Ritorno sull'argomento già trattato alcuni anni fa. (e' gradito un commento)
Molti colleghi mi chiedono se l'agente persona fisica e quello sotto forma di società hanno gli stessi diritti.
In termini astratti sicuramente si,
ma nella pratica la risposta è : NO
Le differenze tra il singolo agente e la società di agenzia sono molteplici, alcune macroscopiche.
Quando
si comincia a pensare di pagare troppe tasse, la prima cosa che
propone il consulente fiscale è quella di trasformare l'agenzia in
società spesso senza neanche fare analisi approfondite e simulazioni al
fine di valutare appieno la convenienza. Di solito si procede a formare
una società di persona, SNC; SAS, con la propria moglie, o con i
figli, od anche con uno o più agenti. Altre volte viene fatto su invito
della mandante, accampando vari motivi, ma ben conoscendo i risvolti
negativi.
Sembrerebbe un gioco da ragazzi, ma spesso
non si valuta appieno i costi della società e la sua reale convenienza
ed il fiscalista non conosce, od omette di comunicare i rischi che una
siffatta trasformazione può comportare.
In genere il
contratto di agenzia è un negozio giuridico fondato su l' " intuitu
persone ", ovvero è basato sulla fiducia personale. Sarebbe sufficiente
che un solo membro della società esca o entri, che la mandante può
recedere dal rapporto per colpa dell'agente e senza il riconoscimento di
alcuna indennità.
Ma andiamo per gradi ed analizziamo nello specifico le varie possibilità, cosa accadrebbe se:
1) si trasformasse il rapporto con la mandante da agente singolo a società:
a) la mandante può risolvere il contratto senza riconoscere le indennità di fine rapporto ad eccezione del Firr.
b)
la mandante continua il rapporto e fa sottoscrivere un nuovo mandato
intestato alla società, ciò potrebbe provocare la perdita di tutto il
pregresso rapporto con relativa perdita delle indennità fino ad allora
maturate.
2) una società di agenzia modificasse il proprio assetto facendo entrare od uscire un socio.
a) si possono verificare le stesse situazioni previste al punto 1) lettera a) e b)
3) uno dei soci dell'agenzia decidesse di uscire perché ha finalmente raggiunto l'età pensionabile.
a)
questo è l'aspetto più subdolo, a differenza dell'agente singolo, il
socio non ha diritto alle indennità di fine rapporto previste dagli
arte. 10 e 12 degli AA.EE.CC., Ciò si scopre purtroppo quando ormai è
troppo tardi. Ho visto colleghi dover rinunciare a centomila euro di
indennità che avevano già considerato di loro proprietà.
4) la mandante fosse sottoposta a procedura concorsuale o fallimento.
a) in caso di fallimento della mandante, le società di agenzia sotto forma di società di capitali, SRL, SPA, non godono di privilegio, tutti i crediti, anche quelli provvigionali, sono considerati CHIROGRAFARI.
5) si dovesse instaurare un Contenzioso e relativa vertenza Sindacale delle società di agenzia.
a)
foro competente non è più quello del luogo di residenza dell'agente ma
diventa quello dove ha sede la mandante, con costi notevolmente più alti
avendo necessità di nominare due legali.
b) il tribunale
competente non è quello del lavoro, ma quello civile, dove di solito vi
sono giudici meno preparati in materia di agenzia , oltre ad avere
tempi processuali notevolmente più lunghi considerato che la materia
lavoro gode di una corsia preferenziale.
c) l'eventuale nomina di un CTP, consulente di parte, ha costi notevolmente più alti dovendo sopportare numerose trasferimenti.
Quesi
sono solo alcuni aspetti da valutare con attenzione nel momenti di
effettuare qualsiasi modifica. Non è sufficiente il consulente fiscale
per determinare la convenienza o meno delle variazioni , è bene
rivolgersi al sindacato che può valutare e suggerire eventuali soluzioni
al fine di non perdere le indennità già maturate o maturande.
Giovanni Di Pietro
Questo blog vuole dare voce agli agenti e rappresentanti di commercio, categoria silenziosa di lavoratori.Tutti possono concorrere alla creazione di articoli, pensieri, proposte, nel rispetto del vivere civile, con un linguaggio moderato. Ognuno è responsabile delle proprie dichiarazioni. Il blogger oscurerà ogni post o dichiarazione che insindacabilmente riterrà irriguardoso e non corrispondente ai dettami del vivere civile. ATT.NE: NON VERRANNO PUBBLICATI I COMMENTI ANONIMI
mercoledì 31 dicembre 2014
lunedì 15 dicembre 2014
Il Nuovo Mandato
E'
sufficiente scorrere qualsiasi quotidiano, o aprire una pagina web
dedicata al lavoro, che appaiono migliaia di offerte di agenzia.,
migliaia di aziende che cercano venditori.
Queste
ricerche sono collocate nelle pagine di " offerta Lavoro"
in realtà dovrebbero essere inserite in quelle di
" ricerca lavoro" in quanto è l'agente che dà lavoro alla mandante e non il contrario.
" ricerca lavoro" in quanto è l'agente che dà lavoro alla mandante e non il contrario.
Al di là dell'aspetto di chi dà e di chi offre, non è certamente
facile districarsi in questa giungla di ricerca agenti.
Oggi più di ieri,
iniziare il rapporto con una nuova mandante è rischiosissimo. La
crisi economica ha acuito la volatilità delle aziende,
liquidazioni, concordati, fallimenti, continui, mettono in serio
pericolo l'attività dell'agente sia sotto il profilo economico sia
sotto l'aspetto dell'immagine.
Il venditore, quasi sempre, nella trattativa con il cliente, ci mette la sua faccia, la sua reputazione, la sua professionalità.
Il venditore, quasi sempre, nella trattativa con il cliente, ci mette la sua faccia, la sua reputazione, la sua professionalità.
Il
cliente, quello affezionato, lo è diventato dopo anni di rapporto,
ha misurato la serietà, la capacità, la professionalità, , la sincerità dell'agente, e solo allora decide di concedere la sua fiducia, fiducia che lo porta ad accettare senza troppi preamboli, le
proposte fatte dal l'agente, ad inserire nuovi prodotti e nuove
aziende, non perché ne ha necessità o ha deciso di cambiare fornitore, lo fa
solo perché ormai ha fiducia in quel venditore che non gli ha mai
dato bidoni e lo ha sempre consigliato al meglio.
A questo punto è sufficeinte un nonnulla, il solo aver presentato per seria una azienda che poi si è dimostrata poco corretta, fa sì che questa fiducia venga meno e l'agente perde quel feeling quella stima da parte del cliente che non riuscirà più a ricostruirlo con un danno notevole per lui ma anche per le altre aziende rappresentate.
A questo punto è sufficeinte un nonnulla, il solo aver presentato per seria una azienda che poi si è dimostrata poco corretta, fa sì che questa fiducia venga meno e l'agente perde quel feeling quella stima da parte del cliente che non riuscirà più a ricostruirlo con un danno notevole per lui ma anche per le altre aziende rappresentate.
Non
è più il tempo, se lo è mai stato, di prendere le aziende con il
solo scopo di cercare di recuperare il fatturato perso con le altre
aziende, occorre analizzare una serie di valori, di aspetti che
'possano rassicurarci sull'effettivo valore e convenienza della nuova azienda.
Spesso
il rimedio (prendere una nuova azienda per recuperare il fatturato)
se fatto con supericialità, è peggio del danno.
Non è certamente facile verificare da subito la convenienza della nuova azienda; uno degli aspetti più
importanti è rappresentato sicuramente dal numero degli agenti che
ha cambiato negli ultimi due tre anni. Un numero elevato, anche uno
l'anno, presuppone che qualche cosa non va, può dipendere dal
prodotto, oppure dal modo con cui l'azienda o il direttore commerciale tratta i dipendenti e forza vendita.;
un altro argomento di interesse è sicuramente costituito dal numero
dei clienti soddisfatti, dagli anni di presenza sul mercato, dal
fatturato, dallo stesso contratto.
Questi
sono tutti elementi da analizzare con attenzione prima di
intraprendere una nuova avventura.
Ricordiamo
che il venditore rappresenta il PRINCIPE
del mercato, non il Suddito.
Giovanni
Di Pietro
Come
valutare la nuova mandante..... Clicca QUI
giovedì 4 dicembre 2014
Conservare sempre gli Estratti Conto Provvigionali
![]() | |
| Fallimento |
Per non perdere il diritto al credito.
Il
fallimento od il concordato della mandante, comporta sempre l'onere
di dover dimostrare al giudice fallimentare, il proprio diritto alle
provvigioni ed alle eventuali indennità, con la presentazione di
corposa e probante documentazione.
Nei
rapporti di lunga durata10, 20,30 anni, accade sovente che a causa
di cambi del commercialista o traslochi , le fatture
provvigioni molto vecchie non si trovino piu'; ed addiritttura sono
molti i colleghi che non conservano gli e.c. provvigionali.
Molti
tribunali fallimentari, escludono dal credito sia privilegiato che
chirografario, quegli agenti che non di mostrino il diritto al
proprio credito con la presentazione degli estratti conto.
Esigete
pertanto l'invio degli estratti conto provvigionali, anche su carta
intestata o fogli con timbro della mandante, l'obbligo di invio degli estratti e previsto anche gli
Accordi Economici agli art. 6 comma 3 per il settore Commercio e art 7 comma 3
settore Industria.
Gianni Di Pietro
venerdì 7 novembre 2014
Rinnovato L' A.E.C. (accordo economico collettivo) Settore Industria
Considerazioni e Novità
Il 30 luglio scorso si è giunti alla firma per il rinnovo dell'Accordo Economico Collettivo del settore industriale. Si tratta dell'accordo economico più importante nell'ambito dell'agenzia in quanto interessa circa la metà degli agenti commerciali presenti sul territorio Italiano, ben 121.000 agenti su 256 mila . L'accordo è entrato in vigore il 1° settembre 2014, fatta eccezione per il sistema di calcolo della indennità meritocratica che andrà a regime dal 1 gennaio 2016.
Sono occorsi ben nove anni per giungere a questo traguardo, nove anni di tira e molla, di trattative estenuanti, di incontri intersindacali, di trattative interrotte, ma alla fine possiamo dire di essere giunti ad un buon risultato.
Il ruolo della contrattazione collettiva è quello di regolare il rapporto tra agente e mandante, integrando quegli aspetti legislativamente non normati, cercando di adottare soluzioni, ove consentito, più favorevoli per l'agente, anche per limitare il contenzioso; il che incontra notevoli difficoltà visti gli opposti interessi delle due categorie interessate.
Uno dei motivi principali che ha generato maggiore disaccordo è stato l'art.2, disposizione che permetteva alle mandanti la possibilità di variare la zona, le provvigioni e la clientela, fino al 20% del valore delle provvigioni annue; variazioni, queste, che potevano essere ripetute ogni 12 mesi.
Era evidente come le aziende potevano nell'arco di due-tre anni, in special modo per gli agenti monomandatari, ridurre l'entità delle provvigioni fino al 60%, mettendo l'agente nella condizione di recedere dal contratto con la relativa perdita di tutte le indennità, salvo il modesto Firr.
Con il nuovo accordo, finalmente tutto ciò è stato evitato. Le preponenti ora possono modificare insindacabilmente la zona, le provvigioni e la clientela, solo fino al 5% del valore annuo delle provvigioni; per tutto ciò che eccede tale percentuale necessita il benestare dell'agente, senza il quale il contratto si scioglie per volontà della mandante con l'onere per quest'ultima di dovere corrispondere tutte le indennità risolutorie.
La novità a favore dell'agente non finiscono qui:
-Variazioni unilaterali del contratto: è stato esteso il periodo in cui le variazioni di "lieve entità" possono essere considerate come unica variazione passando da 12 a 18 mesi per i plurimandatari ed a 24 mesi per i monomandatari.
- Variazione di media entità: riduzione della percentuale dal 20 al 15 %.
- Contratti a tempo determinato: in caso di rinnovi di rapporti a termine che prevedono lo stesso contenuto di attività (zona, prodotti, clienti), la casa mandante può stabilire un periodo di prova solo nel primo rapporto
- Addebito del campionario: può essere previsto esclusivamente per deterioramento.
- Rifiuto dell'ordine: il termine per la comunicazione della mancata accettazione è passato da 60 gg a 30 gg.
- Provvigioni dopo la cessazione: il diritto alle provvigioni per ordini successivi alla cessazione del rapporto è stato portato da 120 gg a 180 gg.
- Ritardo nel pagamento delle provvigioni: anche per il ritardo nel pagamento delle provvigioni è oggi prevista l'applicazione degli interessi secondo il dettato del D.lgs 231/2002
- Pensionamento: è stato introdotto il diritto alle indennità anche a seguito del conseguimento della pensione anticipata Enasarco, nonché al conseguimento della pensione INPS, sia di vecchiaia e sia anticipata.
- Gravidanza o Adozione: esteso da 8 a 12 mesi il periodo di sospensione del mandato senza la possibilità per l'azienda di poter recedere.
- Indennità Meritocratica: è variato completamente il sistema di calcolo dell'indennità; tuttavia le nuove disposizioni sull'indennità meritocratica non si applicheranno, fino al 31/12/2015, ai contratti già in corso di esecuzione stipulati prima del 1/1/2014.
Dal 1° gennaio 2016 le nuove disposizioni si applicheranno a tali contratti, a condizione che essi rimangano in vigore per almeno 5 trimestri decorrenti dal 1/1/2016.
Per i contratti in essere alla data della stipula dell'AEC e che cesseranno prima di tale temine, continueranno ad applicarsi le regole previste dall'AEC 2002.
Su questo ultimo punto sono da rendere alcune osservazioni.
L'A.E.C. del 2002 prevedeva un sistema di calcolo per ottenere il riconoscimento dell'indennità meritocratica che, in alcuni casi, rendeva un risultato di poche decine di euro; il sistema era stato ritenuto dalla giurisprudenza non in linea con il dettato europeo e con il codice civile.
Il nuovo metodo di calcolo, sviluppato da Confindustria, ha cercato di adeguarsi ai suggerimenti di cui alla Relazione del 1996 della Commissione Europea, ma non sembra esserci riuscito tenuto conto che il nuovo metodo di calcolo risulta notevolmente più complesso e solo in alcuni rarissimi casi porta a riconosce all'agente un riconoscimento indennitario economicamente apprezzabile.
Pertanto anche il nuovo metodo di calcolo non rispetta appieno i parametri della norma europea e del codice civile. Infatti, il nuovo A.E.C, come il precedente, non prevede il diritto all'indennità sulla nuova clientela apportata dall'agente o sulla clientela notevolmente incrementata, ma solo sull'incremento del fatturato, parametro questo di difficile quantificazione anche in considerazione delle variazioni di prodotti, di zona e di provvigioni che solitamente si verificano nel corso del rapporto, specialmente in quelli di significativa durata.
Sicuramente si è fatto un notevole passo in avanti, che negli anni a venire potrà essere oggetto di ulteriori miglioramenti anche derivanti dalle decisioni giurisprudenziali che ne deriveranno. Si può comunque restare più che soddisfatti in quanto le novità introdotte hanno consentito di ottenere modifiche migliorative, soprattutto a tutela dei diritti degli agenti, risultando l'aspetto economico indennitario non totalmente soddisfacente. Su tale questione ha avuto la sua rilevante incidenza la crisi economica che ha depauperato la liquidità delle aziende, con il rischio di lasciare aperte nel tempo le trattative senza giungere ad alcuna conclusione così lasciando ancora in piedi il precedente A.E.C decisamente più sfavorevole, nel suo complesso, per gli agenti. Di più era impossibile ottenere dalle controparti le quali, ovviamente, volevano anche preservare le loro posizioni.
Complessivamente è indubbio che con la sottoscrizione dell'ultimo accordo, la categoria degli agenti ha ottenuto maggiori garanzie, migliore tutela, ulteriori diritti.
L'attuale A.E.C. sicuramente è da considerare il miglior accordo sottoscritto dal 1976 ad oggi.
Occorre però ricordare come le garanzie ed i diritti devono essere fatti valere in primis dall'interessato, ossia dall'agente; è bene tenere presente che gli AA.EE.CC. sono di natura "privatistica", non hanno valore per tutti gli agenti ma esclusivamente, come prevede la costituzione italiana, solo per i soggetti che aderiscono alle organizzazioni firmatarie degli accordi stessi, ovvero che il mandato sottoscritto richiami espressamente gli AA.EE.CC., in caso contrario si applicheranno esclusivamente le norme codicistiche.
Giovanni Di Pietro
Vice presidente Nazionale Usarci
giovedì 11 settembre 2014
Indennità di Fine Rapporto ex 1751 c.c.
(indennità europea)
Non è necessario dimostrare il perdurare dei sostanziali vantaggi in Capo Alla Mandante dopo la cessazione del rapporto.
Il
Codice Civile all'art. 1751 c.c. stabilisce i requisiti per il
diritto all'ottenimento dell'indennità di cessazione rapporto
(comunemente chiamata " Indennità Europea " che come
previsto dallo stesso articolo può essere uguale ad un anno di
provvigioni sulla media degli ultimi cinque o frazione di esso.
Per
avere diritto a questa indennità lo stesso codice prevede che
devono ricorrere determinati requisiti:
1)
aver apportato nuovi clienti o aver sviluppato il fatturato con i
clienti esistenti
2)
che la mandante riceva ancora sostanziali vantaggi dal lavoro svolto
dall'agente.
Sembrerebbe
una bazzecola ma, poiché è l'agente ad avere l'onere di provare e
dimostrare sia di aver procurato nuovi clienti sia di aver
sviluppato notevolmente il fatturato con i clienti esistenti, se non
si hanno dati certi iniziali forniti dalla mandante, diventa arduo
dimostrarlo ed il ricorso alla giustizia viene vanificato.
Ancora
più difficile è la dimostrazione del perdurare dei sostanziali
vantaggi in capo alla mandante, sia quando questa cessa l'attività
per propria volontà, liquidazione, cessione del ramo d'azienda, sia
quando l'agente non ha più rapporti con i clienti preesistenti.
Giovanni Di Pietro
Giovanni Di Pietro
In merito si propone una nota dell'Avv. Mauro Maria Marzoli, Legale del Sindacato Agenti Usarci-Larac Abruzzo e Molise nonché componente del Centro Giuridico Usarci
A nostro modesto avviso infatti il perdurare dei vantaggi per la preponente costituisce, a ben vedere, una consequenzialità che potrebbe definirsi quasi virtuale, nel senso che la “dote” lasciata deve essere potenzialmente in grado di ottenere il raggiungimento del suddetto fine, non potendosi certamente consentire il diniego dell’indennità a seguito di successive politiche commerciali della mandante, ovvero dell’abbandono della zona, ovvero ancora della scelta di altro agente non idoneo, ecc. ecc., che abbiano portato a deprimere un mercato che era stato lasciato dall’agente dismesso più che florido.
E’
vero che l’art. 1751 c.c.
richiede
il perdurare dei sostanziali vantaggi in capo alla ex mandante
derivanti dagli affari con tali clienti, ma è un concetto questo che
merita qualche istante di attenzione al fine di rendere corretta la
sua interpretazione ed applicazione. Va innanzitutto evidenziato che
il legislatore, nel riformulare i contenuti della norma civilistica
in esame, al fine di adeguarla ai precetti della Direttiva europea n.
86/653/CEE, ha sicuramente mostrato poco impegno essendosi limitato a
trasfondere pedissequamente al suo interno, per quel che qui
interessa, la prima linea del comma 2 lett. a) dell’art. 17 della
Direttiva. Ora nulla quaestio in merito al concetto di acquisizione
di nuovi clienti che, non prevedendo un numero minimo e attesa la
forma al plurale utilizzata, consente l’avveramento della
condizione anche in presenza di due soli nuovi clienti. Del pari, la
valutazione da rendere sull’incremento dei fatturati, non
ricondotta a percentuali predeterminate, assume rilevanza solo
nell’ipotesi in cui risulti sensibile, aggettivo qualificativo
questo che, seppur rimesso a giudizi soggettivi, consente in ogni
caso apprezzabili margini di obiettiva condivisione.
Il problema sorge invece
per individuare i contenuti dell’ulteriore elemento relativo al
perdurare dei sostanziali vantaggi per la ex mandante derivanti dagli
affari riconducibili a quel parco clienti frutto dell’attività
dell’agente e da questi incrementato.
In argomento la
giurisprudenza non ha ancora delineato in cosa esattamente consista
il perdurare dei sostanziali vantaggi essendosi in pratica limitata a
riconoscerlo ovvero a negarlo per postulato, a volte valutando la
conservazione dei clienti in epoca successiva alla cessazione del
rapporto.
Trattasi, a sommesso
parere di chi scrive, di una soluzione non corretta perché consente
di introdurre numerose ed indefinite variabili, rimesse a soggettivi
apprezzamenti che rendono estremamente aleatorio il concreto concetto
da applicare, ma soprattutto perché l’indennità matura al momento
della cessazione del rapporto.
A tale data quindi deve
cristallizzarsi la disamina degli elementi da prendere in
considerazione, ossia accertare se al termine del rapporto
sussisteva, rispetto al suo inizio, un sensibile incremento dei
fatturati e/o l'acquisizione di nuovi clienti. La presenza di uno o
di entrambi tali risultati, espressione di una clientela attiva,
costituisce di per sé il perdurare dei sostanziali vantaggi per la
preponente.
Spostare tale disamina
in epoca successiva all'estinzione del mandato non appare possibile
in quanto lascerebbe innanzitutto indefinito il termine finale entro
il quale andrebbe condotta. Inoltre, anche nell’ipotesi in cui
dovesse presentarsi, ad esempio dopo sei mesi, un anno o due dalla
cessazione del rapporto, una perdita di clientela, ben potrebbe tale
situazione essere riconducibile alla scelta di un nuovo agente non
altrettanto capace, ovvero a contingenti situazioni di mercato,
ovvero a scelte commerciali errate, ovvero alla presenza di altra e
nuova azienda che tratta prodotti similari e maggiormente
concorrenziali, ovvero ancora all’abbandono della zona da parte
della ex mandante, ecc. ecc. Ecco quindi che la valutazione sui
risultati ottenuti dall’agente deve temporalmente arrestarsi al
momento della cessazione del rapporto quando, accertata la
sussistenza dei suoi presupposti (sensibile incremento dei fatturati o l'acquisizione di nuovi clienti), matura il diritto all'indennità
in questione. Diversamente l'intento premiale che la norma si
prefigge potrebbe essere vanificato da situazioni successive che,
benché oggettivamente presenti e formalmente idonee a negare il
perdurare dei vantaggi per la mandante, non sarebbero in alcun modo
riconducibili all’agente dismesso, se non addirittura imputabili a
fatto e colpa della prima.
In ogni caso ed anche a
voler tutto concedere, resterebbe sempre onere della preponente
dimostrare sia il venir meno di tali vantaggi e sia la riferibilità
di tale negativo evento a comportamenti assunti dall’ex agente
successivamente all’estinzione del rapporto.
D’altronde
non è chi non veda come l’agente possa onerarsi di siffatta prova.
Il perdurare o meno dei vantaggi infatti è circostanza nota soltanto
alla ex preponente, non potendo più avere l’ex agente cognizione
del fatturato nella zona oggetto del cessato mandato, così restando
a carico della prima l’obbligo di dedurre la perdita dei vantaggi
formulando idonee richieste istruttorie per dimostrare la fondatezza
dell’assunto, come d’altronde il Supremo Collegio ha precisato:
“Poiché
l'indennità di cessazione del rapporto di agenzia compensa l'agente
per l'incremento patrimoniale che la sua attività reca al preponente
sviluppando l'avviamento dell'impresa, tale condizione deve ritenersi
sussistente, ed è quindi dovuta l'indennità, allorquando i
contratti conclusi dall'agente siano contratti di durata, in quanto
lo sviluppo dell'avviamento e la protrazione dei vantaggi per il
preponente, anche dopo la cessazione del rapporto di agenzia, sono
"in re ipsa ", mentre resta irrilevante la circostanza che
i vantaggi derivanti dai contratti in questione non possano essere
ricevuti dal preponente per suo fatto volontario (nella specie,
consistente nella deliberazione di porre in liquidazione la società)
(Cass. civ. sez. lav., 26/6/2002, n. 9317, Gambassi C. Soc. Auges Sim
promozione fin. e Assicur. in liquid., in Giust. civ. Mass. 2002,
1099)”.
La
massima, pur riferendosi a contratti di durata conclusi dall’agente
(la fattispecie esaminata dal Supremo Collegio riguardava soltanto
tale tipologia contrattuale), esprime un principio di diritto
riconducibile a tutti gli affari comunque conclusi, come si rinviene
dall’esame della motivazione ove appunto l’incremento dei
fatturati e/o della clientela, quali presupposti per il
riconoscimento dell’indennità di cui all’art. 1751 c.c., vengono
riconosciuti sussistenti sulla scorta delle provvigioni maturate nel
corso del rapporto, senza distinzione sulla tipologia dei contratti
conclusi dall’agente nel corso del rapporto.
Avv. Mauro Maria Marzoli
Foro di Pescara
Centro giuridico Usarci
venerdì 25 luglio 2014
LA SINDROME DEL PRIMO DELLA CLASSE
DEDICATO A CHI CI SI RICONOSCE
Questo desiderio di primeggiare può spingerti a dare
il meglio di te in ogni situazione, ma
nasconde un "lato oscuro", il mancato ragionamento che
potrei definire "neurolinguistico" che risponde alla ben
nota domanda "migliore rispetto a chi?"
Ma
cosa si nasconde sotto questa sindrome?
Molto spesso a soffrirne non
sono veramente i primi della classe, i più bravi, ma quelli che
avendo dei limiti, non essendo apprezzati dalla maggioranza,
devono convincere prima se stessi e conseguentemente gli altri,
di essere i più bravi, sono alla continua ricerca di Titoli, di Diplomi, hanno il bisogno di essere chiamati Dottori.
Non
accettano confronti, non si rendono conto che vi è sempre
qualcuno più bravo nel mondo reale, non si rendono conto che
immaginare di essere bravi senza la necessità di dover primeggiare,
senza il bisogno ossessivo di essere il primo, permetterebbe di fare
le stesse cose con meno ansia più serenità e meno sensi di colpa .
Sono
gli altri che devono ritenerti migliore, altrimenti appari come
presuntuoso, arrogante, borioso e di solito il seguito è
costituito da personaggi banali o da personaggi che
volendo arrivare a determinati traguardi senza mettersi in mostra, sfrutta l'illogicità del Primo Della Classe
usandolo come
testuggine per raggiungere arcani traguardi.
Ciò
rientra negli errori neuro linguistici e sarebbe sufficiente capire
come funziona il linguaggio per smontarli; ma sotto tali
comportamenti vi è quella smania di successo e quella costante paura
che altri ci precludano qualche cosa.
Tutto
ciò si pone in maniera peggiore quando si fa parte di un gruppo o di
una associazione, lo scopo è quello di " produrre insieme ” per il
bene comune. quindi non dobbiamo primeggiare, né prendere il
“potere” e trattare i nostri compagni come “bassa manovalanza”,
I
veri primi della classe non hanno nulla da dimostrare,
lo sono e
basta e tutti lo sanno.
mercoledì 23 luglio 2014
RIECCOCI
10 MESI DI INATTIVITA' PER PROBLEMI TECNICI, FINALMENTE TORNATI VISIBILI
A GIORNI I NUOVI POST SU UNA NUOVA PIATTAFORMA.
A GIORNI I NUOVI POST SU UNA NUOVA PIATTAFORMA.
giovedì 24 ottobre 2013
CREIAMO UN NUOVO SINDACATO DEGLI AGENTI DI COMMERCIO
Il
guaio di questo paese è il proliferare di movimenti, partiti, sindacati,
ognuno conta mille, duemila , tremila iscritti, tutti incazzati, tutti
convinti di poter cambiare il mondo, ma poi è il mondo che cambia NOI.
Ognuno di noi ha la ricetta giusta per fare questo o quello, ma poi
oltre la ricetta occorrono gli ingredienti, e poi occorre la cucina, ed intanto le controparti godono.
Le controparti dovrebbero insegnarci qualche cosa, tutte le aziende
industriali, aderiscono alla confindustria, quelle commerciali alla
confcomemrcio e quelle artigianali alla confartigianato, e fanno anche
gruppo quando si tratta di tutelare i loro interessi, loro non si
frammentano, non si dividono.
Al contrario, noi agenti abbiamo una
pletora di sindacati, non ne conosciamo i programmi, gli scopi, i
principi, l'appartenenza politica o sindacale, ma li critichiamo,
"
non fanno nulla per tutelarci " ma noi "agenti", cosa abbiamo fatto in
tutti questi anni per cercare di tutelarci ? nulla, siamo vissuti a
rimorchio, tanto le cose andavano bene.
Ora che la crisi ci
attanaglia, ci massacra, allora pensiamo che dobbiamo difenderci, e
vogliamo creare un gruppo, una nuova associazione, l'ennesima di
200/300/1000 iscritti, senza forza, senza conoscenze, con l'unico
intento di arrivare ad una meta ma senza conoscerne il percorso e
vanificare cosi' l'ennesimo tentativo.
Oltre ai sette canonici
sindacati ufficiali degli agenti di commercio, di cui solo due/tre hanno
una certa rappresentatività, vi sono ben altre 5 sigle sindacali,
chiamerei PADRONALI, che servono solo PER DISPERDERE SEMPRE PIU' LE
NOSTRE FORZE A VANTAGGIO DELLE CONTROPARTI.
SE VUOI VERAMENTE
CAMBIARE , LO DEVI FARE ALL'INTERNO, CONFRONTANDOTI, SE NECESSARIO ANCHE
SCONTRANDOTI CON CHI HA IDEE DIVERSE.
I LATINI DICEVANO: "DIVIDI ET IMPERA"
DIVIDI I TUOI NEMICI COSI' PUOI COMANDARLI A TUO PIACIMENTO.
E NOI ???
Gianni Di Pietro
mercoledì 16 ottobre 2013
Formazione e Politica Sindacale degli Agenti di Commercio
Intervista de "IL CENTRO" al Vice Presidente Nazionale Usarci Giovanni Di Pietro il quale si sofferma su due aspetti fondanti
La formazione certificata degli
agenti commerciali ha avuto il suo inizio, in Abruzzo, proprio con il
sindacato Usarci-larac di Pescara, tra i primissimi in Italia. Il
primo corso di Certificazione agente di qualità DT 58, sotto il
controllo dell'Istituto CERTIQUALITY, accreditato ad ACCREDIA, Ente
Italiano di Accreditamento alle certificazioni riconosciuto
dallo Stato Italiano, risale infatti, al 2009. Un merito che va
ascritto anche alla lungimiranza e alla preparazione del Dott.
Ottavio Baia.
Tali iniziative devono ovviamente
andare a braccetto con argomenti ancora più ampi che investono il
settore. Giovanni Di Pietro, Vice Presidente Nazionale Usarci con
delega alle politiche del lavoro ed alla formazione, al proposito, fa
un po’ il punto sulla situazione.
“ E' impellente il
rinnovo degli A.E.C. del settore industriale scaduto ormai dal 2005 e
non ancora rinnovato, “ comincia Di Pietro,”oltre a
quello del settore commercio scaduto lo scorso anno. Il nuovo
direttivo nazionale si è prefissato alcuni traguardi ambiziosi”.
“L'agente di commercio”, prosegue il vicepresidente
nazionale,” pur avendo una serie di tutele legislative è
contrattuali è alla mercè del mercato ma, spesso, anche a quello
delle mandanti che possono revocare il mandato in qualsiasi momento e
senza alcun motivo. Quando ciò avviene in età avanzata, 50
anni e più e ci si trova oltretutto nella condizione di
monomandatari, è difficilissimo ricollocarsi sul mercato e trovare
in tempi brevi una nuova mandante. Per sostenere l'agente che venisse
a trovarsi in difficoltà, si sta studiando un sistema del tipo "
cassa integrazione" che potremmo chiamare F.I.S. (fondo
integrativo straordinario)” .
“Questo fondo”,
prosegue Di Pietro,” potrebbe essere gestito dall'ENASARCO o
dall'INPS, con versamenti fatti trattenendo dalle provvigioni una
minima percentuale intorno allo 02-04 % così da creare un un fondo
da utilizzare in casi particolari e di grave crisi come l'attuale”.
Vi è poi da affrontare un altro
aspetto tutt’altro che trascurabile. “ La limitazione del
contratto di monomandato,” chiarisce il dirigente Usarci, anche
questo ”rientra tra i traguardi della federazione, le aziende si
servono troppo spesso di questa forma contrattuale per costringere
l'agente a lavorare solo per loro, ma non offrendo un compenso
adeguato. La limitazione potrebbe avvenire agendo su più fronti,
innalzando ancora i massimali Enasarco, oppure riconoscendo delle
indennità più alte, oppure ritenendo monomandatari quegli agenti
che, pur avendo un contatto da pluri, in realtà svolgono il lavoro
solo per una azienda;non ultimo puntare all'esclusione della
tentata vendita dal rapporto di agenzia ”. Per concludere non
bisogna trascurare l’aspetto relativo alle indennità di fine
rapporto.” Gli accordi economici”,conclude Di Pietro,”
prevedono indennizzi che costituiscono un minimo liquidabile, con
importi irrisori in special modo quando il rapporto è di breve
durata. E’ necessario, pertanto, equiparare le indennità a quelle
previste dalla normativa europea come negli altri Paesi”.Ma per
attuare ciò è necessaria una crescita del sindacato insieme a le
unità locali, proprio in questa ottica, e per tornare al concetto
di formazione, è stato varato un piano di preparazione quadri
sindacali, piano che vedrà coinvolto il centro giuridico ed il
centro tributario USARCI, due istituti che rappresentano il fiore
all' occhiello della nostra associazione, per competenze preparazione
e servizi , che fornirà maggiore professionalità ai futuri
dirigenti locali e nazionali.
mercoledì 9 ottobre 2013
L'ATTIVITA' DI INCASSO
La forma e la prova del conferimento all'agente dell'incarico di riscossione
Posto che lo svolgimento da parte
dell'agente dell’attività di incasso per conto della preponente dei
corrispettivi dovuti dai clienti non costituisce un elemento essenziale o
naturale del contratto di agenzia, ma soltanto un compito ulteriore che
le parti possono pattuire in tale contratto, di regola deve essere
escluso il diritto ad un compenso per la suddetta attività di incasso in
caso di assenza di una clausola contrattuale che attribuisce
espressamente un incarico di riscossione.
Tuttavia l'art. 1744 c.c. non prevede una forma particolare per la concessione della facoltà di riscossione, ma stabilisce soltanto che ove la stessa sia stata attribuita all'agente "egli non può concedere sconti o dilazioni senza speciale autorizzazione".
Sul tema in questione si è recentemente pronunciata la Cassazione con una sentenza del 16/9/2013, stabilendo che l'attribuzione di un incarico di riscossione può essere concessa in qualunque forma e provata nei modi ordinali, anche per presunzioni, come ad esempio dal comportamento costante delle parti.
In particolare la Cassazione ha ritenuto che spetta all’agente un compenso per l’attività di incasso svolta, nonostante nel contratto di agenzia manchi una clausola che attribuisca espressamente all’agente la facoltà di incassare denaro per conto della preponente, qualora lo stesso agente abbia esercitato costantemente tale facoltà e la preponente abbia prestato tacito consenso.
Ritengo che la sentenza della Cassazione sopra menzionata sia importante per gli agenti, in quanto essi potranno provare a richiedere alla preponente il pagamento di un compenso aggiuntivo per l'attività di incasso in concreto svolta con il consenso della stessa preponente, anche quando il contratto di agenzia non contiene una clausola che attribuisce espressamente tale incarico all'agente.
Avv. Alberto Trapani
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