscritti, ha obbligato l’Enasarco ad aumentare le percentuali contributive e l’età pensionabile e non concede alcuno spazio a qualsiasi altra possibilità. Restituire le somme versate agli ex agenti che non hanno maturato il diritto alla pensione, provocherebbe un tracollo della fondazione con conseguenze inimmaginabili.
D. Perché si provocherebbe il tracollo della Fondazione?   non è sufficiente prendere quei soldi e restituirli?
R. Assolutamente no, questo sarebbe possibile solo in un sistema a Capitalizzazione, non a Ripartizione, abbiamo detto in precedenza cosa significa. Restituire le somme versate comporterebbe il CRAC della Fondazione, (cosa che succederebbe in tutti gli enti previdenziali se si attuasse una simile politica).
L’Enasarco, così come gli altri enti, non ha risorse sufficienti a rendere i versamenti, se lo facesse  non avrebbe più i soldi per pagare le pensioni già in essere e quelle future,  e ciò non andrebbe a favore di nessuno. Nello stesso tempo, se si rendessero i soldi a tutti senza più erogare pensioni, ad ognuno spetterebbe solo le briciole.
D. E  se intervenisse l’inps inglobando  l’Enasarco?
R. Le cose non cambierebbero assolutamente, anche l’INPS ha i suoi silenti e sono molti di più dell’Enasarco, inoltre tale assorbimento, difficile da realizzare, provocherebbe si l’annullamento dei contributi obbligatori Enasarco, ma provocherebbe anche la cancellazione futura della doppia pensione, con il risultato che oltre l’80% degli agenti si ritroverebbe con una unica pensione di circa 600 € mensili invece della doppia pensione, circa 1. 200 attuali con la quale sopravvivere con dignità.
D. Ma l’agente prende due pensioni perché versa due contributi, se uno li versasse ad una assicurazione privata otterrebbe ugualmente due pensioni?
R. Anche questa è una considerazione semplicistica ed in parte non vera. Innanzitutto se non fosse obbligatoria quasi nessuno verserebbe i contributi volontari, solo i più facoltosi provvederebbero a costituirsi una pensione complementare, in  secondo luogo,  occorre tener conto che la rendita del privato è nettamente più bassa di quella dell’Enasarco in quanto occorre tener conto di  tutti gli aspetti pensionistici,  invalidità, malattia oltre all’utile che il privato deve avereUltima considerazione,  la più importante; in tutto ciò, in tutte le chiacchiere e le considerazioni che si fanno, non si tiene conto che la pensione Enasarco è la conseguenza di un versamento che al 50% grava sulle mandanti;  su un monte contributivo di 100 mila euro sul quale si calcola la pensione, 50 mila e più non è stato pagato dall’agente ma dalla mandante , e se l’Enasarco sparisse addio pensione e contributo paritetico.
D. Quindi i silenti devono rassegnarsi, per loro non vi è nulla da fare?
R. da anni si cerca di trovare una soluzione, ma non è certamente facile; per legge non possono essere distratte somme destinate alla pensione, oltremodo non sarebbe neanche giusto. Questo è un problema sociale , e come tale dovrebbe interessare tutta la platea degli agenti, sia quelli in attività sia quelli già pensionati, oltre che lo stato. Qualsiasi iniziativa contro la Fondazione, potrebbe provocare l'effetto domino  ed interessare tutti gli enti pensionistici sia privati che pubblici e potrebbe comportare il tracollo dell'intero sistema pensionistico. Per poter quindi trovare una quadra ai silenti, quelli che hanno maturato almeno 15 anni di versamenti, occorrerebbe trovare i fondi ed avere il benestare dei ministeri competenti.

D. Ma questo dei silenti è un problema che occorre risolvere altrimenti si trascinerà in eterno.
R. Assolutamente no, quello dei silenti è un problema che " tecnicamente" è già stato risolto, infatti con il regolamento del 2012, è stato previsto che, per i nuovi iscritti alla Fondazione, sono sufficienti 5 anni di versamentiper poter accedere ad un contributo al raggiungimento dell'età pensionabile, quindi anche quelli che non raggiungeranno i venti anni, avranno diritto ad una rendita.
D. Ma allora tutti quei movimenti che si leggono sui media che parlano di azioni legali, ricorso alla corte Costituzionale, alla corte europea ed altro?
R. Siamo in un paese democratico ed ognuno è libero di pensare quello che crede più opportuno. Ci troviamo in un momento storico dove si parla molto si ascolta poco e si legge meno, ognuno di noi ha la soluzione a tutti i mali, internet che è una notevole cassa di risonanza a costo zero, dà l'opportunità a tutti di fare il condottiero,  così nascono partiti politici personali, nuove associazioni sindacali, con l'unico risultato di disperdere le forze e calunniarci l'un l'altro.
Il malcontento ed il populismo completano l'opera.
D. Parliamo di elezioni ENASARCO. Sei un candidato all'assemblea dei delegati nella lista insieme per ENASARCO, come si è giunti a questa scelta ?
R. La lista " insieme per Enasarco " è una coalizione al cui interno vi sono altre due liste, " mandanti per Enasarco" e " Agenti per Enasarco" nella prima vi sono le organizzazioni delle ditte mandanti, nella seconda, quella che ci interessa maggiormente, vi sono le sigle storiche degli Agenti, oltre che l'Usarci, vi è la Fnaarc, la Fiarc, la CISL, l'Anasf. Insieme perchè la fondazione ENASARCO è retta sia dai rappresentanti degli agenti sia da quelli delle mandanti, è impensabile poter amministrare se non vi è condivisione, si arriverebbe alla paralisi della fondazione con ripercussioni negative per tutta la categoria.
D. Qual'è il programma della lista " Insieme per Enasarco" ?
R. Il programma prevede 10 punti salienti
1)    Diamo centralità alle esigenze dell’agente   
2)    Miglioriamo il nostro sistema sanitario   
3)    Incentiviamo l’aggiornamento professionale  
4)    Diamo più servizi agli agenti di commercio   
5)    Accompagniamo il ricambio generazionale    
6)    Consolidiamo la collaborazione con il mondo universitario e della formazione
7)    Ampliamo i nostri orizzonti di vendita  
8)    Sviluppiamo un innovativo piano di investimenti per Enasarco 
9)    Rendiamo Enasarco più presente e aperta al territorio     
10)                      Comunichiamo meglio e di più
D. Può illustrarci brevemente i vari punti
R. certamente,
a) Le esigenze pensionistiche ed assistenziali della categoria sono cambiate negli ultimi anni, occorre pertanto cercare nuove soluzioni  che diano maggiore reddito all’agente  inoltre l’agente deve poter dialogare ed ottenere risposte  in maniera diretta ed in tempi brevissimi con la fondazione , occorre inoltre trovare  soluzioni utili a risolvere il problema delle posizioni contributive incomplete.
b) Il sistema assicurativo infortuni ha presentato, in special modo negli ultimi anni, lacune paurose e disservizi, occorre riformare il sistema, prevedendo un sistema sanitario che tuteli maggiormente l’agente e la sua famiglia con una particolare attenzione al problema dell’assistenza agli anziani ed alla lungodegenza.
c) L’apertura delle frontiere e la globalizzazione ha allargato i confini geografici  anche dell’agenzia. In questo nuovo scenario vi è necessità di agenti piu’ preparati  professionalmente, L’Enasarco ha nel suo statuto, tra i suoi compiti, quello della formazione , che era stato ormai abbandonato negli anni 90, occorre dare nuovo impulso a questo aspetto, prevedendo  specifici corsi di lingue, di marketing, corsi per l’utilizzo di strumenti di comunicazione web, come l’utilizzo dei social a fini commerciali,
d) Piu’ vicini alla categoria significa anche dare un supporto economico per  l’acquisto di autovetture,  locazione di uffici, per l’acquisizione di programmi di gestione
e) Da tempo la categoria non ha ricambio generazionale con ripercussioni sulla economia delle aziende e sui posti di lavoro, sono pochi oggi  i giovani che scelgono questa professione che ritengo tra le più belle del sistema imprenditoriale, ciò mette oltretutto a rischio le future pensioni, occorre inserire degli incentivi per i giovani agenti anche senza il pagamento dei contributi per i primi anni, anni che comunque dovranno avere  un valore figurativo ai fini pensionistici
f) La fondazione deve avere una maggiore visione del mondo produttivo ed universitario, sono migliaia le nuove aziende, (start –up) che in collaborazione con il mondo universitario  offrono al mercato prodotti innovativi che risultano difficili da collocare sui mercati a causa della  scarsa conoscenza del tessuto distributivo da parte di queste start-up. L’Enasarco, piuttosto che investire su fondi di dubbia solidità, potrebbe  meglio investire proprio su queste start-up , che  in cambio assicurino anche nuovi posti di lavoro agli agenti.
g) Occorre creare una  rete che possa essere da traino allo sviluppo e ricerca di agenti per  ditte mandanti estere e,  meglio ancora, creare una sinergia tra mandanti stranieri e agenti italiani.
h) I futuri investimenti dovranno essere fatti con la massima cautela e rispetto rischio,  investimenti tesi a favorire l’economia nazionale  coniugando la redditività degli investimenti con la crescita delle imprese  che si impegnino ad incrementare la distribuzione attraverso la rete degli agenti  piuttosto che servirsi di altre forme di collocamento.
i) Gli uffici periferici sono quasi fatiscenti, occorre una ristrutturazione con servizi adeguati con l’utilizzo di nuove tecnologie e personale adeguatamente valorizzato per consentire una relazione più diretta tra la Fondazione e gli agenti.
l) occorre migliorare la comunicazione, il rapporto con gli iscritti, sia in quantità che in qualità  ed essere più attenti nel recepire le istanze della categoria.
D) Non ho trovato alcun riferimento ai silenti, quindi per la lista insieme per Enasarco  il problema non è prioritario ?
R) Assolutamento no il problema c'è ed è reale, infatti è al primo punto. Quando si parla di trovare soluzioni alle contribuzioni incomplete, si parla proprio dei silenti. Quello dei silenti come ho detto prima è un problema che per essere risolto ha necessità di tanti fondi. Avremmo potuto battere la grancassa mediatica dicendo che avremmo risolto il problema, ma siamo consci che ciò non è di facile soluzione.
I programmi devono essere realizzabili, per  ogni punto  occorre già avere la soluzione, il percorso da fare, il sistema come realizzarlo, altrimenti diventa solo una dichiarazione di intenti utile a fare grandi proclami, a catturare voti.
Non si può  millantare traguardi  che si sanno in partenza irrealizzabili al solo scopo di catturare voti, occorre serietà.
D) Questo è il programma della coalizione, ma vi è qualche cosa che le sarebbe piaciuto inserire e che non è stato fatto?
R) Certamente si, avrei preferito che nel programma fossero stati almeno sfiorati i problemi degli agenti monomandatari già oggetto di interrogazioni parlamentari; anche il problema della perdita di mandati, per fallimento o chiusura delle mandanti rappresenta una grossa preoccupazione,  si sarebbe potuto prevedere una specie di fondo indennitario da erogare con un apposito fondo per i casi più gravi.
D) ma come avverranno le elezioni ?
R) innanzi tutto occorre precisare che hanno diritto di voto tutti gli agenti in attività, per attività si intende colui che ha almeno un versamento trimestrale nell’ultimo triennio.
L’enasarco ha pubblicato da tempo gli elenchi degli agenti che hanno diritto al voto, e solo quelli saranno ammessi a votare.
D) ma tecnicamente come si svolgerà la votazione?
R) l’agente dovrà avere aperta la sua posizione on line con la Fondazione, riceverà un codice dall’Enasarco, attraverso questo , ed entrando nella propria posizione esprimerà il suo voto indicando la lista che preferisce.  

Bene Giovanni Di Pietro, in attesa di questo evento elettorale che sicuramente segna una svolta nella categoria, speriamo attraverso l'intervista aver fatto chiarezza su punti "nodali" per i colleghi. Il nostro appuntamente sarà al dopoelezioni per le valutazioni di rito. Per ora un grande IN BOCCA AL LUPO!

domenica 13 dicembre 2015

Messa in Liquidazione della Ditta Mandante


COSA DEVE FARE L'AGENTE IN CASO DI MESSA IN LIQUIDAZIONE DELLA DITTA MANDANTE?

La crisi economica che ormai perdura da diversi anni ha messo a dura prova la sopravvivenza di molte aziende, le quali, le più sane, le meno indebitate decidono sovente di mettere in liquidazione la società e chiudere i battenti.
In diritto, la liquidazione di una società è il processo mediante il quale una società (o parte di essa) viene portata al termine, ridistribuendo tutti gli attivi e cercando ove possibile di chiudere tutte le posizioni debitorie.
La Liquidazione Aziendale, avviene su base volontaria a causa dell'insolvenza della stessa.

http://www.usarci.it/ultime-notizie/item/632-insieme-per-enasarco-ampia-coalizione-per-il-voto
Al momento della domanda al tribunale della messa in liquidazione da parte dell'amministratore della società, il giudice nominerà un liquidatore, che puo' essere un amministratore dell'impresa stessa, o una persona esterna alla società, commercialista o ragioniere nel caso si ravvedano degli illeciti amministrativi, che avranno il compito di chiudere tutte le posizioni attive e passive dell'azienda.

Cosa deve fare un agente o rappresentante per tutelare i propri interessi?

Partendo dal presupposto che la messa in liquidazione rappresenta una volontà di chiudere l'azienda, il contratto si risolve automaticamente per volontà della mandante (controllare bene tutti gli atti facendosi assistere da un esperto).

Non sempre l'azienda informa l'agente della procedura in atto, ciò si verifica solitamente quando il liquidatore è lo stesso amministratore dell'azienda, in quale tenta, maldestramente, di non pagare tutti i debiti facendo leva sulla scarsa conoscenza delle modalità e dei diritti dell'agente.
La prima cosa da fare non appena si ha il sentore di difficoltà dell'azienda, o di voci ricorrenti, è quella di effettuare una visura camerale, costa pochissimo, da 5 a 10 €, ma si è certi dello stato in cui versa l'azienda; su tale documento  è riportato anche il nome del liquidatore ed il suo indirizzo al quale va inviata la documentazione.
Il carteggio da inviare alla mandante in caso di messa in liquidazione è abbastanza semplice, tramite la Pec dell'agente, alla Pec del liquidatore o dell'azienda, si invia una richiesta di pagamento contenente un elenco delle varie voci di cui si ritiene essere creditori: provvigioni non corrisposte, indennità di mancato preavviso, indennità suppletiva di clientela, indennità meritocratica, Firr non versato all'Enasarco, Indennità cessazione rapporto ex art 1751cc , ed ogni altra somma a titolo di Risarcimento dovuto a fatti illeciti dell'azienda.
E' bene in tutto ciò farsi assistere dal sindacato che effettuerà i calcoli delle varie indennità e seguirà gli sviluppi ulteriori della liquidazione.
Occorre seguire attentamente l'iter perché il liquidatore potrebbe non riconoscere gli importi richiesti, nel qual caso sarà opportuno valutare una eventuale vertenza sindacale; oppure potrebbe accadere che la liquidazione si trasformi in concordato preventivo, o concordato fallimentare, o possa addirittura confociare nel fallimento stesso, nel qual caso vi sono altri e più approfonditi adempimenti da fare per far valere i propri diritti.

Gianni Di Pietro


martedì 17 novembre 2015

FEDERAGENTI, MONOMANDATO ED ENASARCO

Considerazioni sul'articolo del 12/11/15 pubblicato a pagamento su Libero 


In un articolo a sei colonne su Libero del 12 novembre 2015, la Federagenti interviene sulla ormai nota questione del monomandato, schierandosi anch'essa con gli altri sindacati ritenendo la cosa di pertinenza esclusivamente della contrattazione collettiva.
 Ritiene inoltre la Federagenti che l'articolo pubblicato dal sottoscritto il 02 novembre 2015 sul proprio blog, “ La Voce degli Agenti e dei Rappresentanti di Commercio “ era indirizzato a loro.
 In verità era rivolto ad un altro sindcato unitario il quale aveva inviato in merito, delle news ai propri iscritti; ma ciò poco importa.
E' importante invece il fatto che la Federagenti, pun non essendo firmataria degli AA.EECC, propenda per la soluzione comunitaria; ma andiamo per ordine.

 Scrive la Federagenti
 “ E' difficile rimanere calmi di fronte a tanta sfrontatezza : il Vice Presidente Usarci (il sottoscritto) parla apertamente dell'incapacità della contrattazione collettiva di far fronte ad alcune criticità della categoria, ma allora perchè da decenni la sua associazione unitamente a Fnaarc e Fiarc sottoscrive gli AE C con le controparti datoriali? Se non si è soddisfatti dei risultati, una associazione coerente con le attuali affermazioni di Di Pietro si dissocia e non firma (certo, poi non si siede nel CDA Enasarco) .”
Affermazione semplicistaca ed un po' ingenua.
 Il  monomandato, in molte sue sfaccettature,  rappresenta un vero problema sociale; lo stesso  presidente Enasarco, Brunetto Boco,   ha precisato ed ammesso nell'audizione presso la X  Commissione Attività Produttive, alla Camera dei Depitati,  che vi sono circa 30 mila agenti monomandatari al di sotto di 30 mila euro l'anno lordi di provvigioni e di questi circa 14 mila sono sotto i 15 mila euro, ciò vuol dire  che al netto di oneri e spese, questi monomandatari hanno un reddito  al di sotto della soglia di sopravvivenza.
Tutto ciò non rappresenta più un problema contrattuale, bensì un problema sociale ed i problemi sociali sono principalmente di competenza parlamentare. Gli AA.EE.CC., a differenza del CCNL (contratto collettivo nazionale del lavoro) riferito ai lavoratori dipendenti,  non trattano il reddito minimo, o entità delle provvigioni, ma esclusivamente dei diritti e dei doveri oltre che delle indennità riservati alla categoria degli agenti.
 Anche per ciò che riguarda le modifiche unilaterali dei contartti non vedo lo scandalo se il parlamento docesse intervenire. Non è forse il codice civile che regolamenta le variazioni contrattuali in genere? Se nel codice vi fosse una falla, non è compito del legislatore porvi rimedio?

 Lo star del credere; sempre la Federagenti asserisce che lo star del credere lo si è dovuto modificare perchè: 
 “ vi era l'obbligo per l'Italia di adeguarsi ad una normativa comunitaria. “
Dimentica la Federagenti di specificare quale fosse la normativa comunitaria che ne vietasse l'applicazione. La direttiva comunitaria 86/653 CEE, non menziona in nessun rigo ed in nessuna parola lo star del credere, quindi non è corretto dire che l'italia è stata obbligata, se non fosse intervenuto il Senatore Villone dietro spinte dell'Usarci, lo star del credere sarebbe ancora in atto. Anche sull'art 1751 bis la Federagenti asserisce che : ” l'art.1751 bis fu introdotto con il d.lgs. N° 303 del 10 settembre 1991 con cui l'italia ha dovuto dare applicazione alla direttiva n . 86/653/CEE.” Dimentica la Federagenti che il testo originario dell'art 1751 bis introdotto con d.lgs. N 303 del 10 settembre 1991 era il seguente:
“ Art. 1751 bis. Il patto che limita la concorrenza da parte dell'agente dopo lo scioglimento del contratto deve farsi per iscritto. Esso deve riguardare la medesima zona, clientela e genere di beni o servizi per i quali era stato concluso il contratto di agenzia e la sua durata non può eccedere i due anni successivi all'estinzione del contratto."  
L'articolo menzionato dalla Federagenti non prevedeva alcuna indennità per l'agente che avesse sottoscritto tale clausola, ed a riprova di ciò, la Suprema Corte di Cassazione, in più sentenze, ha ribadito che l'agente il quale ha sottoscritto tale patto prima del 2001, ( data di entrata in vigore della nuova formulazione voluta sempre dal senatore Villone e dall'usarci,ovvero l'art. 23, L. 29.12.2000, n. 422 (G.U. 20.01.2001, n. 16, S.O. n. 14) che prevede, finalmente, un indennizzo per tale patto), non ha diritto ad alcuna indennità per tale patto.
 Anche sull'art. 1751 cc. Indennità di Fine Rapporto , la Federagenti ha da ridire.
 Da sempre la contrattazione collettiva stabilisce i canoni minimi a cui adeguarsi, mentre, guarda caso il c.c. stabilisce solo i massimi
" L'importo dell'indennità non può superare una cifra equivalente ad un'indennità annua calcolata sulla base della media annuale delle retribuzioni riscosse dall'agente negli ultimi cinque anni e, se il contratto risale a meno di cinque anni, sulla media del periodo in questione.".
Possiamo ben dire che , nessuna norma collettiva può inficiare ciò che prevede il codice, ma con gli AA.EE.C.C si è voluto dare certezza ad un minimo di indennità anche quando non ne ricorrano i presupposti previsti dal codice, indennità che può andare anche ben oltre il massimo stabilito dall'art. 1751 c.c. Nel contempo nessuna norma vieta di richiedere l'indennità prevista dal 1751 ogni qual volta l’agente lo ritenga opportuno.
 Sempre la Federanti ci suggerisce di non firmare gli AA.EE.CC. e seguita dicendo che lo firmiamo solo per sederci al tavolo dell'Enasarco.
Tale assunto non risponde al vero per diversi ordini di motivi.
 Primo, non firmare gli AEC potrebbe vanificare tutte le conquiste fatte dalla categoria degli agenti, ne elenco solo qualcuna: l’agente non avrebbe più diritto al Firr, l’indennità è dovuta solo per contrattazione collettiva; anche la ind. suppletiva di clientela e la meritocratica verrebbero meno in quanto previste sempre e solo dalla contrattazione e l'agente potrebbe non avere requisiti previsti dall'art 1751 c.c. e trovarsi pertanto senza alcuna indennità; che dire poi del preavviso, della malattia, e dell'art 1751 bis che rimanda per l'appunto il calcolo alla contrattazione ?
Sull'Enasarco poi vi è un capitolo a parte, non mi risulta nessuna norma che non permetta ad una associazione già firmataria degli AA.EE.CC. di non far parte del CDA perchè non sottoscrive un nuovo accordo, sarebbe una specie di ricatto oltre che illegale.
Parliamo anche della costituzione di un tavolo per lo studio dei problemi della categoria, tutti i sindacati si appropriano della sua paternità, ma nella pratica nessuno fa il primo passo, anche se per onor del vero occorre precisare che negli ultimi due anni,  numerosi sono stati gli incontri tra i sindacati firmatari degli AA.EE.CC. per discutere dei problemi della categoria, anche se su posizioni diverse, ma ciò costituisce il sale della democrazia.
E’ quantomeno singolare il continuo, costante e feroce attacco che Federagenti muove all'Usarci, attacco che che non contribuisce a cercare soluzioni, tantomenno tale comportamento va a vantaggio della categoria che ci onoriamo di rappresentare
Auspichiamo che i sindacati firmatari degli AA.EE.CC. si facciano promotori dell'apertura di un tavolo unitario per discutere ed approfondire l'argomento del monomandato e della revisione della attività dell'agente, l'Usarci è sempre pronta a confrontarsi ed incontrarsi quando si ha come obiettivo primario la tutela degli agenti..

Giovanni Di Pietro

giovedì 5 novembre 2015

Tutela delle Malattie ed Infortuni dei Lavoratori Autonomi

GLI AGENTI DI COMMERCIO SONO LAVORATORI AUTONOMI

Nell'ultimo decennio abbiamo assistito ad un considerevole aumento dei lavoratori autonomi e tra questi, l'incremento vi è stato principalmente nel campo femminile. A questo incremento considerevole, le parti sociali, i sindacati sia datoriali che dei lavoratori non hanno prestato grande attenzione considerando il lavoratore autonomo come la persona che assumenndo su se stesso i rischi dell'impresa o della professione deve badare lui stesso a se stesso.
 Non si è tenuto assolutamente conto che il lavoro autonomo è in incremento perché la disoccupazione in molti Stati membri, accompagnato dalla pressione costante tesa a ridurre i costi (unitari) del lavoro sta portando il mercato del lavoro nazionale ad incoraggiare l'ulteriore sviluppo e la crescita del lavoro autonomo fittizio.
Non si è preso atto  che comunque il lavoro autonomo contribuisce in maniera sostanziale ad incrementare il numero di occupati;è indubbio che ogni lavoratore autonomo assorbe da uno ad n lavoratori inoccupati o disoccupati sia sotto forma di impresa familiare, sia come dipendenti.
Occorre inoltre considerare che nella stragrande maggioranza dei casi, le condizioni di lavoro dei lavoratori autonomi non sono economicamente indipendenti e non sono molto diverse da quella dei lavoratori dipendenti, per cui i loro diritti alla sicurezza sociale ed al lavoro dovrebbero essere più simili a quelli di questi ultimi; accade inoltre che un numero crescente di lavoratori autonomi o di lavoratori con scarso lavoro o lavoro remunerato a livelli molto bassi, in particolare le donne, si trovano al di sotto della soglia della povertà, ma non figurano ufficialmente come disoccupati; tra questi assumono una priorità assoluta le lavoratrici autonome che hanno maggiore probabilità di piombare nella povertà anche perchè è preclusa loro la possibilità di ottenere diritti pensionistici, congedi di malattia, ferie retribuite e altre forme di sicurezza sociale adeguati.
 Le attuali forme di protezione sociale sono state  concepite per garantire i diritti sociali e del lavoro dei lavoratori dipendenti, con scarsissima attenzione a quello autonomo per cui si verifica sempre piu’ che con l'aumento del numero dei lavoratori autonomi questi possano beneficiare di una minore protezione sociale.
Non vi è dubbio che tra questi sono ricompresi gli agenti commerciali , i quali, pur versando, obbligatoriamente ben due contributi pensionistici ed assistenziali, INPS ed ENASARCO, sovente si trovano nella condizione di perdere il lavoro a causa della malattia senza poter accedere ad alcuna forma di assitenza ma, nel contempo , pregiudicano  ulteriormente il diritto alla pensione per perdita di occupazione o riduzione di guadagno. Accade sempre più sovente che una malattia od un infortunio, possano compromettere  il lavoro o perderlo completamente e ciò senza avere alcun sostentamento sia per le cure che per la stessa sopravvivenza.
Migliaia di lavoratori autonomi si trovano annualmente a dover combattere con un tumore, una grave malattia  o con un infortunio, e per questo si sono ritrovano con il lavoro sospeso, o addirittura disdettati, senza avere più alcun sostentamento e nessun riconoscimento pensionistico in quanto l'invalidità riconosciuta se inferiore al 67 % non dà diritto alla pensione . Vi è ulteriormente da considerare che i casi in cui poi l'Enasarco non riconosca la pensione a persone sulla sedia a rotelle o affetti da tumore dove l'Inps ha già riconosciuto l'invalidità al 100 % sono sempre maggiori .
In tutto ciò assistiamo ad un'altra stortura;  per aver diritto alla pensione di invalidità sia l'INPS che l'ENASARCO, prevedono che il lavoratore debba avere almeno tre anni di versamenti nell'ultimo quinquennio. Una aberrazione. Accade quindi che per un incidente, un infortunio o malattia,  ci si ritrovi senza lavoro pur non raggiungendo il 67 % di invalidità ( minimo per ottenere la pensione) e quindi il lavoratore resta senza alcun sostentamento e,  se successivamente questo lavoratore subisce un aggravamento delle condizioni di salute, e nel frattempo sono trascorsi due anni ed un giorno dalla data di cessazione del lavoro, non si ha diritto alla pensione Enasarco e neanche a quella dell'Inps perché le norme prevedono come già detto, che vi siano almeno tre anni di contributi nell’ultimo quinquennio.
 Occorre che le parti sociali prendano atto di questa situazione ormai insostenibile e facciano pressione sia verso l'ENASARCO, sia verso la politica affinchè si attivino per porre rimedio a queste storture, anche in applicazione della Risoluzione del Parlamento europeo del 14 gennaio 2014 sulla protezione sociale per tutti, compresi i lavoratori autonomi (2013/2111(INI)) Giovanni Di Pietro

lunedì 2 novembre 2015

Modifiche al Monomandato. - Perchè gli altri sindacati non sono d'accordo ?


            L'audizione presso la x commissione attività produttive della camera, dove su proposta  dell' USARCI, si è discusso  della risoluzione sul Monomandato presentata dall'  On.le Lara Ricciatti, ha visto tutte le parti sociali, sia datoriali che degli agenti contrarie all'istituzione del minimo garantito per una parte degli agenti monomandatari.
Dopo la pubblicazione dell'accaduto,  ecco che arriva la motivazione della contrarietà da parte di una sigla sindacale.
                Un sindacato scrive in una sua news che la opposizione a tale proposta non è dovuta alla avversione alla stessa, in quanto la si riterrebbe giusta, ma al fatto che tale proposta sia stata fatta legislativamente, mentre se ne sarebbe dovuta occupare la contrattazione collettiva, ovvero gli AA.EE.CC..
             Sarà perchè l'Usarci si occupa esclusivamente degli agenti commerciali che determinati sofismi sono ritenuti superflui. Gli agenti hanno affidato come mandato la tutela della categoria, e per raggiungere tale obiettivo non ci si può soffermare a lungo sulla provenienza di simili proposte, ma piuttosto del risultato.
            La condizione di disagio di circa 30 mila agenti monomandatari non è di oggi, ma risale al 2002 quando, proprio con gli AA.EE.CC., si inserì la tentata vendita nel contratto di agenzia dando così la possibilità ad aziende senza scrupoli, di licenziare i viaggiatori piazzisti (a stipendio) per dar loro lo stesso importo in qualità di agenti.
            Dopo 13 anni la situazione è peggiorata, ed alla richiesta di modifica dei contratti nazionali vi è sempre stato il “niet” generale delle controparti.
Occorre tener conto che la stessa Normativa Europea prevede
l'agente commerciale ha diritto ad una retribuzione conforme agli usi del luogo dove esercita la sua attività e per la rappresentanza delle merci che sono oggetto del contratto di agenzia. In mancanza di tali usi, l'agente commerciale ha diritto a una retribuzione ragionevole che tenga conto di tutti gli elementi connessi con l'operazione. “, 
  questi usi non sono mai stati stabiliti, ma lasciati alla'arbitrio della parte mandante.
               Il Pensare di risolvere la cosa contrattualmente è come svuotare il lago con un cucchiaio.
Del resto , abbiamo degli esempi di non poco conto.
               Pensiamo allo “STAR DEL CREDERE” ; i giovani non sanno neanche di cosa si parla. Era una penale tra le più assurde ed inique, non prevista dal codice, ma inserita nel contratto di agenzia esclusivamente dalla contrattazione collettiva. Tale patto creava una situazione aberrante, consisteva nel penalizzare l'agente, in caso di mancato pagamento della fornitura da parte del cliente, di una somma pari al 15-20% del mancato pagamento, non delle provvigioni.
               Un esempio: una azienda vendeva mille euro di prodotto, nel caso di mancato pagamento avrebbe perso le mille euro che comprendeva il costo delle materie prime, i costi produttivi, le spese generali, le provvigioni, ed il guadagno, per questa vendita l'agente percepiva in media il 5 %, ovvero 50 euro, in caso di mancato pagamento da parte del cliente, oltre a non percepire le cinquanta euro avrebbe dovuto restituite una somma di 150-200 euro, come se la mandante invece di perdere le mille euro di fornitura avesse perso tremila-quattromila euro.
  
                Ebbene, per mettere fine a questa aberrazione, è stato necessario un intervento legislativo, come del pari è stato necessario per ottenere l'indennità per il patto di non cocnorrenza art. 1751 bis c.c.
Senza l'intervento legislativo, voluto sempre dall'Usarci, l'agente oggi sarebbe ancora a combattere contro queste mostruosità.
             E' giusta la concertazione, è sempre auspicabile che si trovi l'accordo tra le parti sociali e ci si auspica sempre di risolvere con la contrattazione i problemi della categoria, ma quando la situazione diventa insostenibile, di fronte alla negazione dell'evidenza , ogni strumento è valido per eliminare le storture.
             Si è parlato da tempo di costituire un tavolo per lo studio dei problemi della categoria e la riscrittura della professione, ebbene, si appronti questo tavolo coinvolgendo oltre ai sindacati anche i politici e gli studiosi in diritto del lavoro, si stili un calendario per cominciare a discuterne. 
Giovanni Di Pietro 

sabato 17 ottobre 2015

MODIFICA DEL MONOMANDATO, LA PROPOSTA DI LEGGE

IL PENSIERO DEGLI ALTRI SINDACATI

Un sentito ringraziamento principalmente al sig. Brunetto Boco, che nella duplice veste di Presidente ENASARCO e di  Segretario della UIL TUCS il sindacato dove sembra aderiranno le ormai quasi ex Usarci di Teramo e Treviso, ha praticamente sostenuto che i 30 mila monomandatari che percepiscono meno di 30 mila euro lordi annui ( che detratte le spese raggioungono  un reddito da 0 a 500/600 € netti) di provvigioni non rappresentano un problema.

Ma veniamo ai fatti

Lo scorso anno l'Usarci, interessando tutte le segreterie dei partiti politici, illustra la situazione di difficoltà che l'agente commerciale sta attraversando.
Proprio a tal fine decide di presentare 4 proposte di legge:
  •      Patente a punti
  •      Riconoscimento della deducibilita auto al 100%
  •      Innalzamento del valore di deducibilita da 20 mila € a circa 40 mila del costo della vettura
  •      Modifica al MONOMANDATO prevedendo un minimo provvigionale o la trasformazione    automatica in plurimandato. ( il testo qui)
Nonostante le assicurazioni di interessamento da parte dei vari gruppi politici, come Movimento 5 stelle, Forza Italia, PD, AP (NCD-UDC), SEL, era proprio quest'ultima a farsi carico dei problemi di cui erano stati investiti, e con una serie di proposte, di emendamenti, interrogazioni parlamentari, viene presentata una risoluzione proprio in materia di MONOMANDATO dalla Onorevole Ricciatti SEL condivisa da numerosi parlamentari. .il tetso qui
A seguito della risoluzione, la X Commissione Attività Produttive della Camera dei Deputati, convoca le parti sociali in due audizioni distinte, la prima con Usarci, Fnaarc, Fiarc, la seconda con i sindacati dei lavoratori dipendenti, FILCAMS CGIL. , FISASCAT CISL. , UILTUCS, UGL, oltre all'Enasarco.
Nella audizione, alla presenza del Presidente della X Commissione Epifani, e di circa 20 Deputati, l’Usarci ha rimarcato la grave situazione in cui si trovano decine di migliaia di monomandatari ribadendo l'opportunità dell'intervento legislativo.
La Fnaarc, pur dichiarando la sussistenza di tali situazioni ha presentato una diversa risoluzione, la Fiarc invece ritiene la cosa superflua e che se si dovesse intervenire la cosa dovrebbe  essere fatta per contrattazione collettiva. Anche i sindacati CGIL CISL UIL UGL"dichiarano l'inopportunità della legge rimandando eventualmente alla contrattazione collettiva. (cosa impossibile).
Addirittura l'Enasarco, presente come abbiamo detto con il suo Presidente nonché segretario della UIL TUCS Brunetto Boco, ha finanche negato che esista il problema,. Per il Segretario generale della UIL TUCS il fatto che vi siano ben 14 mila agenti al di sotto dei 14 mila euro lordi annui, ai quali vanno detratte le spese per la produzione del reddito, non sono un problema, questi non sono da tutelare. Ma , se quelli che non superano i 18 mila € annui sono 14 mila, almeno altri 14 mila sono sotto i 30 mila euro lordi annui a quali vanno detratte almeno 15mila  €uro di spese per produrre il reddito.
Quindi riassumento, per i sindacati generali Uil; Cgl; Cisl; Ugl e Fiarc i circa 30 mila agenti Monomandatari che sono “ obbligati” a vivere sotto la soglia di povertà rappresentano una marginalità non degna di attenzione. 
Perché mi chiedo , si arriva a negare l'evidenza ? Perché per il Presidente Boco nella doppia veste di Presidente Enasarco, l’ente degli agenti commerciali, e Segretario Generale della UIL TUCS il problema è pressochè inesistente?
I sindacati confederati, CISL ; CGIL, UIL, UGL, e la stessa Fiarc, conoscono gli agenti , conoscono la loro situazione, sono interessati alla loro tutela? o interessa solo i lavoratori dipendenti? .
 Ma l’apetto più deplorevole e rappresentato proprio dal comportamento del sig. Brunetto Boco, il quale in qualità di segretario UIL TUCS potrebbe anche non conoscere la categoria, ma in qualità di Presidente della Fondazione è gravissimo che dimostri tanta insensibilità verso quella parte della categoria che pur contribuendo con i propri versamenti, si sentono  figli di un dio  minore.


Giovanni Di Pietro

venerdì 18 settembre 2015

ASSOCIAZIONE DI CATEGORIA O SINDACATO GENERICO

L'IMPORTANZA DELLA SCELTA

Associazione Di Categoria
È una associazione che presenta e tutela gli interessi di una specifica categoria produttiva, ovvero l'insieme di persone fisiche e giuridiche che esercitano un'attività economica.

Sindacato generico
Il sindacato, nel diritto del lavoro , è un ente che rappresenta tutti i lavoratori in un rapporto di lavoro.

E' ovvio che il fine è praticamente lo stesso, ma è nello specifico che differiscono.

Nella scelta, nella valutazione, di chi possa rappresentare un agente di commercio, è importante che si conosca a fondo le problematiche della categoria fin nei più piccoli aspetti,
L'USARCI è una associazione di categoria tra le più importanti in Italia con oltre 70 anni di esperienza nel solo settore degli agenti commerciali. Essa in qualità di unione organizzata assiste l'associato nei rapporti con la controparte, con le istituzioni, con gli enti pubblici, con le altri parti sociali. Inoltre eroga una serie di servizi quali: assistenza contabile e amministrativa, paghe e contributi, aspetti economici e finanziari, rappresentanza sindacale, disbrigo di pratiche burocratiche, consulenza in gestione sicurezza e salute sul posto di lavoro, ambientale e qualità, organizzazione di fiere, seminari e viaggi studio, contrattualistica, formazione, analisi statistiche e raccolta dati.
L'USARCI e' una associazione di categoria diretta in maniera democratica dagli stessi agenti che per statuto, svolgono il proprio ruolo in maniera assolutamente gratuita.
"articolo 22
Organi di Nomina Congressuale - Cariche ed Incarichi
" b) tutte le cariche ed incarichi elettivi di cui al presente statuto non danno diritto ad emolumenti; saranno solo rimbor­sate le spese sostenute per l'espletamento delle relative incombenze che non diano luogo a rimborso da altra fonte .."
Quale può essere il presupposto che può spingere l'agente di commercio ad iscriversi o aderire ad un sindacato di lavoratori dipendenti? Uil, Cisl, Cgil, Ugl?
Quali sono le conoscenze, le competenze, di questi sindacati in materia di agenzia? ammesso che le competenze possano essere acquisite, quale importanza avrebbero gli agenti al loro interno visto che i venditori sono una categoria di poche migliaia di elementi in un contesto di milioni di lavoratori dipendenti ?
Quali sono le affinità tra un lavoratore dipendente ed un autonomo come l'agente di commercio ?
Meditate agenti, meditate.

mercoledì 16 settembre 2015

Indennità nel contratto a tempo determinato



La disciplina del trattamento di fine rapporto per l’agente di commercio a tempo determinato costituisce una delle questioni più delicate in tema di agenzia.
Come è noto l’agente, al termine del rapporto di lavoro, ha diritto a ricevere dal preponente una indennità di fine rapporto che risulta regolata dall’art. 1751 c.c., modificato dai D.Lgs. n.303/1991 e n.65/1999 che hanno recepito la direttiva 86/653/CEE.
Prima che intervenissero le modifiche legislative, l’articolo in questione stabiliva che: “all’atto dello scioglimento del contratto a tempo indeterminato, il preponente è tenuto a corrispondere all’agente un’indennità proporzionale all’ammontare delle provvigioni liquidategli nel corso del contratto e nella misura stabilita dagli accordi economici collettivi, dai contratti collettivi, dagli usi o, in mancanza, dal giudice secondo equità“ (testo introdotto dalla legge n.911 del 1971).
L’indennità era dunque dovuta, a prescindere dagli eventi che caratterizzavano il rapporto negoziale, all’atto della cessazione del solo contratto di agenzia a tempo indeterminato.
Ad integrare l’articolo in esame intervenivano, secondo il disposto legislativo, gli accordi economici collettivi che disciplinavano e disciplinano tuttora, l’indennità di cessazione del rapporto prevedendo due distinte voci, all’epoca del tutto svincolate da ogni valutazione meritocratica circa l’attività prestata dall’agente (F.i.r.r., fondo indennità risoluzione rapporto ed Indennità suppletiva di clientela).
Orbene, l’art. 1751 c.c., nel testo modificato dal decreto legislativo n. 303/1991, così esordi­sce: “All’atto della cessazione del rapporto, il preponente è tenuto a corrispondere all’agente un’indennità (…).
La norma, diversamente da quanto previsto nella versione precedente al menzionato decreto legislativo, non limita il riconoscimento del diritto all’indennità di fine rapporto all’ipotesi di scioglimento del contratto a tempo indeterminato.
In attuazione della direttiva CEE 653/86, all’atto della cessazione del rapporto il preponente è tenuto a corrispondere all’agente un’indennità laddove questi abbia a) procurato nuovi clienti o abbia sensibilmente sviluppato gli affari con i clienti esistenti ed il preponente riceva ancora sostanziali vantaggi derivanti dagli affari con tali clienti, b) che il pagamento di tale indennità si equo e c) che la cessazione non sia imputabile all’agente.
Il comma 3, prevede, inoltre, un limite massimo per la liquidazione dell’indennità che non può superare l’importo medio di una annualità di provvigioni da calcolare con riferimento all’ultimo quinquennio e si conclude con una generale previsione di inderogabilità a svantaggio dell’agente.
Pertanto, in presenza delle condizioni costitutive di tale diritto enucleate nello stesso articolo, è evidente che il legislatore ne ha voluto estendere appunto l’applicazione anche al caso di cessazione del contratto per decorrenza del periodo di durata convenuto dai contraenti.
Ad analoga conclusione si arriva esaminando la disciplina dettata in materia dagli Accordi Economici Collettivi.
In dettaglio, l’A.E.C. Industria del 30 luglio 2014 – che disciplina il rapporto di agenzia per cui è causa unitamente alle norme del codice civile – all’art. 4 stabilisce che: “le norme previste nel presente accordo si applicano anche al contratto a tempo determinato in quanto compatibili con la natura del rap- porto, con esclusione comunque, delle norme relative al preavviso di cui all’art. 9”, mentre l’A.E.C. Commercio del 16 febbraio 2009, all’art. 2 che: “Le norme contenute nel presente Accordo, ivi compresi i successivi articoli 12 e 13, in materia di indennità di fine rapporto, in quanto compatibili con la natura del rapporto, si applicano anche ai contratti a tempo determinato, con esclusione comunque delle norme relative al preavviso”.
Dall’espresso riferimento agli artt. 12 e 13, che appunto disciplinano l’indennità di fine rapporto (F.i.r.r., Indennità suppletiva di clientela ed indennità meritocratica), si deduce senza alcun dubbio, che l’agente ha diritto a tali emolumenti anche in caso di cessazione del contratto per scadenza del termine.
Non sussistono, dunque, incompatibilità tra le norme in materia di indennità di fine rapporto e la figura del contratto a termine; incompatibilità che si limitano semmai alla sola applicazione dell’istituto del preavviso.
A fugare qualsivoglia dubbio è intervenuta una recente pronuncia della Suprema Corte di Cassazione che ha riconosciuto “il diritto all’indennità di cessazione del rapporto di agenzia in ragione della durata del contratto stesso, anche nel caso di cessazione di un contratto determinato. L’art. 1751 c.c., nella nuova formulazione, prevede, infatti, la corre- sponsione di detta indennità “all’atto della cessazione del rapporto…”, senza alcuna ulteriore specificazione e distinzione tra la cessazione del rapporto a tempo determinato e quella a tempo indeterminato, in attuazione della direttiva 86/653/CEE del 18 dicembre 1986″ (sent. 04 settembre 2014 n. 18690).
a cura dell’Avv. Gianluca Stanzione
Centro Giuridico Usarci – Usarci Lanarc Napoli