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domenica 23 febbraio 2020
giovedì 17 ottobre 2019
PARLIAMO DI PENSIONI, Enasarco ed Inps
Ripubblico parte di una intervista di "Prima Pagina" del 28 gennaio 2016 per chi volesse approfondire e capire meglio l'argomento.
D. Quando è nato L'Enasarco?
R.L'Enasarco fu istituito nel 1938 con il nome di Enfasarco, (Ente Nazionale Fascista Assistenza Agenti Rappresentanti di commercio a seguito della emanazione del primo AEC; successivamente con Regio Decreto del 6 giugno 1939 n. 1305 l' Enfasarco divenne il primo e per tanti anni l'unico ente pensionistico per gli agenti e rappresentanti commerciali.
D. Ma all'epoca l'agente percepiva altre pensioni?
R. Assolutamente no, la pensione erogata dall'Enasarco era l'unica pensione percepita dall'agente
D. Ma l'agente non percepiva anche la pensione INPS?
R. Purtroppo no, l'Inps erogava pensioni solo ai lavoratori dipendenti. Occorrerà attendere il 1966 quando la legge 22 luglio 1966 n. 613 istituì presso l’INPS l’assicurazione generale obbligatoria per gli esercenti attività commerciali. Solo allora, gli agenti ebbero diritto alla pensione Inps in quanto assimilati ai commercianti.
D. Quindi dal 1966 L'agente ha diritto a due pensioni?
R. In pratica si, dal 1966 l'agente percepisce due pensioni, ma quella che gli permettereva di vivere una vecchiaia tranquilla era solo quella dell'Enasarco in quanto quella dell' INPS era costituita da un minimo fisso, ovvero, l'agente, pur versando contributi in percentuale sul reddito, aveva diritto sempre alla stessa pensione, un minimo che all’epoca, 1966, era di lire 12.000, circa 118 € attuali.
D. Perchè invece quella ENASARCO è più importante?
R. Occorre innanzi tutto spiegare il sistema pensionistico Italiano. L'Italia ha da sempre utilizzato per le pensioni pubbliche il sistema a RIPARTIZIONE così come in altri paesi come Francia, Germania, Belgio, Spagna ed altri, mentre altre nazioni di matrice Anglosassone hanno utilizzato un sistema misto, Ripartizione e Capitalizzazione
D. Ripartizione, Capitalizzazione,cosa significano?
R. Il sistema a ripartizione è costituito da un sistema senza patrimonio, dove le pensioni vengono pagate con i soldi dei lavoratori, in pratica i figli versano per pagare le pensioni dei padri.
D. I figli versano per pagare la pensione ai padri? Non è una incongruenza?
R. Assolutamente no, faccio un esempio banale per poter comprendere al meglio il sistema.
Al momento della costituzione dell'ente pensionistico, si sarebbe dovuto attendere almeno venti anni per poter cominciare ad erogare pensioni, tempi troppo lunghi, e poichè la pensione costituisce oltre che un reddito sociale, aiuta l’economia nazionale, si provvede ad erogare da subito una pensione a chi ha raggiunto l'età pensionabile, o subisce un infortunio , prelevando i contributi dai versamenti dei più giovani.
D. Ma allora i pensionati sfruttano i soldi degli altri.
R. In verità non è uno sfruttamento in quanto è praticamente un giroconto, i giovani di oggi saranno i pensionati di domani che attingeranno dai loro figli i quali quando andranno in pensione attingeranno a loro volta dai figli.
D. Se il sistema è perfetto perchè quasi tutti gli enti pensionistici sono in passivo?
R. Non esistono sistemi perfetti, ma solo sistemi che premiano più o meno il sociale, la passività degli enti pensionistici è causata da una moltitudine di fattori, quali: crisi economica prolungata che porta ad una diminuzione drastica dei versamenti contributivi o ad un considerevole calo delle nascite e quindi dei futuri lavoratori, oppure ad una troppa elasticità nel concedere pensioni a chi non ne ha ancora i requisiti.
D. Torniamo alle due pensioni, quella dell'Enasarco quindi rappresenta la pensione più importante.
R. Vero in parte, in realtà, con la legge 613del 1966 , ovvero l'istituzione della pensione INPS per i commercianti, la pensione Enasarco si trasforma in pensione integrativa, anche se fino al 1972 Con la legge 12 resta la più importante. Occorre attendere la legge 2 agosto 1990 n. 233 perchè la pensione INPS si trasforma da fisso a variabile sulla base dei contributi versati. A Questo punto le pensioni si equivalgono.
D. A questo punto si poteva eliminare un ente contributivo, perché continuare a pagare due enti pensionistici?
R. Anche qui i motivi sono molteplici. Abbiamo detto che il sistema pensionistico italiano è quello a RIPARTIZIONE, (i figli versano per i padri) quindi, se si smettesse di versare i contributi, tutti i pensionati resterebbero senza pensione e quelli che stanno continuando a versare perderebbero comunque i loro contributi nel giro di pochissi anni perché i loro versamenti servirebbero per pagare le pensioni in corso.
D. Quindi si è condannati in eterno a pagare la doppia contribuzione?
R. Non è detto. Ritengo comunque che se anche fosse non ci sarebbe nulla di male, avere due pensioni permettono di vivere meglio, seppure con un piccolo sacrificio in più nel periodo di attività, dobbiamo inoltre tener presente che i contributi ENASARCO vengono pagati al 50% dalle ditte mandanti, non gravano esclusivamente sull'agente. L'agente quindi percepisce una pensione piena pagando un contributo ridotto al 50% non è poco.
D. Non mi ha risposto, quindi occorre pagare per sempre, se si smette salta tutto.
R. Con le ultime riforme, si sta cercando di ridurre sempre più questo aspetto. L'innalzamento dell'età pensionabile, la riduzione dei coefficienti di calcolo, la trasformazione del sistema di calcolo della pensione da retributivo al contributivo, sono i primi passi per portare eventualmente il sistema da Ripartizione a sistema misto con garanzie maggiori sulla sostenibilità seppure con la riduzione della redditività. Personalmente ritengo comunque migliore il sistema a ripartizione, l'aspetto sociale è premiante anche per la collettività.
D. Ha usato altri due termini poco chiari, Retributivo e contributivo, cosa significano
R. Sistema retributivo significa effettuare il calcolo per la pensione tenendo conto solo della retribuzione percepita, senza tenere in alcun conto i versamenti contributivi. Sistema contributivo invece è l'inverso, il calcolo viene effettuato sui contributi versati e non sulle provvigioni percepite.
D. Può essere più chiaro con qualche esempio?
R. Certo, prendiamo ad esempio il sistema retributivo; nel 1980 , la percentuale di contribuzione ENASARCO era del 8%, 4% a carico agente e 4% a carico mandante. Se l'agente avesse percepito una provvigione pari a 10 milioni di vecchie lire avrebbe versato in totale 800.000 lire di contributi. In questo caso, il calcolo viene fatto sulle provvigioni premiando maggiormente il calcolo pensionistico in quanto i versamenti dei contributi erano molto bassi. Con l'attuale sistema, quando andrà a regime, si considereranno solo i contributi versati (sistema contributivo), non le provvigioni, sistema maggiormente penalizzante per il lavoratore ma più equo.
D. Passiamo alle domande difficili, si parla tanto di silenti, cosa sono?
R.I contributi Silenti rappresentano quei contributi versati ad un ente pensionistico che non sono sufficienti a maturare alcun trattamento, da ciò il termine silenti che vuole indicare quelle persone che pur avendo versato contributi non percepiranno alcuna pensione.Il problema è molto complesso e di non facile soluzione e riguarda tutti gli enti pensionistici non solo l’Enasarco.
D. arliamo allora dei silenti Enasarco, perché i loro versamenti devono ritenersi perduti?
R. Anche qui occorre fare una distinzione; quelli che alla fine del 1998 data di privatizzazione dell’ENTE avevano maturato il diritto alla pensione perché già in possesso dei 15 anni di versamento previsti per legge, e quelli che hanno versato 2;3;5; 10 anni senza raggiungere il minimo previsto per ottenere il diritto alla pensione.
La legge 12 del 2 febbraio 1973, voluta dal ministero del lavoro e della previdenza sociale, ridisegna la natura ed i compiti dell’Enasarco a seguito della emanazione della legge 22 luglio 1966, n. 613 che ha incluso gli agenti commerciali nella gestione INPS. Con la legge 12 la pensione Enasarco si trasforma da unica pensione in pensione Integrativa. I primi, quelli che al 1998 avevano maturato i 15 anni, hanno avuto due anni per poter completare gli anni di versamento mancanti.
D. Ancora cerca di eludere la domanda, perché l’Enasarco non restituisce i contributi versati che non daranno diritto alla pensione ?
R. No, non cerco di eludere, cerco di far capire alcune differenze sostanziali. L’Enasarco è sotto il diretto controllo dei ministeri vigilanti e del COVIP, oltre ciò è intervenuta la cosiddetta legge Fornero che ha portato da 30 a 50 anni la sostenibilità degli enti privatizzati.
Questa ulteriore e giusta garanzia, che dà maggiore stabilità alla fondazione e sicurezza agli iscritti, ha obbligato l’Enasarco ad aumentare le percentuali contributive e l’età pensionabile e non concede alcuno spazio a qualsiasi altra possibilità. Restituire le somme versate agli ex agenti che non hanno maturato il diritto alla pensione, provocherebbe un tracollo della fondazione con conseguenze inimmaginabili.
D. Perché si provocherebbe il tracollo della Fondazione? non è sufficiente prendere quei soldi e restituirli?
R. Assolutamente no, questo sarebbe possibile solo in un sistema a Capitalizzazione, non a Ripartizione, abbiamo detto in precedenza cosa significa. Restituire le somme versate comporterebbe il CRAC della Fondazione, (cosa che succederebbe in tutti gli enti previdenziali se si attuasse una simile politica).
L’Enasarco, così come gli altri enti, non ha risorse sufficienti a rendere i versamenti, se lo facesse non avrebbe più i soldi per pagare le pensioni già in essere e quelle future, e ciò non andrebbe a favore di nessuno. Nello stesso tempo, se si rendessero i soldi a tutti senza più erogare pensioni, ad ognuno spetterebbe solo le briciole.
D. E se intervenisse l’inps inglobando l’Enasarco?
R. Le cose non cambierebbero assolutamente, anche l’INPS ha i suoi silenti e sono molti di più dell’Enasarco, inoltre tale assorbimento, difficile da realizzare, provocherebbe si l’annullamento dei contributi obbligatori Enasarco, ma provocherebbe anche la cancellazione futura della doppia pensione, con il risultato che oltre l’80% degli agenti si ritroverebbe con una unica pensione di circa 600 € mensili invece della doppia pensione, circa 1. 200 attuali con la quale sopravvivere con dignità.
D. Ma l’agente prende due pensioni perché versa due contributi, se uno li versasse ad una assicurazione privata otterrebbe ugualmente due pensioni?
R. Anche questa è una considerazione semplicistica ed in parte non vera. Innanzitutto se non fosse obbligatoria quasi nessuno verserebbe i contributi volontari, solo i più facoltosi provvederebbero a costituirsi una pensione complementare, in secondo luogo, occorre tener conto che la rendita del privato è nettamente più bassa di quella dell’Enasarco in quanto occorre tener conto di tutti gli aspetti pensionistici, invalidità, malattia oltre all’utile che il privato deve avere. Ultima considerazione, la più importante; in tutto ciò, in tutte le chiacchiere e le considerazioni che si fanno, non si tiene conto che la pensione Enasarco è la conseguenza di un versamento che al 50% grava sulle mandanti; su un monte contributivo di 100 mila euro sul quale si calcola la pensione, 50 mila e più non è stato pagato dall’agente ma dalla mandante , e se l’Enasarco sparisse addio pensione e contributo paritetico.
D. Quindi i silenti devono rassegnarsi, per loro non vi è nulla da fare?
R. da anni si cerca di trovare una soluzione, ma non è certamente facile; per legge non possono essere distratte somme destinate alla pensione, oltremodo non sarebbe neanche giusto. Questo è un problema sociale , e come tale dovrebbe interessare tutta la platea degli agenti, sia quelli in attività sia quelli già pensionati, oltre che lo stato. Qualsiasi iniziativa contro la Fondazione, potrebbe provocare l'effetto domino ed interessare tutti gli enti pensionistici sia privati che pubblici e potrebbe comportare il tracollo dell'intero sistema pensionistico. Per poter quindi trovare una quadra ai silenti, quelli che hanno maturato almeno 15 anni di versamenti, occorrerebbe trovare i fondi ed avere il benestare dei ministeri competenti.
D. Ma questo dei silenti è un problema che occorre risolvere altrimenti si trascinerà in eterno.
R. Assolutamente no, quello dei silenti è un problema che " tecnicamente" è già stato risolto, infatti con il regolamento del 2012, è stato previsto che, per i nuovi iscritti alla Fondazione, sono sufficienti 5 anni di versamentiper poter accedere ad un contributo al raggiungimento dell'età pensionabile, quindi anche quelli che non raggiungeranno i venti anni, avranno diritto ad una rendita.
D. Ma allora tutti quei movimenti che si leggono sui media che parlano di azioni legali, ricorso alla corte Costituzionale, alla corte europea ed altro?
R. Siamo in un paese democratico ed ognuno è libero di pensare quello che crede più opportuno. Ci troviamo in un momento storico dove si parla molto si ascolta poco e si legge meno, ognuno di noi ha la soluzione a tutti i mali, internet che è una notevole cassa di risonanza a costo zero, dà l'opportunità a tutti di fare il condottiero, così nascono partiti politici personali, nuove associazioni sindacali, con l'unico risultato di disperdere le forze e calunniarci l'un l'altro.
Il malcontento ed il populismo completano l'opera.
domenica 24 marzo 2019
Agenti di commercio al femminile. Tra difficoltà ed accordi da rifare
Quando si parla di agenti di commercio si pensa sempre a figure maschili
ma Giovanni Di Pietro, vicepresidente nazionale vicario dell’Usarci assicura che la presenza delle donne agenti è rilevante.A quando risale l’ingresso nel settore da parte dell’universo femminile?
Il boom degli agenti commerciali si è avuto tra gli anni 50 e 60 del secolo scorso. In quegli anni pionieristici l’agente di commercio, tranne rarissimi casi, era esclusivamente un uomo. Non vi era ancora stata l’evoluzione della società che ebbe inizio con il 68 e le battaglie delle femministe che hanno portato a vedere la donna non più come quella immagine stereotipata della fattrice e madre di famiglia, ma affidandole, nella società, un ruolo pari a quello dell’uomo .Ma a suo avviso è una professione indicata per una donna?
Ritengo che non vi siano professioni adatte all’uno o all’altro sesso, vi possono essere motivi di opportunità. Non vedo grosse differenze tra la promozione fatta da un uomo e quella fatta da una donna. Anzi, generalmente la donna è più diligente, approfondisce meglio gli argomenti, è più portata alla formazione, per questo in diversi settori viene quasi privilegiata.Allora si procede verso una prevalenza delle agenti donna?
In verità no, le donne agenti non sono percentualmente molte: dai dati espressi dall’Enasarco sono circa 30.000, su un totale di circa 230.000 agenti: solo il 13% del totale.Ma il numero degli agenti complessivi è in diminuzione, ogni anno si perdono circa 5 mila unità: quindi anche per quanto riguarda le donne si registra questo decremento?
In questo caso vediamo una controtendenza: sempre dai dati Enasarco risulta che le agenti donne nel 2013 erano 30.752, per passare nel 2017 a 29.254 con un calo del 4,87% di gran lunga inferiore a quello degli uomini passato dal 2012 al 2017 da 212.906 a 192.445 con una diminuzione del 9,61%.Perché le donne sono così poche rispetto agli uomini?
Le motivazioni sono tantissime. Oltre a quelle che ho anticipato vi è da aggiungere il fatto che negli anni 50 e 60 le donne motorizzate erano poche, le strade non erano certamente quelle attuali, il dormire sempre o quasi in albergo era sconveniente, restare lontano dalla famiglia, dai figli, non invogliava certamente ad intraprendere questa bellissima attività.Quindi la scarsa presenza è da attribuire esclusivamente ad un discorso di opportunità..
Assolutamente no, è vero che spesso la donna si trova a scegliere se prediligere la famiglia o il lavoro, ma questo accade perché, dalla società, il mondo dell’agenzia è visto dalla maggioranza degli addetti ai lavori, solo al maschile.Significa che la donna è discriminata ?
Discriminata è una parola forte e non coincide con la realtà, possiamo dire eufemisticamente che non è al centro delle attenzioni…In pratica cosa significa?
Nel mondo del lavoro dipendente, sia pubblico che privato, la donna si è conquistata una serie di garanzie e di diritti: dalla maternità all’allattamento, alla cura dei minori; tutto questo in pratica non esiste a livello di agente donna.Guardiamo la Contrattazione Collettiva, si parla della donna solo per la maternità, concedendo la sospensione del rapporto di agenzia per una durata massima di 12 mesi, praticamente 9 mesi di gestazione e tre di allattamento.
Non sembrano pochi 12 mesi.
Non sono pochi, ma sono comunque insufficienti. Dodici mesi di
sospensione dal rapporto significa per l’agente una perdita economica
considerevole, in quanto non percepisce alcun compenso, anche se i
clienti sono stati apportati dall’agente. Inoltre, considerato che
l’allattamento e le malattie dei minori assorbono giornate intere, ecco
che l’agente, terminato il periodo di sospensione, rischia
costantemente la risoluzione dal rapporto per colpa: in quanto in quelle
condizioni è difficile raggiungere i target fissati dalle mandanti,
rispondere alle continue ed assillanti chiamate del capoarea e dei
direttori (i mastini delle mandanti) con la conseguenza non solo della
perdita del mandato ma anche delle relative indennità di fine
rapporto.La stessa Fondazione Enasarco prevede per le donne agenti una indennità di maternità di € 2,500, ma solo se il reddito non supera i 70 mila € lordi: misera cosa considerato tutto quanto.
Il rapporto di agenzia è però un rapporto di lavoro autonomo, l’agente dovrebbe gestirsi da solo e in qualità di autonomo non deve rendere conto a nessuno.
Purtroppo non è proprio così. Per le mandanti siamo autonomi quando chiediamo diritti e ci vogliono dipendenti quando si tratta di doveri.All’atto pratico è comunque un rapporto parasubordinato: l’agente deve sottostare alle direttive impartite dalle mandanti, le quali negli ultimi anni sono diventate sempre più pretenziose ed inseriscono nei contratti individuali una serie di clausole da rendere quello di agenzia un rapporto vicino al subordinato, senza però averne i privilegi.
Perché secondo lei vi è così poca attenzione per le donne agenti?
Perché come dicevo prima il mondo dell’agenzia è maschilista, chi discute e scrive gli AEC è quasi sempre uomo, la donna si avvicina raramente al sindacato degli agenti, terminato il lavoro deve dedicarsi alla famiglia, tralasciando così l’importante lotta sindacale.Cosa propone per far si che l’attività sia ambita anche dalle donne?
Migliorare sicuramente le garanzie per la maternità. Occorre che i futuri AA.EE.CC. puntino alla tutela ed alla qualificazione della mamma agente prevedendo la corresponsione di una indennità mensile per i mesi di effettivo allontanamento dal lavoro, questo potrebbe essere previsto istituendo un Fondo Indennitario Straordinario ( FIS), gestito eventualmente dall’Enasarco.Dovrebbe essere inoltre abolita per legge la clausola risolutiva espressa che prevede la risoluzione per colpa in caso di mancato raggiungimento del target o altre sciocchezze simili. Anche l’Enasarco dovrebbe farsi carico di alcune peculiarità, come il riconoscere alla mamma, almeno per il periodo di sospensione del mandato, i contributi figurativi (cosa che l’Enasarco non prevede in nessun aspetto della sua gestione previdenziale).
Autore
Augusto Grandi
domenica 17 marzo 2019
Il contratto collettivo degli agenti (AA.EE.CC) mostra l’usura del tempo
Il mondo del lavoro cambia a velocità difficilmente conciliabile con i tempi delle trattative sindacali. Così il contratto collettivo degli agenti (gli AA.EE.CC. Accordi Economici Collettivi) mostra ormai il logorio del tempo.
“Il mercato – spiega Giovanni Di Pietro, vicepresidente nazionale vicario dell’Usarci – è in continua evoluzione, ed a ritmi frenetici, e risulta assolutamente non facile riuscire a colmare queste variazioni con le rettifiche ai contratti collettivi a tutela degli agenti commerciali”.
Qual è la prima criticità?
L’AEC più datato è rappresentato da quello del settore Commercio, sottoscritto ormai nel lontano 2009 e che nonostante ben tre interventi, 2010, 2014, e 2017 per aggiornarlo alle nuove esigenze, ha bisogno comunque di un grosso restyling per renderlo in linea con le mutate condizioni di mercato.Da tempo sono iniziati gli incontri intersindacali per discutere delle varie problematiche e giungere così ad una proposta rivendicativa da presentare alle controparti, Confcommercio, Confesercenti, Confcooperative.
Voi, come Usarci, come vi siete mossi?
L’USARCI, l’unico sindacato che si occupa esclusivamente degli agenti commerciali e che non aderisce a controparti, ha approntato una serie di richieste, indispensabili per la tutela della categoria con il fine di limitare il contenzioso con le ditte mandanti.Quali i punti su cui intervenire prioritariamente?
I punti sui quali intervenire drasticamente sono molti, tra questi riteniamo indispensabile intervenire a partire dalle Variazioni di zona, prodotto e provvigione. Il rapporto di agenzia è regolato da un contratto sottoscritto dalle parti, mandante ed agente.Oggi l’AEC prevede che insindacabilmente la mandante abbia la possibilità di variare il contratto nell’entità della provvigione, o della zona, o dei clienti: ciò rappresenta senza ombra di dubbio un abuso di posizione dominante; non ci risulta che vi siano altri contratti dove solo una parte, la più forte in questo caso, può modificare il contratto a proprio vantaggio.
Occorre eliminare totalmente questa possibilità o, in caso di accettazione dell’agente, prevedere la corresponsione di una indennità equa ed equiparata al danno.
Un altro tema urgente?
Le Vendite sull’E-Commerce, ovvero le vendite in internet oppure on line, poiché le vendite on line rappresentano ormai una realtà, in alcuni settori hanno raggiunto quote che superano il 30%. Ciò, quasi sempre, non costituisce un problema per la mandante in quanto la vendita o la fa direttamente tramite i normali passaggi commerciali, oppure on line, quindi non perde quote di mercato, mentre per l’agente costituisce un danno notevole in quanto su dette vendite non gli viene riconosciuta alcuna provvigione nonostante abbia promosso la vendita.Accade infatti che il privato si rechi dal negoziante al quale l’agente ha effettuato la vendita, acquisisca tutte le nozioni che gli interessano, o addirittura provi l’articolo, poi, torna a casa ed effettua l’acquisto in internet.
Occorrono modifiche anche sull’indennità meritocratica?
Certo, perché l’indennità Meritoratica, istituita nel 2002 per soddisfare i requisiti della direttiva europea, in realtà ne ha distorto i presupposti. Infatti l’indennità meritocratica non premia l’agente per l’apporto della nuova clientela, requisito principale della direttiva, ma mette a confronto un periodo iniziale del rapporto con uno finale finendo, paragonando quindi il lavoro dello stesso agente e con il penalizzare proprio quello che da subito ha dato incremento alle vendite.Chiederete modifiche sostanziali anche sul patto di non concorrenza?
Il patto di non concorrenza post contrattuale rappresenta una vera e propria calamità; l’agente si vede costretto, anche per un tempo considerevole di due anni dalla cessazione del rapporto, a non poter svolgere la propria attività e senza percepire alcun compenso a causa degli innumerevoli cavilli che le mandanti ed i loro legali mettono in atto pur di condizionare l’autonomia lavorativa dell’agente. Occorrerebbe anche l’intervento del legislatore teso a porre dei limiti ben precisi all’utilizzo di questo strumento.Una vostra recente indagine tra gli agenti di commercio ha evidenziato diverse sensibilità sul mono mandato. Come agirete?
Puntando su abolizione o modifica del mono mandato; ormai l’utilizzo da parte delle mandanti del mono mandato è fuori controllo, l’uso di questa forma contrattuale era utilizzata in passato solo da alcune aziende che trattavano una vastità di prodotti considerevole e necessitavano di un venditore che promuovesse solo i loro articoli ma, nel contempo, offrivano la possibilità di raggiungere un guadagno provvigionale più che decoroso.Oggi assistiamo invece a contratti da monomandatario dove le massime aspettative non superano i 30 mila euro lordi di provvigioni annue e, con la difficoltà di ricerca di lavoro esistente, devono sottostare a simili imposizioni tipiche del viaggiatore piazzista. Occorre anche qui intervenire per limitarne l’utilizzo.
E sulle situazioni di particolare emergenza degli agenti?
Pensiamo ad un intervento per il FIS Fondo Indennitario Straordinario. Riteniamo sia giunto il momento di inserire nei prossimi AEC la costituzione presso l’Enasarco di un apposito fondo a tutela e sostegno del reddito degli agenti commerciali che, per svariati motivi, dovessero trovarsi senza mandati o gli stessi fossero sospesi per grave malattia. Il fondo dovrebbe essere sovvenzionato dal fondo assistenza gestito dall’Enasarco ed eventualmente implementato da contributi degli stessi agenti.Autore
Augusto Grandi
giovedì 7 febbraio 2019
Gli. AA.EE.CC. Si applicano a tutti gli agenti ?
LA RISPOSTA E', NO!!
Gli
AA.EE.CC. sono degli accordi, contratti di lavoro, sottoscritti
tra i Sindacati dei datori di lavoro ed i sindacati degli agenti di
commercio.
Non tutti sanno che gli AA.EE.CC., ovvero la contrattazione collettiva, esiste solo in
Italia, non troviamo analogie in nessuna parte d'Europa. Pertanto
negli altri paesi si applicano solo le norme codicistiche previste
dalla direttiva Europea 86/653, mentre in Italia gli AA.EE.CC.
rappresentano, quasi sempre, una condizione di miglior favore per
l'agente.
I
sindacati dei datori di lavoro che hanno sottoscritto questi accordi
sono: Confindustria, Confcommercio, Confapi, Confartigianato,
Confcoperative, Confesercenti per i sindacati degli agenti
commerciali troviamo: Usarci, Fiarc, Fnaarc, Fisascat Cisl, Filcams
Cgl, Uiltucs Uil. Si parda di Accordi collettivi, perchè non esiste
un unico accordo ma diversi, che variano sostanzialmente l'uno
dall'altro, ecco perchè sarebbe bene che ogni mandato oltre a far
riferimento generico agli AA.EE.CC., stabilessero il settore di
appartenenza, Industria, comemrcio, artigianato, piccola industria.
Occorre
inoltre distinguerne due tipologie,
AEC
Erga Omnes, ovvero di natura pubblica, valevoli per tutti
AEC
di natura privatistica valevoli solo per i firmatari degli stessi
I
primi sono gli AA.EE.CC. del 1956/58 che furono trasformati, a
seguito della legge Vigorelli del 1959, in AEC Erga Omnes e
pertanto estesero la loro validità a tutti, agenti e
mandanti, ma sono accordi ormai obsoleti e superati in molti
punti dalla riforma del codice civile e dalle norme Europee,
I
secondi sono invece tutti gli altri AA.EE.CC. sottoscritti dalle
parti sociali sucessivamente alla legge Vigorelli, e, contrariamente
a quanto molti agenti credono, non si applicano indistintamente
a tutti.
A
differenza dei contratti CNL dei lavoratori dipendenti, applicati dai
giudici generalmente alla totalità dei lavoratori, gli accordi
collettivi relativi agli agenti si applicano eclusivamente a quei
rapporti dove tali accordi sono espressamente richiamati, o si sa per
certo che la mandante aderisca ad una delle associazioni firmatarie,
o il comportamento concludente della mandante fa risalire alla loro
applicabilità.
Quindi,
un rapporto di agenzia che non dovesse prevedere, o esludere
l'applicabilità dell'AEC, fa si che l'agente ha diritto ad avere un
minor periodo di preavviso, l'esclusione dal Firr , nessuna indennità
di clientela, nessuna indennità meritocratica, nesuna o ridotta
indennità per il patto di non concorrenza, nessuna garanzia in caso
di impossibilità a svolgere l'incarico, inoltre la mancanza di
versamento del FIRR presso l'Enasarco, non dà diritto alla
assicurazione Infortuni e malattie stipulato dalla fondazione per gli
agenti.
Ovviamente
vi e' ancora tanto da fare, tutto è migliorabile, ma per poter far
ciò occorre l'aiuto di tutti, specialmente di quegli agenti che, pur
non aderendo ad alcuna associazione, non fanno altro che criticare
invece di ringraziare i colleghi che hanno adesrito alle associazioni
firmatarie perchè è grazie a loro se si è riusciti ad ottenere queste migliorie.
Inutile
quindi dilungarsi sulle altre differenze, l'agente Italiano è
certamente il più tutelato a livello europeo ma è anche quello che
utilizza meno e male le varie tutele.
martedì 12 giugno 2018
NO ALL'ESCLUSIVA UNILATERALE
Cos'è l'esclusiva unilaterale.
In parole povere vuol dire che la mandante non può inserire un altro agente nella stessa zona o fascia di clientela dell'agente, e nel contempo l'agente non può trattare prodotti in concorrenza con quelli della mandante, nella stessa zona o ramo di clientela.
Quindi, il diritto dovere di esclusiva essendo previsto per legge, trova la sua applicazione anche se il contratto non riporta espressamente tale clausola.
Purtroppo, i soliti cavilli giuridici, hanno allargato le maglie di questa norma a solo vantaggio delle mandanti.
Pertanto, questa norma chiarissima è stata interpretata come non imperativa, ritenendola un elemento non essenziale ma naturale del contratto di agenzia e quindi sottoposta a variazione per accordo tra le parti; siamo il paese del "severamente vietato" come se il termine vietato significasse, "potresti farlo" e quindi occorrere il rafforzativo , severamente per poter proibire che il fatto accada,
E' ovvio che chi è più forte approfitta del proprio status, (abuso di potere dominante), così accade che le mandanti pretendono l'esclusiva dall'agente, mentre lei resta libera di inserire nella zona tutti gli agenti che vuole.
Ciò oltre a rappresentare un vero e proprio sopruso, diviene ancora più grave nel caso l'agente fosse vincolato al rapporto da monomandatario.
L'Usarci si batte affinchè il diritto di esclusiva sia obbligatoriamente un diritto bilaterale, se la mandante non concede l'esclusiva di zona o clientela, l'agente deve essere libero di rappresentare tutte le aziende in concorrenza che vuole, anche in caso di divieto previsto contrattualemnte.
La reciprocità deve essere la norma, non l'eccezione
Firma la Petizione
Giovanni Di Pietro
L'esclusiva
è quella clausola contrattuale che vieta di trattare prodotti in
concorrenza o di inserire più agenti nella stesa zona.
" Il preponente non può valersi contemporaneamente di più agenti nella stessa zona e per lo stesso ramo di attività, né l'agente può assumere l'incarico di trattare nella stessa zona e per lo stesso ramo gli affari di più imprese in concorrenza tra loro ." c.c. all'art. 1743.In parole povere vuol dire che la mandante non può inserire un altro agente nella stessa zona o fascia di clientela dell'agente, e nel contempo l'agente non può trattare prodotti in concorrenza con quelli della mandante, nella stessa zona o ramo di clientela.
Quindi, il diritto dovere di esclusiva essendo previsto per legge, trova la sua applicazione anche se il contratto non riporta espressamente tale clausola.
Purtroppo, i soliti cavilli giuridici, hanno allargato le maglie di questa norma a solo vantaggio delle mandanti.
Pertanto, questa norma chiarissima è stata interpretata come non imperativa, ritenendola un elemento non essenziale ma naturale del contratto di agenzia e quindi sottoposta a variazione per accordo tra le parti; siamo il paese del "severamente vietato" come se il termine vietato significasse, "potresti farlo" e quindi occorrere il rafforzativo , severamente per poter proibire che il fatto accada,
E' ovvio che chi è più forte approfitta del proprio status, (abuso di potere dominante), così accade che le mandanti pretendono l'esclusiva dall'agente, mentre lei resta libera di inserire nella zona tutti gli agenti che vuole.
Ciò oltre a rappresentare un vero e proprio sopruso, diviene ancora più grave nel caso l'agente fosse vincolato al rapporto da monomandatario.
L'Usarci si batte affinchè il diritto di esclusiva sia obbligatoriamente un diritto bilaterale, se la mandante non concede l'esclusiva di zona o clientela, l'agente deve essere libero di rappresentare tutte le aziende in concorrenza che vuole, anche in caso di divieto previsto contrattualemnte.
La reciprocità deve essere la norma, non l'eccezione
Firma la Petizione
Giovanni Di Pietro
martedì 22 maggio 2018
F. I .S. Fondo Indennitario Straordinario per gli Agenti di Commercio
Ormai tutti gli ordini e le professioni parlano di tutele per la Categoria
Mi auguro che gli agenti di commercio escano da quel torpore, da quel disinteressamento per il mondo sociale e diventino più partecipativi alle vicente che li coinvolgono.
Nel corso degli ultimi anni, si stanno rafforzando le tutele ed i servizi offerti ai professionisti iscritti alle Casse ed Enti di previdenza.
I Professionisti (avvocati, medici, commerialisti, notai, ingegneri) o meglio le rispettive Casse si stanno attivando per offrire ai propri iscritti un ventaglio di prestazioni assistenziali già molto ampio (e comunque in costante espansione).
Ciascuna Cassa, anche sulla base delle effettive esigenze dei propri iscritti, ha predisposto:
- prestazioni e convenzioni finalizzate a integrare il reddito di chi esercita - o ha esercitato - la libera professione e della sua famiglia, sia a sostegno della normale vita quotidiana sia in caso di imprevisti o particolari condizioni di difficoltà;
- misure finalizzate a sostenere l’attività professionale, come ad esempio corsi di formazione o di aggiornamento o altre misure di assistenza al lavoro e alla professione (borse di studio, corsi di specializzazione, convenzioni per l'assistenza fiscale, agevolazioni per l'acquisto di strumentazione professionale, convenzioni per ristrutturazioni di studi;
- misure dirette a soddisfare i bisogni strettamente correlati al nucleo familiare del libero professionista, come nel caso dell'indennità di maternità o di eventuali contributi per il sostegno delle spese correlate ad asili nido e baby-sitter;
prestazioni dirette a sostenere le esigenze sanitarie legate allo stato di salute dell'iscritto o dei suoi familiari, ad esempio attraverso polizze sanitarie gratuite o convenzionate o mediante convenzioni nel caso in cui si renda necessario usufruire di assistenza domiciliare o di strutture specializzate;
- misure finalizzate a offrire al libero professionista e/o al suo nucleo familiare agevolazioni per attività non strettamente legate all’esercizio della professione (ad esempio, acquisto di particolari beni o possibilità di godere di tariffe agevolate presso particolari strutture ricettive).
I Notai, ad esempio, da sempre godono di un assegno che consiste in un intervento diretto ad integrare gli onorari del Notaio fino alla concorrenza di una quota dell'onorario medio nazionale determinata annualmente con delibera del Consiglio di Amministrazione, entro i limiti fissati dall'art. 4 n. 2 del Regolamento per l'Attività di Previdenza e Solidarietà.
Perché non prevedere quindi una Fondo Indennitario per gli Agenti di Commercio? Perché non costruirci noi stessi, con le nostre provvigioni, un fondo di tutela e garanzia?
Molte delle prestazioni su esposte sono già previste per l’agente e vengono erogate a richiesta dalla Fondazione Enasarco, manca però un vero e proprio fondo dove l’agente in caso di disdetta, possa attingere per un periodo più o meno breve per dare il giusto sostentamento a se e alla propria famiglia.
Pensiamo a tutti i monomandatari che a 50/60 anni vengono disdettati o si ritrovano con l’azienda che chiude per fallimento, liquidazione, e non percepiscono alcuna indennità; pensiamo anche alle decine di migliaia di agenti che pur plurimandatari sono costretti a lavorare per una sola preponente in tentata vendita o in altre formule.
Siamo 240 mila agenti, un esercito, sarebbero sufficienti pochi euro a testa per creare un fondo presso L'ENASARCO o l'INPS dove attingere nel caso di calamità e di singole, e documentate, necessità per periodi temporanei.
Duecentoquarantamila agenti commerciali, con un fatturato provvigionale medio di 40.000 euro l'anno, raggiungono un fatturato provvigionale complessivo di 9,6 miliardi di euro l'anno.
Anche senza l'aiuto delle mandanti o dello Stato, se volessimo costituire un fondo di garanzia da utilizzare in casi gravi come quelli enunciati precedentemente. Un fondo gestito dalla nostra fondazione ENASARCO o dall'INPS, un fondo fatto con i nostri soldi.
Pensiamoci, versando solo lo 0,1% delle ns. provvigioni, circa 40.000 euro l'anno, il contributo annuo che verserebbe in media ogni agente ammonterebbe alla modica somma di 40 euro l’anno, si verrebbe così a costituire un fondo di circa 9,6 milioni di euro l'anno. Un fondo enorme da utilizzare nei casi che andremo ad individuare e ovviamente a regolamentare.
Con il sistema della contribuzione sulle provvigioni, attraverso la "mutualità", i costi per il singolo sarebbero irrisori quasi nulli ed i benefici sarebbero tanti, per tutti.
FIRMATE LA PETIZIONE:
Giovanni Di Pietro
Mi auguro che gli agenti di commercio escano da quel torpore, da quel disinteressamento per il mondo sociale e diventino più partecipativi alle vicente che li coinvolgono.
Nel corso degli ultimi anni, si stanno rafforzando le tutele ed i servizi offerti ai professionisti iscritti alle Casse ed Enti di previdenza.
I Professionisti (avvocati, medici, commerialisti, notai, ingegneri) o meglio le rispettive Casse si stanno attivando per offrire ai propri iscritti un ventaglio di prestazioni assistenziali già molto ampio (e comunque in costante espansione).
Ciascuna Cassa, anche sulla base delle effettive esigenze dei propri iscritti, ha predisposto:
- prestazioni e convenzioni finalizzate a integrare il reddito di chi esercita - o ha esercitato - la libera professione e della sua famiglia, sia a sostegno della normale vita quotidiana sia in caso di imprevisti o particolari condizioni di difficoltà;
- misure finalizzate a sostenere l’attività professionale, come ad esempio corsi di formazione o di aggiornamento o altre misure di assistenza al lavoro e alla professione (borse di studio, corsi di specializzazione, convenzioni per l'assistenza fiscale, agevolazioni per l'acquisto di strumentazione professionale, convenzioni per ristrutturazioni di studi;
- misure dirette a soddisfare i bisogni strettamente correlati al nucleo familiare del libero professionista, come nel caso dell'indennità di maternità o di eventuali contributi per il sostegno delle spese correlate ad asili nido e baby-sitter;
prestazioni dirette a sostenere le esigenze sanitarie legate allo stato di salute dell'iscritto o dei suoi familiari, ad esempio attraverso polizze sanitarie gratuite o convenzionate o mediante convenzioni nel caso in cui si renda necessario usufruire di assistenza domiciliare o di strutture specializzate;
- misure finalizzate a offrire al libero professionista e/o al suo nucleo familiare agevolazioni per attività non strettamente legate all’esercizio della professione (ad esempio, acquisto di particolari beni o possibilità di godere di tariffe agevolate presso particolari strutture ricettive).
I Notai, ad esempio, da sempre godono di un assegno che consiste in un intervento diretto ad integrare gli onorari del Notaio fino alla concorrenza di una quota dell'onorario medio nazionale determinata annualmente con delibera del Consiglio di Amministrazione, entro i limiti fissati dall'art. 4 n. 2 del Regolamento per l'Attività di Previdenza e Solidarietà.
Perché non prevedere quindi una Fondo Indennitario per gli Agenti di Commercio? Perché non costruirci noi stessi, con le nostre provvigioni, un fondo di tutela e garanzia?
Molte delle prestazioni su esposte sono già previste per l’agente e vengono erogate a richiesta dalla Fondazione Enasarco, manca però un vero e proprio fondo dove l’agente in caso di disdetta, possa attingere per un periodo più o meno breve per dare il giusto sostentamento a se e alla propria famiglia.
Pensiamo a tutti i monomandatari che a 50/60 anni vengono disdettati o si ritrovano con l’azienda che chiude per fallimento, liquidazione, e non percepiscono alcuna indennità; pensiamo anche alle decine di migliaia di agenti che pur plurimandatari sono costretti a lavorare per una sola preponente in tentata vendita o in altre formule.
Siamo 240 mila agenti, un esercito, sarebbero sufficienti pochi euro a testa per creare un fondo presso L'ENASARCO o l'INPS dove attingere nel caso di calamità e di singole, e documentate, necessità per periodi temporanei.
Duecentoquarantamila agenti commerciali, con un fatturato provvigionale medio di 40.000 euro l'anno, raggiungono un fatturato provvigionale complessivo di 9,6 miliardi di euro l'anno.
Anche senza l'aiuto delle mandanti o dello Stato, se volessimo costituire un fondo di garanzia da utilizzare in casi gravi come quelli enunciati precedentemente. Un fondo gestito dalla nostra fondazione ENASARCO o dall'INPS, un fondo fatto con i nostri soldi.
Pensiamoci, versando solo lo 0,1% delle ns. provvigioni, circa 40.000 euro l'anno, il contributo annuo che verserebbe in media ogni agente ammonterebbe alla modica somma di 40 euro l’anno, si verrebbe così a costituire un fondo di circa 9,6 milioni di euro l'anno. Un fondo enorme da utilizzare nei casi che andremo ad individuare e ovviamente a regolamentare.
Con il sistema della contribuzione sulle provvigioni, attraverso la "mutualità", i costi per il singolo sarebbero irrisori quasi nulli ed i benefici sarebbero tanti, per tutti.
FIRMATE LA PETIZIONE:
Giovanni Di Pietro
giovedì 3 maggio 2018
NO ALLE MODIFICHE UNILATERALI DEL MANDATO DI AGENZIA
Un mandato di agenzia altro non è che un contratto, un accordo sottoscritto tra due soggetti, uno la mandante e l'altro l'agente. Il contratto per essere valido deve rispettare alcuni punti fondamentali:
1 l'accordo delle parti
2 la causa
3 l'oggetto
4 la forma
Il mandato o contratto di agenzia ai sensi dell'art. 1742 cc. stabilisce che: una parte (l'agente) assume stabilmente (e non saltuariamente) l'incarico di promuovere, per conto dell'altra (la mandante), verso retribuzione (provvigioni), la conclusione di contratti (proposte d'ordine) in una zona determinata.
Se il contratto è frutto di un accordo tra le parti, dovrebbe esserne vietata la modifica unilaterale.
La mandante, dopo aver affidato all’agente un territorio ed una provvigione, nel momento in cui il lavoro, le vendite cominciano a crescere ed il fatturato provvigionale inizia a dare i frutti dell’investimento fatto dall’agente, ecco che la mandante inizia il lavoro di sartoria, taglia sistematicamente ed alternativamente, una volta le provvigioni, un’altra la zona, in modo da non permettere all’agente di godere del frutto del suo lavoro, e questi tagli sistematici, vengono fatti senza riconoscere alcuna indennità all’agente.
Nè il codice civile, nè le norme europee, prevedono che ci possano essere variazioni contrattuali unilaterali, questa prerogativa è permessa, e solo unilateralmente dalla contrattazione collettiva. Già questa prerogativa, quella della modifica unilaterale, dovrebbe essere dichiarata inammissibile ed illegale.
La contrattazione collettiva è nata per chiarire e regolamentare le norme nelle parti generali ed in nessun caso potrebbero essere peggiorative delle stesse.
Giovanni Di Pietro
domenica 18 marzo 2018
RESTITUIAMO DIGNITÀ ALLA PROFESSIONE DELL’AGENTE COMMERCIALE
Da anni ormai
assistiamo ad una continua e repentina trasformazione del mercato.
L'avvento degli
ipermercati, la inesorabile sparizione dei punti vendita tradizionali
sostituiti da catene di negozi in tutti i settori della
distribuzione, le vendite tramite web, costituiscono già una dura
realtà, colossi della vendita on-line che hanno invaso il mercato
con ogni tipo di prodotto.
Amazon, Alibaba,
Aliexpress, Subito, Trova prezzi, solo per citarne alcuni, sono tra i
maggiori brand presenti sul mercato che stanno monopolizzando le
vendite. L’e-commerce aumenta annualmente la sua quota di mercato
in modo esponenziale, le aziende si stanno tutte attrezzando alla
vendita on-line.
Nonostante che il
commercio elettronico galoppi alla grande, vi è ancora un segmento
importante di mercato che necessita, dell’agente commerciale, vi è
però ancora chi si ostina a trattare questo professionista della
vendita, in maniera “primitiva” da parte dei produttori e
dei distributori.
COME PUÒ NAVIGARE
L’AGENTE DI COMMERCIO IN QUESTI MAROSI ?
Purtroppo
immaginiamo ancora l’agente commerciale come il commesso
viaggiatore che ogni mattina parte con la sua auto a caccia di
clienti, con il proprio copia commissioni, inseguendo gli ordinativi
che costituiranno il proprio compenso. Non sono solo i comuni
cittadini ad immaginare tutto ciò, sono le stesse aziende mandanti
che trattano ancora l’agente commerciale come il commesso
viaggiatore illustrato da Miller.
MA CHI E’ L’AGENTE
COMMERCIALE.
In Italia,
purtroppo, la figura dell’agente NON GODE DI GRANDE APPREZZAMENTO
ritenendolo ancora un lavoro di ripiego.
Una parte molto
consistente della categoria è costituita dall’agente in tentata
vendita, circa il 30%, con provvigioni che quasi mai superano i 30
mila euro l'anno. In realtà questi non rappresentano appieno la
categoria, si tratta per lo più di lavoratori che girano con un
furgone di proprietà della mandante, e cercano, tentano, la
vendita dei prodotti trasportati, appartengono quasi sempre al
settore alimentare o caffè.
Questi, non è un
agente commerciale, ma un lavoratore sfruttato dalle mandanti
senza scrupoli che hanno inventato, con la complicità di
tutti, la figura dell’agente in tentata vendita eliminando
la figura del viaggiatore piazzista che era inquadrato tra i
lavoratori dipendenti e quindi troppo onerosa..
Tutti
gli altri agenti oggi svolgono una attività ben diversa dalla
vendita vera e propria. L'attività si esplica quasi totalmente nella
promozione dei prodotti da lui rappresentati, è un consulente, sia
della mandante sia del cliente ma non viene pagato per il lavoro che
effettivamente svolge, ma solo per i risultati che produce, risultati
che quasi sempre esulano dalla propria responsabilità. Oggi
l’agente di commercio si occupa eslusivamente di promozione e di
consulenza al cliente, ma questa promozione non gli viene in alcun
modo riconosciuta. I mandati, sono pieni zeppi di cavilli, dalla
esclusione della esclusiva di zona o di clientela, al divieto per
l’agente di vendere su internet, alla esclusione dalle provvigioni
per le vendite effettuate direttamente dalla mandante on-line, tutto
ciò sta riducendo l’agente commerciale alla stregua del cane
randagio che deve accontentarsi delle ossa lasciate da altri.
Occorre
rivisitare tutta la normativa che riguarda la nostra attività, dal
codice civile agli AA.EE.CC, occorre restituire dignità a questa
professione fin troppo bistrattata, non è pensabile che vi siano
leggi che siano peggiorative delle direttive Europee, norme
collettive in antitesi rispetto alle leggi, mandati che prevedano
condizioni capestro in barba a tutte le norme.
Confindustria,
Confcommercio, Confapi, Confartigianato, Confcooperative
devono comprendere che i veri professionisti della vendita costano
meno dei dilettanti, offrono maggiori garanzie, migliori risultati,
ed alla fine generano una maggiore redditività. L’imprenditore
deve comprendere che lo sfruttamento dell’agente è per lui
controproducente, spesso ci si dimentica che la riduzione delle
provvigioni fatta all'agente non comporta un maggiore impegno da
parte del venditore, ma lo demotiva e lo spinge a cercare una
alternativa.
Occorre
un azione forte e comune, occorre l'aiuto di tutti gli agenti per
ottenere un risultato apprezzabile.
Giovanni
Di Pietro
venerdì 8 settembre 2017
UNA LAUREA SPECIFICA PER GLI AGENTI COMMERCIALI
Giovanni
Di Pietro Vice Pres. Vicario Usarci
"il pessimo venditore quando non ha più argomenti, sminuisce il prodotto della concorrenza"
UNIVERSITà PEGASO, Riconosciuta dal MIUR ( Ministero dell'Istruzione, dell'Università e della Ricerca) attraverso il Decreto Ministeriale del 20 aprile 2006 (GU n. 118 del 23-5-2006 - Suppl. Ordinario n. 125),
UNIVERSITà PEGASO, Riconosciuta dal MIUR ( Ministero dell'Istruzione, dell'Università e della Ricerca) attraverso il Decreto Ministeriale del 20 aprile 2006 (GU n. 118 del 23-5-2006 - Suppl. Ordinario n. 125),
L'attività di agente commerciale da sempre è stato ritenuto, eccetto alcuni casi, come un lavoro di ripiego in attesa di laurearsi o di trovare altro tipo di lavoro. Poi, una volta iniziati, vuoi perchè il mercato lo permetteva, vuoi perchè in fondo è uno dei più bei lavori del mondo, si è continuato anche con delle grandi e belle soddisfazioni. Ma come sempre accade, le cose belle non durano a lungo, la crisi economica che ha investito tutte le nazioni, il mercato globale, le variazioni della distribuzione, le vendite on_line, hanno contribuito a dare spallate terribili a questa bellissima professione. Dobbiamo comunque riconoscere che nel nostro paese il settore ha retto abbastanza seppure registrando un calo del numero degli agenti.
Dobbiamo quindi
ammettere che oggi per svolgere l'attività dell'agente non sono più
sufficienti i vecchi requisiti, ma occorre una cultura, una
preparazione una formazione ad ampio spettro.
L'USARCI, sempre
attenta alla formazione, dopo aver lanciato la prima laurea in
Scienze della Comunicazione ad indirizzo agenzia commerciale, ha
pensato di dare maggiore qualificazione alla categoria pensando
inoltre ad un percorso più vicino e consono alla attività di
intermediazione, percorso che nel contempo potesse offrire anche i
requisiti per accedere all'iscrizione alla CCIAA (ex legge 204) e
realizzando insieme alla Università Pegaso un percorso di laurea ad
hoc. Si è data grande attenzione alla peculiarità dell'agente
intermediario commerciale, lavoratore a tempo pieno al quale non
resta spazio e tempo per poter seguire le lezioni presso
l'Università; quale soluzione migliore quindi, di un Corso di
Laurea Telematico?
Gli studenti potranno
seguire comodamente da casa o in albergo con il proprio pc, o dal
proprio tablet o telefonino, tutte le lezioni e potranno disporre di
un tutor che seguirà loro costantemente nello studio e
nell’organizzazione degli esami delle varie discipline.
Il Corso di Laurea
specifico è stato studiato proprio per offrire all'agente di
commercio tutte quelle competenze tipiche della professione del
venditore. Il piano di studio di Economia Aziendale è stato
implementato con i seguenti moduli:
- Economia Aziendale (e Economia e sviluppo degli intermediari commerciali
- Statistica, principi generali (e semeiotica economica)
- Diritto privato (e contratti degli intermediari commerciali )
- Strategie di comunicazione d’impresa (e psicologia della vendita)
- Diritto commerciale (e degli intermediari commerciali)
- Economia degli intermediari finanziari (e sociologia economica industriale)
- Organizzazione aziendale (e organizzazione degli intermediari commerciali)
- Economia e gestione delle imprese (e degli intermediari commerciali)
- Marketing operativo e relazionale (e web marketing)
L’attività formativa
prevede la partecipazione ad un Corso di Laurea base (triennale), che
assegna la qualifica di “dottore” ed una eventuale
successiva partecipazione ad un Corso di Laurea magistrale (biennale)
che assegna la qualifica di “dottore magistrale”.
L'accordo tra
Usarci e Pegaso prevede anche una riduzione sostanziale dei costi;
il Corso di Laurea base avrebbe un costo di Circa € 3.000 annui,
per gli iscritti all'USARCI è prevista una sensibile riduzione di €
1.000, per cui la quota d’iscrizione è pari a circa € 2.000.
Per il primo anno sarà
possibile ridurre ulteriormente il costo ad € 1.200 partecipando ad
un corso di alta formazione della durata di sei mesi invece che di
un anno. Inoltre, il pagamento potrà essere rateizzato in 10
mensilità da 200 euro mensili. Tutti i costi potranno inoltre
essere portati fiscalmente in detrazione.
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